Aumentano i minori in comunità. Quasi la metà sono stranieri. Il primato alla Sicilia

Alla data del 31 dicembre 2015 i minori presenti nelle comunità sono 21.035 - il 9,3% in più rispetto al 2014 (erano 19.245) - e rappresentano circa lo 0,2% dell’intera popolazione infra diciottenne residente in Italia (pari a 10.008.033 al 1° gennaio 2016, secondo i dati Istat)

Al 31 dicembre 2015 i minori accolti nelle comunità erano 21.035, il 9,3% in più rispetto a un anno prima, e rappresentavano lo 0,2% di tutta la popolazione infradiciottenne. Il dato è stato fornito dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza che ha presentato il rapporto “La tutela dei minorenni in comunità”, frutto della collaborazione con le 29 procure presso i Tribunali minorili. Aumenta anche il numero dei minori non accompagnati e quello, ad esso strettamente correlato, dei minori stranieri, che sono il 48% del totale contro il 42,8 della rilevazione precedente. Visto l’andamento del fenomeno migratorio, il dato è destinato con tutta probabilità a crescere nella rilevazione aggiornata al 31 dicembre 2016, in fase di avanzata elaborazione, che potrebbe essere presentata entro la fine dell’anno in corso.
“Alcune oscillazioni rispetto alla precedente rilevazione – ha spiegato la Garante, Filomena Albano – sono comprensibili alla luce del fatto che sono aumentati i ragazzi di origine straniera nel nostro Paese e questo giustifica la prevalenza del genere maschile, la prevalenza della fascia adolescenziale e il fatto che la Sicilia rappresenti la regione dove i ragazzi sono prevalentemente collocati”.

Con il 21,5% dei minori in comunità, infatti, la Sicilia stacca di molto la Lombardia (12,1%) e la Campania (10%). In Sicilia, inoltre, avviene ben il 33,9% dell’accoglienza dei minori non accompagnati, che sono prevalentemente maschi in età tardo adolescenziale (16-17 anni). Una caratteristica che si ritrova anche osservando il dato generale dei minori in comunità: la classe 14-17 anni è in crescita (a differenza di tutte le altre classi che risultano in calo) e rappresenta il 61,6% del totale. Così pure i ragazzi ospiti delle comunità sono in larga misura maschi, il 68%, a fronte del 65,8 della rilevazione precedente.

Il collocamento in comunità è stato disposto nel 57,8% dei casi dall’autorità giudiziaria e solo nel 13,7% dai servizi sociali con il consenso dei genitori o del tutore. Il 77,3% dei minori è presente in comunità da meno di 24 mesi, che è il limite di legge superabile solo con proroghe motivate del Tribunale minorile. Diminuisce (dal 26,5% al 23%) il numero dei ragazzi in comunità da più di due anni e questo è un dato che in una certa misura può essere letto positivamente.

Le comunità interessate dall’indagine erano 3.352 al 31 dicembre 2015, escluse quelle che rientrano nell’ambito della prima accoglienza dei minori di origine straniera e quelle di pertinenza del ministero della Giustizia.

Nelle strutture rilevate, peraltro, risultavano presenti anche 1.940 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 21 anni, l’8% del totale a fronte del 10% del rapporto precedente. Si tratta di ragazzi per lo più privi di una famiglia di riferimento. In questi casi si può prevedere una prosecuzione dell’accoglienza fino al compimento dei 21 anni, cercando di accompagnare i ragazzi verso l’autonomia e di evitare che l’immediata uscita dalla comunità possa vanificare quanto di positivo è stato costruito durante il percorso.
Per questa particolare problematica, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza promuove

il progetto “Care Leavers Network” che punta a creare la prima rete nazionale di ragazzi che hanno vissuto fuori dalla propria famiglia.

Uno strumento per creare e mantenere rapporti significativi anche con gli adulti, per aiutare a superare la solitudine dei “neo-maggiorenni” e per acquisire e divulgare il vissuto di questi ragazzi in relazione alla loro esperienza in comunità.

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