Lotta alla povertà. Gori: “No alla riforma della riforma del Rei”

Parla il coordinatore scientifico dell'Alleanza contro la povertà: "La differenza principale è il target. Il Rei, quando andrà a regime dal 1° luglio, arriverà a coprire la metà dei poveri assoluti, circa 2,5 milioni. La nostra proposta, il Reis, si propone di raggiungere tutti i poveri assoluti, il 7,9% della popolazione. Il reddito di cittadinanza, invece, si rivolge sia a chi è in condizione di povertà assoluta sia a chi è a rischio di povertà e così ampia la platea dei destinatari fino al 19% del totale"

La lotta alla povertà dovrebbe essere tenuta al riparo dallo scontro politico. E se tutti sono sostanzialmente d’accordo sulla necessità di dare una risposta adeguata a coloro che sono in povertà assoluta, allora che si faccia insieme almeno questa prima tappa del percorso. E’ quanto sostiene Cristiano Gori, docente di politica sociale all’università di Trento e coordinatore scientifico dell’Alleanza contro la povertà, che è nata – così come la proposta del Reddito d’inclusione sociale (Reis) – proprio da una sua intuizione. Con lui parliamo dell’attuazione del Reddito d’inclusione (Rei) – la misura varata dal governo Gentiloni e al Reis ispirata – e delle altre proposte in campo, a partire da quella decisamente più nota, il reddito di cittadinanza proposto dal M5S.

Professore, si è parlato e si parla tanto del reddito di cittadinanza, ma molto poco di una misura che già esiste e dal primo gennaio è entrata in fase operativa, il Rei. A quanto le risulta, come stanno andando questi primi mesi di attuazione?
E’ una fase impegnativa e complicata, ma questo ce lo aspettavamo. Uno dei vantaggi dell’essere passati da una misura sperimentale a una strutturale è proprio la possibilità di apportare dei miglioramenti nel tempo.

Proprio perché l’attuazione del Rei è così difficile, i territori hanno bisogno di un ambiente stabile e non che arrivi qualcuno a dire che occorre cambiare tutto. Il che non significa non toccare nulla e non correggere il tiro laddove sia necessario: alcuni miglioramenti possibili stanno già emergendo.

Ciò che va evitato, come l’Alleanza ha già detto prima delle elezioni rivolgendosi a chiunque fosse andato al governo, è la tentazione della riforma della riforma, magari soltanto per marcare una presenza e una discontinuità.

Quando saranno disponibili i primi dati sull’attuazione del Rei?
Ministero del lavoro e Inps forniranno su base trimestrale almeno i dati sul numero di domande. Nel mese di aprile dovrebbero arrivare i primi.

Quali sono le principali differenze tra tra il reddito d’inclusione e il reddito di cittadinanza così come proposto dal M5S?
La differenza principale è il target. Il Rei, quando andrà a regime dal 1° luglio, arriverà a coprire la metà dei poveri assoluti, circa 2,5 milioni. La nostra proposta, il Reis, si propone di raggiungere tutti i poveri assoluti, il 7,9% della popolazione. Il reddito di cittadinanza, invece, si rivolge sia a chi è in condizione di povertà assoluta sia a chi è a rischio di povertà e così ampia la platea dei destinatari fino al 19% del totale.

Che margini di convergenza ci sono tra questi percorsi?
Tutti – compreso per certi versi il reddito di dignità proposto dal centro-destra – convergono su un punto fondamentale:

la necessità di dare una risposta adeguata alla povertà assoluta.

Allora noi diciamo: fatelo! Come Alleanza siamo un’associazione di scopo per contribuire alle politiche contro la povertà assoluta e pensiamo che questo dovrebbe essere un campo sottratto allo scontro politico. Sulle risposte da dare a chi è a rischio di povertà si discute. Alcuni dicono che sarebbero necessari strumenti diversi, per esempio sul piano delle politiche per il lavoro.

E lei, come studioso di politiche sociali, che cosa pensa in proposito?
Penso che bisognerebbe fare un ragionamento separato. Ma intanto se si concorda sulla necessità di arrivare a coprire tutti i poveri assoluti e di incrementare gli importi del contributo economico, allora dico: facciamo insieme questo primo pezzo del percorso. La mia preoccupazione è che adesso ci si fermi a discutere su come dare tutto a tutti e poi tra un anno ci si accorga che non si è riusciti a raggiungere neanche tutti coloro che sono in povertà assoluta.

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