Noi turisti di noi

Le vacanze 2017 sono tricolori, ma anche corte (dai quattro giorni alla settimana), comode (poche ma servite, ovvero meglio in albergo), sicure (escluse certe mete per paura del terrorismo).

Gli italiani preferiscono l’Italia. Il 78% dei 34 milioni che nel 2017 hanno fatto, o faranno, le ferie sceglie il patrio suolo (+ 3,2%).
Gli italiani preferiscono il mare. Lo confermano i dati di Federalberghi: le vacanze del 68,3% dei connazionali sono sulle nostre spiagge. L’annata per certo è d’oro, complici le ondate roventi che hanno instillato il desiderio del facile refrigerio di un’onda che si infrange sugli alluci. Ben più comodo di quello che le vette offrono, ma a costo di fatica e sudore.
Ci hanno scelto anche i vicini di casa. Tedeschi e austriaci sono tornati, facendo registrare fin da giugno, mese sottotono per gli studenti ancora alle prese con gli esami, un bel +12%. E le domeniche di luglio hanno esposto i cartelli “ombrelloni esauriti” nei bagni delle spiagge a noi vicine.
Le vacanze 2017 sono dunque tricolori, ma anche corte (dai quattro giorni alla settimana), comode (poche ma servite, ovvero meglio in albergo), sicure (escluse certe mete per paura del terrorismo).
L’Italia offre varietà di paesaggi: mare, monti, laghi, città, agriturismi. Siamo ancora il giardino d’Europa. Lo siamo stati agli occhi di Dante, Petrarca, di Goethe: incantati da quanto noi, a volte, neanche conosciamo. E, per quanto sia straordinaria l’esperienza di un viaggio all’estero, non è un male questo patriottismo turistico. E non solo per il tornaconto economico degli operatori.
L’auspicio è che contribuisca a dare nuovo corpo e sostanza ad alcuni antichi motivi di vanto. Che insegni non solo a visitare ma anche a studiare una materia cenerentola come la storia dell’arte. Che sproni sul sentiero, pur intrapreso, della cura dell’ambiente. Un ambiente speciale ma fragile come alluvioni e frane – anche nei giorni scorsi – testimoniano. Che instilli domande persistenti non appagate dalla pronta risposta di Google.
Siamo uno stivale di primati: il patrimonio storico artistico, quello naturalistico (possediamo più della metà della flora esistente in Europa con oltre 5.600 specie di piante), quello di un’offerta unica anche per il turismo religioso. Settore da sei milioni di presenze l’anno (per il 60% di stranieri). Alla lista dei saperi da rimpinguare si aggiunga anche questo. O l’ultima Cena, come le nozze di Cana, appariranno ad occhi distratti le ennesime tavole imbandite, che già troppo imperversano sui palinsesti televisivi.

(*) direttrice “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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