Emergenza siccità: Moncalvo (Coldiretti), “servono interventi strutturali”. Gli agricoltori chiedono di poter fare la propria parte

"L'alta frequenza di fenomeni climatici anomali ci deve indurre ancora una volta ad andare oltre la logica emergenziale e a  mettere in campo interventi strutturali di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio di una risorsa preziosa come l’acqua". Non usa mezzi termini il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. Due miliardi i danni subiti dal comparto nel 2017. Gli agricoltori chiedono di poter fare la propria parte

(Foto: AFP/SIR)

“Nel nostro Paese continua a mancare la programmazione. L’Italia è un territorio piovoso, ogni anno cadono circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua, ma per le carenze delle infrastrutture ne perdiamo il 90% perché non riusciamo a trattenerla. Servono interventi strutturali. Gli agricoltori sono pronti a fare la propria parte”. A dirlo al Sir è Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, mentre almeno dieci Regioni si apprestano a chiedere lo stato di calamità naturale al ministero delle Politiche agricole, una misura che prevede, per le aziende, la sospensione delle rate dei mutui, il blocco dei pagamenti dei contribuiti e l’accesso al Fondo per il ristoro danni.

Roberto Moncalvo

Presidente Moncalvo, quella dell’acqua è l’ennesima emergenza annunciata. Da tempo Coldiretti denuncia la necessità di interventi strutturali…
Ora occorre certamente affrontare l’emergenza con le misure legate allo stato di calamità, ma la grande frequenza dei fenomeni climatici anomali ci deve indurre ancora una volta ad andare oltre questa logica emergenziale e a

mettere in campo interventi strutturali di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio di una risorsa preziosa come l’acqua.

Occorre potenziare la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana, tenendo conto che, oltre che per uso potabile, l’acqua è essenziale per mantenere in vita il settore agricolo e consente la produzione di energie rinnovabili.

A frenare questi interventi è il timore dei costi?
Un’operazione del genere è anche un’operazione di investimento e consente di risparmiare. Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo speso in nuovi investimenti ne abbiamo speso 2.5 per ristorare danni, peraltro in maniera solo parziale. Investire sulla prevenzione consente di creare nuovo lavoro e di mettere in sicurezza il Paese rispetto al tema importante del dissesto idrogeologico che riguarda l’82% dei Comuni italiani: dalle frane in collina al rischio di alluvioni anche in pianura proprio per una rete di canali che gestisce l’acqua non all’altezza dell’intensità dei fenomeni piovosi ai quali ci siamo abituati.

Si tratta di investire in prevenzione non solo per gestire meglio la risorsa acqua dal punto di vista agricolo e potabile ma anche per mettere in sicurezza il nostro territorio.

Quanti sono i danni causati all’agricoltura nazionale dai cambiamenti climatici e dell’impreparazione del Paese ad affrontarli?
L’agricoltura è sempre la prima vittima dei fenomeni meteorologici e atmosferici. Anche in questo caso la bassissima disponibilità di acqua unita al calo delle precipitazioni – nei primi quindici giorni di luglio il 70% in meno della norma – si sta trasformando in una situazione di siccità che riguarda i due terzi della superficie agricola nazionale coltivata. In forte difficoltà ci sono non solo l’ortofrutta e i cereali estivi come mais e soia. Sono a rischio anche la produzione di foraggi per l’alimentazione degli animali quest’inverno, vigneti e uliveti. A questo si aggiunge il calo importante della produzione di latte pari al 20% cui sono sottoposti gli animali per lo stress da caldo. Questo quadro dimostra che non possiamo più parlare di emergenza. Dal punto di vista climatico tutto il 2017 è stato un anno anomalo: iniziato con un inverno caratterizzato da precipitazioni più basse della media, segnato da una fortissima nevicata soprattutto nelle aree colpite dal terremoto alla quale è seguita un’ondata di gelo primaverile che ha pesantemente danneggiato la produzione viticola e frutticola di intere regioni, ed ora l’ondata di siccità.

La conta dei danni supera i due miliardi di euro. Insisto: non possiamo limitarci a gestire l’emergenza ma dobbiamo affrontare il tema puntando sulla prevenzione.

Intanto a Roma è emergenza acqua e si va verso il suo razionamento…
Qui entriamo in un altro tema fondamentale: la manutenzione di opere che già esistono: condotte dell’acqua potabile ma anche tutto l’insieme delle infrastrutture che riguardano la gestione dell’acqua, dagli invasi già esistenti alle tubazioni e alle canalizzazioni per uso irriguo al di fuori dell’uso potabile. Non basta costruire le infrastrutture, occorre anche manutenerle nel tempo.

La manutenzione ordinaria di molte di queste strutture e dei canali al di fuori dei centri urbani può vedere un grande impegno degli agricoltori che grazie alla legge di orientamento del 2001, che ne ha ridefinito il ruolo, possono occuparsi di gestione dell’acqua e di manutenzione del territorio e del verde pubblico.

In tutti i territori in cui si sono già messe in opera questo tipo di convenzioni i risultati sono importanti, sia per i costi concorrenziali sia soprattutto per la qualità dell’intervento e la capacità di gestire anche l’emergenza perché gli agricoltori sono i primi interessati ad aver un territorio ben gestito dal punto di vista dell’acqua e del dissesto idrogeologico.
Dare loro spazio utilizzando i contenuti normativi previsti nella legge di orientamento può essere un grande passo in avanti anche da questo punto di vista.

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