Pomodoro, etichette chiare per i derivati: l’oro rosso vale migliaia di posti di lavoro e miliardi di euro

Le nuove regole riguardano i derivati del pomodoro come conserve e concentrato, oltre che sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. C’è ovviamente tempo per smaltire le confezioni che hanno ancora le vecchie indicazioni

La pummarola nostrana vale 3,3 miliardi di euro. Oltre alla protezione del buon nome dell’agroalimentare nazionale, l’etichetta con l’indicazione dell’origine dei derivati del pomodoro – appena resa obbligatoria -, ha una buona ragione di esistere.
Quella del pomodoro italiano e della sua protezione, è poi la storia esemplare per capire quanto valga l’agroalimentare del nostro Paese e quanto debba essere protetto. Non solo questione di immagine, ma soprattutto di occupazione.

Il provvedimento che obbliga alle etichette chiare anche tutti i derivati del pomodoro è entrato in vigore questa settimana.

Le indicazioni sono tutto sommato semplici e simili a quelle di altri prodotti come quelli lattiero-caseari, la pasta e il riso. In etichetta ci deve essere chiaramente scritto il Paese dal quale arriva la materia prima e quello nel quale la stessa viene trasformata. Se poi queste operazioni avvengono in più Paesi, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi Ue, Paesi Non Ue, Paesi Ue e Non Ue. Le nuove regole riguardano i derivati del pomodoro come conserve e concentrato, oltre che sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. C’è ovviamente tempo per smaltire le confezioni che hanno ancora le vecchie indicazioni.
Quanto ormai è legge, ha comunque fatto esultare i produttori e anche gli industriali. Schieramento agroalimentare – per un volta – compatto, dunque. Che ha serrato le fila per difendere un prodotto che non è solo alfiere del buon mangiare italiano, ma, come si è accennato, significa moltissimo dal punto di vista economico e occupazionale.
Il settore della trasformazione del pomodoro è infatti l’esempio perfetto per far capire il valore della filiera agroalimentare.

Il patrimonio protetto dalle nuove etichette è pari ad oltre 5 miliardi di chili di prodotto. Il settore – come ha spiegato Coldiretti -, è diffuso lungo tutta la penisola su circa 72.000 ettari coltivati da 8mila imprenditori agricoli e destinati a 120 industrie di trasformazione in cui trovano lavoro in Italia ben 10mila persone.

Industria agroalimentare tipica del Paese, quella dei derivati del pomodoro ha a che fare con una concorrenza spietata e necessita di una grande trasparenza. “Dall’estero – rileva infatti sempre la Coldiretti – sono arrivati nel 2017 ben 170 milioni di chili di derivati di pomodoro che rappresentano circa il 25% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco. Un fiume di prodotto che per oltre 1/3 arriva dagli Stati Uniti e per oltre 1/5 dalla Cina e che – denuncia la Coldiretti – dalle navi sbarca in fusti da 200 chili di peso di concentrato da rilavorare e confezionare”. Proprio il prodotto che fino a pochi giorni fa poteva essere “spacciato” come tutto italiano. Con evidente danno per il settore nazionale, visto che proprio il pomodoro è alla base della dieta nazionale.

Da qui la soddisfazione del Ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina, che ha spiegato:
“Andiamo avanti sulla strada della trasparenza in etichetta e della qualità soprattutto in una filiera strategica come quella del pomodoro”. Da qui anche le

dichiarazioni positive dei coltivatori diretti e della cooperazione così come dell’industria.

“Finalmente sarà possibile fare scelte di acquisto consapevoli e decidere se acquistare prodotti che arrivano da migliaia di chilometri di distanza spesso senza garantire gli standard di sicurezza europei oppure pomodori Made in Italy per sostenere l’economia e il lavoro sul territorio nazionale”, ha commentato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Mentre Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia e di Confcooperative, ha aggiunto: “Noi siamo favorevoli ad andare oltre quanto stabilito nel decreto, obbligandole imprese a indicare la provenienza della materia prima anche nei casi in cui la componente pomodoro incida per una percentuale inferiore al 50%, come è attualmente previsto nel testo”. “Confidiamo che la pubblicazione del Decreto sull’etichettatura obbligatoria di origine dei derivati del pomodoro possa porre un argine alle speculazioni sterili e strumentali che la nostra industria ha subito e continua a subire e garantire al consumatore la massima trasparenza”, ha detto invece Antonio Ferraioli, presidente di Anicav (l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali).
Tutti contenti, dunque. Adesso occorre però sorvegliare che quanto stabilito venga davvero attuato dappertutto.

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