Figli di genitori separati: i Gruppi di Parola, un aiuto per nominare le paure e fronteggiare le difficoltà

L'iniziativa è promossa dall’Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, in collaborazione con l’Università Cattolica e l’Istituto Toniolo. Partito lo scorso 9 novembre con il primo ciclo di incontri ospitati dal Consultorio familiare dell’Università Cattolica, il progetto intende “valorizzare l’esperienza della condivisione delle emozioni come strumento di confronto ed elaborazione dei vissuti tra i bambini e i ragazzi coinvolti negli eventi di separazione o divorzio che coinvolgono i loro genitori”

“Confuso, spezzato, agitato, sorpreso, stanco, triste, separazione, pianto, litigare, urla, rabbia”. Sono alcune delle parole ricorrenti che usano i bambini e ragazzi, figli di genitori che si separano. Per loro, che spesso sono tirati in ballo dai genitori in conflitto, c’è il progetto “Gruppi di Parola (GdP), una risorsa per i figli dei genitori separati”, promosso dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Toniolo di studi superiori. Partito lo scorso 9 novembre con il primo ciclo di incontri ospitati dal Consultorio familiare dell’Università Cattolica di Roma, il progetto intende “valorizzare l’esperienza della condivisione delle emozioni come strumento di confronto ed elaborazione dei vissuti tra i bambini e i ragazzi coinvolti negli eventi di separazione o divorzio che coinvolgono i loro genitori”.

Soggetti vulnerabili. “I bambini e i ragazzi coinvolti in una separazione sono vulnerabili perché devono ridefinire l’assetto familiare, ma non hanno interlocutori di riferimento, essendo i genitori in conflitto tra di loro”, evidenzia la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, per la quale è importante che “i bambini e i ragazzi mantengano l’idea di famiglia”. Albano ricorda che “in Italia sono in aumento le separazioni, ma nel nostro Paese non esiste una misura a favore di questa particolare categoria di minorenni vulnerabili”. I GdP, prosegue la garante, “sono un’esperienza bella che stiamo sostenendo, ma dovrebbe avere carattere di gratuità in modo da consentire l’accesso a tutte le situazioni familiari, anche a quelle meno abbienti”. Per questo, dovrebbero diventare “una misura strutturale in un Piano nazionale”. Albano annuncia anche una

“Carta dei diritti dei bambini nella separazione”,

i cui principi fondanti “saranno ispirati alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. “Sarà – spiega la garante al Sir – uno strumento a disposizione degli operatori: avvocati, magistrati, servizi sociali. Il diritto del bambino è quello di conservare relazioni familiari, pur nel mutato assetto, perché non si cessa mai di essere genitori”.

“Abbiamo cura e aiutiamo ad avere cura”. Con questo slogan Paola Cavatorta, direttore del Consultorio familiare dell’Università Cattolica a Roma e responsabile scientifico del progetto, sintetizza il senso dell’attività del Consultorio: “Nel 2017 su 1.000 persone che hanno usufruito dei nostri servizi il 65% ci ha chiesto un sostegno e di questi il 70% riguardava separazioni”. Cavatorta chiarisce il funzionamento dei GdP: “Sono interventi brevi, destinati a bambini (6-12 anni) e adolescenti (13-17 anni) con genitori separati o divorziati. È un’esperienza di gruppo – articolata in quattro incontri di due ore ciascuno, a cadenza settimanale – in cui i bambini e i ragazzi possono parlare, condividere pensieri ed emozioni, attraverso il gioco, il disegno e altre attività, con l’aiuto di professionisti specializzati. Il GdP aiuta a esprimere i vissuti, a porre domande, a nominare le paure rispetto alla separazione, a trovare modi per dialogare con i genitori e per fronteggiare le difficoltà legate ai cambiamenti familiari. Il GdP coinvolge anche i genitori: dalla fase di informazione e autorizzazione per i figli alla partecipazione all’incontro conclusivo del gruppo, fino al colloquio di approfondimento realizzato a distanza di un mese. I ragazzi scrivono anche una lettera collettiva ai genitori in cui mettono a nudo le loro difficoltà e aspettative”. Un primo obiettivo dei promotori del progetto è la realizzazione di 7 GdP: 4 a Roma, 2 a Milano e 1 a Napoli, tutti gratuiti, associati alla somministrazione di un questionario – appositamente predisposto – per valutare il GdP dal punto di vista dei figli partecipanti e dei genitori. Alcuni GdP si sono già svolti, altri sono in corso e gli ultimi saranno realizzati a maggio a Milano e Roma. “Abbiamo già riscontri positivi – dichiara la direttrice del Consultorio -: i genitori si sono accorti che i figli che partecipano hanno acquisito la capacità e il coraggio di dialogare”.

Ci sono alcune preoccupazioni costanti nelle lettere scritte dai figli. Ne parla Costanza Marzotto, responsabile della formazione del Centro di Ateneo studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano e conduttrice di GdP presso il Servizio di psicologia clinica per la coppia e la famiglia della sede milanese dell’Ateneo, citando i risultati di una ricerca su 20 gruppi: “L’affetto e il voler bene, il disagio emotivo per la separazione, il bisogno di informazione, il posto dei bambini nella separazione, i litigi dei genitori, i nuovi compagni, la fantasia di riconciliazione, aspetti positivi, come festeggiare due volte Natale e il compleanno”. Così come sono ricorrenti alcuni bisogni, che vanno, per i bambini dai 6 agli 8 anni, “dall’essere stufi di sentir litigare al senso di vuoto perché manca il papà o la mamma e al non voler incontrare il nuovo partner del genitore”. Per la fascia di età dagli 8 ai 12 anni emergono “il desiderio di chiarezza, il senso di colpa, la speranza di una riconciliazione”.

Comuni a tutte le età “la paura di essere un figlio di serie b, il dubbio su come chiamare i nuovi figli del papà, l’incubo della povertà”.

I GdP, sottolinea Marzotto, danno la parola al figlio, ma poi raggiungono tutta la famiglia. “Il dare parola a un membro, da una parte, porta nel gruppo tutto il corpo familiare, ad esempio fratelli che parlano del disagio delle sorelline, e, dall’altra, i bambini, tornando dal gruppo, condividono con la famiglia l’autorizzarsi a nominare alcune questioni, come la nuova compagna di papà o il nuovo ragazzo di mamma. C’è come un’autorizzazione ai bambini a nominare sentimenti complessi, fatiche, timori, speranze, fantasie. Il GdP diventa anche una via di accesso per genitori, che hanno litigato per anni, a ‘riautorizzarsi’ a fare una mediazione, con l’aiuto di un terzo imparziale”. Alla domanda se si registrano problematiche diverse nei tre centri dove è stato avviato il progetto – Milano, Roma, Napoli – Marzotto ci risponde: “Non ci sono differenze sostanziale nelle difficoltà avanzate dai figli, una costante è la paura della povertà. C’è qualche diversità nell’essere coppia genitoriale, ma sta crescendo la consapevolezza che si fa i genitori solo in due”.

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