La fine del mondo era ieri e non ce ne siamo accorti

E' stata disattesa anche la profezia della fine del mondo che indicava in ieri la data ultima per l'umanità. Le bufale sul web ad opera di sette e furbacchioni si moltiplicano e si rinnovano ciclicamente, con gran risalto prima e sbeffeggio durante, in attesa della prossima che sarà, ogni volta, quella buona. Dai Maya in avanti non c'è anno senza avviso di scadenza prossima ventura, ma contro ogni evidenza apparente noi siamo ancora qua

Se state leggendo questo articolo è perché, in tutta evidenza, il mondo non è finito ieri, 29 luglio. Così come non è finito ogni volta in cui qualunque setta millenaristica o meno ha emanato proclami terrorizzanti per dire che era scoccata l’ultima ora dell’umanità intera. La data di ieri era stata indicata come l’ultima per gli uomini da tale “End Time Prophecies” attraverso una serie di video postati su Youtube, sotto il nome non fraintendibile di Armageddon news, in cui si avvisavano credenti e miscredenti che non meglio precisati esegeti biblici avevano previsto terremoti, devastazioni e la discesa di Cristo fiammeggiante. Ovviamente, lo scopo non dichiarato di questo tentato spavento collettivo non è altro che quello di spillare soldi a timorosi in buona fede e curiosi che, a forza di cliccare il video, generavano introiti attraverso il sistema del clickbaiting. La ciliegina sulla torta è fornito dalla comica circostanza che, vistisi sbeffeggiati dai media di mezzo mondo, i promotori della fine si sono affannati a rimuovere, smentire, spiegare, secondo il noto fenomeno del “non è come sembra”.
Intanto però nei giorni scorsi l’hashtag #finedelmondo era tra i top trend di Twitter, laddove le condivisioni e il sarcasmo hanno preso il sopravvento. Della serie: la fine del mondo forse, ma nell’attesa è una risata che vi seppellirà. E comunque, finché non ci dite a che ora è non siamo pronti al collegamento in mondovisione.
A vedere i materiali prodotti e messi in rete viene da dire che i vari esponenti di associazioni apocalittiche che, oltretutto, si dicono cristiane dovrebbero almeno prima di tutto imparare alcuni elementi di cinematografia di genere. E’ inutile e controproducente far vedere tutto ‘sto ambaradan di devastazione subitanea. Qualunque appassionato di film catastrofici sa che una buona sceneggiatura prevede che l’approssimarsi dell’apocalisse (minuscolo) non sia mai annunciata con ampi squilli di trombe. Quella è l’Apocalisse e sarà tutta un’altra cosa. L’altra a misura di grande schermo di solito è preceduta da piccoli segni nella natura, interpretati da pochi scienziati esperti in settori per lo più misconosciuti: come sulla Settimana Enigmistica, i nostri eroi uniscono puntini di eventi apparentemente slegati tra loro e svelano il terribile disegno della distruzione imminente. Notare che le stesse persone che capiscono cosa sta per succedere, poi si impegnano fino all’ultimo fotogramma per aiutare la Terra a salvarsi, senza abbandonarsi all’isteria o al fatalismo. Tutto questo plot è invece assente nei vari gruppi che, periodicamente, cercano di terrorizzare gli incauti e i fragili con alte grida e video sconvolgenti e martellanti in cui non c’è speranza né redenzione: arriva la fine del mondo, quel che è fatto è fatto, come dicono a Napoli chi ha avuto ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato ha dato, lasciate perdere tutto e sperate che chi arriverà a giudicarvi sia clemente. Bon. E le 10 cose da fare prima che il mondo finisca dove le mettiamo?
E’ appena il caso di sottolineare che non è la prima volta, solo a contare gli ultimi anni che altrimenti risaliamo a quel paio di millenni, in cui è dichiarato senza fallacia il giorno in cui avremmo dovuto essere tutti spacciati.

Non c’è anno senza avviso di ineluttabile scadenza prossima ventura che nemmeno lo yogurt in offerta.

Ci avevano già provato con la temibile “luna rossa” (non la barca) nel settembre dell’anno scorso dopo che prima ancora, nel 2013, è finita nel nulla la molto di moda “profezia di san Malachia”. E come dimenticare il celeberrimo 21/12/2012 dei Maya che aveva generato una tale esaltazione collettiva da spingere addirittura la Nasa a promuovere un messaggio video di informazione positiva su modello di quello britannico nella seconda guerra mondiale: keep calm and carry on. Beh, come canta quell’altro, noi siamo ancora qua.

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