“La mossa del cavallo”: scommessa vinta per la nuova serie di Andrea Camilleri

La messa in onda televisiva, lunedì 26 febbraio in prima serata su Rai Uno, ha adunato davanti alla televisione ben 7.966.000 spettatori, con il 32.3% di share. Un risultato ottimo, considerando che si tratta dell’“altro” Camilleri, lontano dalle atmosfere del commissario Montalbano. È, infatti, il primo dei romanzi storici dello scrittore siciliano, ispirati a fatti realmente accaduti nei decenni successivi all’Unità d’Italia

Foto: Fabrizio Di Giulio

Una bella scommessa, non facile, la produzione del film “La mossa del cavallo”, adattamento di un romanzo storico di Andrea Camilleri per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, con Michele Riondino protagonista. Una scommessa vinta per la Palomar di Carlo Degli Esposti e per Rai Fiction. La messa in onda televisiva, lunedì 26 febbraio in prima serata su Rai Uno, ha adunato davanti alla televisione ben 7.966.000 spettatori, con il 32.3% di share. Un risultato ottimo, considerando che si tratta dell’“altro” Camilleri, lontano dalle atmosfere del commissario Montalbano. È, infatti, il primo dei romanzi storici dello scrittore siciliano, ispirati a fatti realmente accaduti nei decenni successivi all’Unità d’Italia.

Foto: Fabrizio Di Giulio

Ascolti importanti, dunque, per “La mossa del cavallo”, inferiori certo a quelli di Salvo Montalbano, che ormai ci ha abituato a cifre da record, ma comunque ben al di sopra della media della fiction nazionale. Un 32.3% di share in cui concorrono molti fattori. Anzitutto, “La mossa del cavallo” viene da un romanzo più ostico rispetto alla serie su “Il commissario Montalbano”, con un uso più energico della lingua dialettale, dal genovese al siciliano, nella cornice di fine Ottocento. Inoltre, va considerata la particolarità della giornata di lunedì 26 febbraio, dalle grandi problematiche per il maltempo, ai tanti disagi su territorio nazionale, così come nella programmazione televisiva.

Questo risultato, pertanto, fa ipotizzare un possibile nuovo filone produttivo a livello televisivo legato ai racconti storici di Andrea Camilleri. D’altronde, il sottotitolo de “La mossa del cavallo” è “C’era una volta Vigata”, che apre quindi a un orizzonte di future vicende ambientate nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata.

“La mossa del cavallo”, un racconto western amaro e grottesco

Come di consueto, da alcuni anni a questa parte, la messa in onda delle produzioni televisive dai romanzi di Andrea Camilleri viene preceduta da una piccola clip, un videomessaggio dello scrittore siciliano, che offre una suggestiva chiave di lettura. Questa volta Camilleri è apparso emozionato, percorso da un fremito di ansia e gioia, nel veder portato sullo schermo il suo romanzo storico. Lo scrittore nella clip ringrazia pubblicamente il produttore Degli Esposti per l’azzardo produttivo, per aver creduto nella possibilità di racconto per il pubblico di vicende storiche della neonata Italia di fine XIX secolo.

Foto: Fabrizio Di Giulio

Entriamo nella storia. Siamo in Sicilia, sempre a ridosso dell’immaginaria cittadina di Vigata, a Montelusa. Qui, arriva da Genova Giovanni Bovara (Michele Riondino), nuovo ispettore Capo ai mulini, venuto a rimpiazzare il predecessore morto in maniera misteriosa. Bovara, seppur originario della Sicilia, è impettito nella sua divisa, nella sua nuova lingua, il dialetto ligure; si sente distante da quella terra così difficile da governare. Giunge, così, a Montelusa con lo scopo di verificare che tutti i mulini rispettino la tassa sul macinato, una tassa venuta con il Regno d’Italia e percepita come una vera iattura dalla comunità rurale. Ben presto l’uomo scopre un sistema di favoritismi, corruzione, in cui sono coinvolti un po’ tutti a Montelusa, dagli agricoltori agli uomini delle istituzioni. Ostinato a trovare la verità, a sciogliere le maglie del grande imbroglio, Bovara finisce però per essere messo in stato d’accusa per la morte del sacerdote, padre Carnazza (Antonio Pandolfo). Discolparsi non è facile e Giovanni Bovara è chiamato a tirar fuori tutte le sue risorse, persino il suo dialetto siciliano latente, per uscire da quella fosca situazione.

La cornice è chiara, le atmosfere sono polverose, da scenario di frontiera. Non a caso il regista Gianluca Maria Tavarelli – autore anche de “Il giovane Montalbano” e “Maltese. Il romanzo del commissario” – ha dichiarato nella conferenza stampa di presentazione del film che si tratta di un vero e proprio western: “Grazie alla scelta di trasformarla in western in terra di Sicilia, questa storia si sottrae a tutte le trappole del film in costume”.

E funziona questa scelta di Tavarelli, di alterare il contesto della storia in questa chiave, con un chiaro omaggio al cinema di Sergio Leone ma anche al neo-western di Quentin Tarantino. Tavarelli, poi, valorizza bene lo stile di Camilleri, che con poesia sa amalgamare realismo e grottesco.

C’è corruzione nella storia, c’è un’umanità piccola, losca, pronta a prevaricare il prossimo. Lo vediamo a tutti i livelli, dagli uomini delle istituzioni fino a ministri della Chiesa. E proprio il personaggio del prete, padre Carnazza, un sacerdote che vive il suo ministero privo di senso e sostanza, è tratteggiato dagli autori senza sconti, in maniera persino macchiettistica e misera: disgraziato e smarrito nella corruzione, dedito alla lussuria e alle logiche del profitto, totalmente indifferente alla comunità.

Foto: Fabrizio Di Giulio

Per il resto, si staglia in primo piano la figura del protagonista, Giovanni Bovara, interpretato da Michele Riondino, attento a raccontare l’evoluzione di questo personaggio, nell’animo e persino nella lingua, passando dal genovese al siciliano stretto. Bovara è prima tutto d’un pezzo, poi fragile e ferito dalle accuse, incapace di sopravvivere sulla terra di frontiera, ma alla fine trova in sé, delirante, la forza di resistere, andare alla resa dei conti.

Dal punto di vista stilistico, convince la regia, abile, furba e sicura. Bellissimo è il movimento di macchina finale, che ricorda un po’ quello malinconico e poetico di “Maltese” in riva al mare siciliano. Sempre ottimo, poi, è il lavoro di scenografia di Luciano Ricceri, così come polverosa e luminosa insieme è la fotografia suggestiva di Marco Pieroni. Da ultimo, centrate e coinvolgenti sono le musiche di Ralf Hildenbeutel, che avevamo apprezzato per la carica adrenalinica, inquieta ed elettronica di “Maltese”. Qui, ne “La mossa del cavallo”, Hildenbeutel esplora suoni locali, della tradizione sicliana, richiamando le note del genere western, cui aggiunge persino un sound dalle sfumature comico-grottesche.

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