Alzheimer: un’emergenza silenziosa che in Italia colpisce oltre 600mila persone

In Italia i costi diretti dell’assistenza per i malati di Alzheimer superano gli 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. In assenza di risposte terapeutiche risolutive, sono proprio i familiari che devono farsi carico dell’assistenza e prendersi cura della persona malata, cercando di migliorarne la qualità di vita. Per far fronte a questa situazione e aumentare la conoscenza della malattia, è stata creata ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, la prima comunità italiana amica delle persone con demenza

In Italia c’è un’emergenza silenziosa di cui si parla poco ma che colpisce e stravolge la vita di più di 600mila persone. È il morbo di Alzheimer, la più comune causa di demenza per la quale non esiste un esame in grado di diagnosticarla né una cura efficace. Attualmente infatti l’Alzheimer non è guaribile, anche se esistono farmaci che possono migliorarne i sintomi e numerose tecniche capaci di ridurre i disturbi del comportamento. Secondo il rapporto mondiale Alzheimer, ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza, e ogni 3 secondi viene diagnosticato un nuovo caso. In Italia i costi diretti dell’assistenza superano gli 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. In assenza di risposte terapeutiche risolutive, sono proprio i familiari che devono farsi carico dell’assistenza e prendersi cura della persona malata, cercando di migliorarne la qualità di vita.

Un tunnel senza via d’uscita. “Il morbo di Alzheimer – denuncia Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia – è devastante non solo per il malato, ma anche per tutta la sua famiglia, che si ritrova in un tunnel senza via d’uscita. Il problema è che

le famiglie vengono lasciate sole

e il pregiudizio sociale nei confronti delle persone con demenza è ancora molto alto”. Da questo punto di vista, c’è da registrare la lentezza del sistema sanitario italiano che è ancora ben lontano dall’adeguarsi agli standard degli altri Paesi come il Regno Unito e il Nord Europa. Nonostante il Piano nazionale demenze sia stato approvato ormai da due anni, sono ancora molti i nodi da sciogliere per migliorare le cure e l’assistenza ai malati, dal momento che l’autonomia delle Regioni in materia di spesa sanitaria ha causato una spaccatura tra chi ha scelto d’investire fondi nella malattia e chi invece ha preferito aspettare. “Lo Stato ha scelto di non andare oltre le buone intenzioni – aggiunge Salvini Porro – dato che non è stato stanziato alcun fondo per aiutare i malati. Di conseguenza, la maggior parte delle Regioni ha scelto di dare la priorità ad altre esigenze lasciando ancor più sole le famiglie”.

Per ridurre l’emarginazione nei confronti dei malati di Alzheimer e dei loro familiari e per aumentare la conoscenza della malattia, è stata creata ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, la prima comunità italiana amica delle persone con demenza.

Avviato dalla Federazione Alzheimer Italia con la partecipazione della fondazione di Ricerca Golgi Cenci, dell’Asp Golgi Redaelli, dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria e dell’Asst Ovest Milanese, il progetto si basa su un protocollo messo a punto in Gran Bretagna dall’Alzheimer’s Society, pioniera dell’organizzazione di Dementia Friendly Community in Europa, che ha scelto la Federazione Alzheimer come interlocutore unico per l’Italia. L’obiettivo è quello di realizzare corsi specifici che possano informare l’intera comunità sia sulle necessità dei malati, sia sugli aspetti culturali e sociali legati alla malattia.

Un esempio da imitare. “Si tratta di un progetto di solidarietà, ma soprattutto di civiltà”, commenta Pierluigi Arrara, sindaco di Abbiategrasso. “La nostra città è stata scelta perché rappresenta da anni una realtà accogliente con un profondo senso di solidarietà che ha sempre condiviso l’esperienza dell’Istituto Golgi e dei sui pazienti”. Con la prima pietra che verrà posta ad Abbiategrasso, prenderà il via un percorso specifico che mira a creare tante “Dementia Friendly Communities” in tutto il territorio italiano, diventando così un esempio nazionale e internazionale di applicazione del modello avviato dall’Alzheimer’s Society. “Siamo solo all’inizio – conclude Salvini Porro -. Sappiamo bene che occorrono anni per combattere lo stigma e rendere una comunità davvero amica della demenza, ma siamo sicuri che il progetto sarà efficace e che l’esperienza di Abbiategrasso diventerà un esempio replicabile, contribuendo a migliorare la qualità di vita di sempre più malati e delle loro famiglie”.

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