In Italia “a ciascuno la sua vacanza” non è un’utopia, ma occorre migliorare

Il nostro Paese è una meta ambita anche all'estero. Il turismo accessibile è un vero e proprio business riconosciuto dal mercato e dai grandi tour operator. Solo in Italia riguarda quasi 10 milioni di persone. Molti passi sono stati compiuti, ma ancora c'è tanto da fare, come spiega Vincenzo Falabella, presidente della Fish

Non è più un’intuizione di pochi, ma un vero e proprio business riconosciuto dal mercato e dai grandi tour operator. Stiamo parlando del turismo accessibile, l’insieme di servizi e strutture che consentono a “clienti con bisogni speciali” di fruire della vacanza e del tempo libero in modo appagante, senza ostacoli né difficoltà, e quindi in condizioni di autonomia, sicurezza, comfort. Si tratta, spiega il primo Libro bianco sul turismo per tutti in Italia (2013), di un “turismo attento ai bisogni di tutti, quindi con una qualità dell’offerta molto alta”. Significa quindi “saper coniugare le ragioni dell’impresa turistica con la capacità di rispondere ad una domanda di ‘ospitalità’ che richiede attenzioni, dialogo, conoscenze tecniche”. In Italia il fenomeno, secondo i dati riportati da un eBook realizzato da “Village for all – V4A®”, riguarda quasi 10 milioni di persone. La spesa media pro capite è uguale a mille euro e la durata media di un viaggio è di circa 10 giorni. Il Libro Bianco sul turismo per tutti in Italia riporta i dati elaborati nel 2010 dall’Osservatorio Buyer di TTG Italia, basato sulle interviste somministrate a 600 tour operator esteri: il nostro Paese è, anche per i turisti con bisogni speciali, una delle mete più ambite al mondo: nel 77% dei casi viene considerato “accessibile”. Le azioni migliorative più urgenti dovrebbero essere applicate, secondo il 54% dei buyer, alle stazioni ferroviarie, la cui inaccessibilità resta percentualmente altissima. Il giudizio sull’accessibilità è solo moderatamente migliore quando si parla di hotel, ritenuti inadeguati dal 46% degli intervistati, e di ristoranti, che nel 38% dei casi non risulterebbero idonei all’accoglienza della clientela con disabilità.

Cambiamento culturale. “C’è stato un cambiamento culturale negli ultimi anni: finalmente le persone con disabilità sono considerate cittadini al pari degli altri e quindi riconosciute anche come turisti”, sostiene Vincenzo Falabella, presidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap). “Logicamente – prosegue –

ci sono ancora molti ostacoli da superare:

il poter garantire la fruibilità di alcuni spazi, non solo per coloro che hanno disabilità motorie, ma anche e soprattutto disabilità intellettive e relazioni, comporta un approccio differente”. Infatti, “se oggi diverse strutture riescono a garantire un’accoglienza gratificante alle persone con disabilità in tutta Italia, tuttavia ci sono ancora dei luoghi dove le persone con disabilità vengono viste con un occhio particolare, quasi fossero dei malati”. In Italia esempi positivi ce ne sono, come ricorda Falabella: “Sono ospite del villaggio Rosa Marina di Ostuni, in cui c’è una villa di 400 metri quadrati completamente resa accessibile. Spiagge accessibili ce ne sono diverse, partendo dalla Liguria fino alla Puglia, passando per il Lazio e la Toscana. In Puglia, in particolare, ci sono spiagge con postazioni per i disabili, quindi non dedicate esclusivamente per loro come se fossero ghetti. Questo è importante:

la cultura dell’inclusione passa per la condivisione anche dei momenti di gioco e di svago”.

Marchio di qualità. Da Torino, La Spezia e Venezia a Lecce, Palermo e Catania, passando per Firenze, Orvieto e Roma. Sono alcuni dei luoghi dove “Village for all – V4A®”, il marchio qualità internazionale ospitalità accessibile, che attraverso le proprie informazioni e verifiche in loco, garantisce di poter scegliere dove trascorrere le vacanze in tutta sicurezza, ha individuato strutture turistiche per l’ospitalità accessibile.

“A ciascuno la sua vacanza”,

questa l’idea che ha portato alla creazione del progetto “Village for all – V4A®” che opera con un unico obiettivo: “Promuovere l’ospitalità accessibile, l’inclusione sociale e il diritto alla vacanza per tutti”, spiega il suo presidente Roberto Vitali. “Per ospitalità accessibile – chiarisce Vitali – si intende l’insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con esigenze specifiche la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà. Vengono considerate come ‘esigenze specifiche’ non solo quelle delle persone in carrozzina ma più in generale di chi ha mobilità ridotta permanente o temporanea, limitazioni sensoriali (ciechi e sordi), alimentari (allergici e intolleranti), diabetici, dializzati e persone obese ma anche i bisogni di quella grande fascia di popolazione costituita da anziani e famiglie con bambini”. Le strutture (hotel, villaggi, bed and breakfast, agriturismi, persino una funivia) con il marchio V4A® – attualmente presenti in Italia, a San Marino e Croazia – “condividono i principi di inclusione sociale basata sulla non discriminazione e sulle pari opportunità per una vacanza etica che garantisca a tutte le persone la possibilità di vivere e godere pienamente di un meritato periodo di vacanza”.

Non solo norme. “Non possiamo ridurre l’accessibilità delle strutture turistiche a una questione meramente sociale né al rispetto delle leggi. C’è un gap tra le leggi che riguardano le norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche e le reali esigenze degli ospiti con disabilità e/o con bisogni specifici”, precisa Vitali, parlando dell’eBook “La reception per tutti”, realizzato da Village for all. “Il nostro obiettivo – sottolinea – non è il rispetto delle norme ma la somministrazione di una metodologia finalizzata all’accessibilità trasparente, con la dovuta attenzione verso qualsiasi utilizzatore, considerando prima di tutto la persona e il diritto sociale e civile di ciascuno nel poter vivere all’interno di un ambiente sicuro e sano, svolgendo le proprie attività in modo autonomo e senza discriminazione. Io dico sempre

meno hospital e più hospitality.

Occorre, perciò, lavorare pensando al concetto di Universal Design e alla bellezza degli ambienti. La norma dà indicazioni di base su cui poi costruire un sistema ospitale. È necessario avere, ad esempio, un personale formato in grado di accogliere nel modo giusto”.

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