Quasi dieci milioni di anziani vivono in case proprie, ma vecchie e insicure

Il Rapporto mostra che nel nostro paese il patrimonio immobiliare è in larga parte di proprietà di persone che rientrano nella fascia della terza età, ma poco adeguato alle loro mutate esigenze. Necessarie politiche abitative di lungo respiro

In Italia il patrimonio immobiliare esistente è in larga parte  di proprietà degli anziani. Si tratta per lo più di case vecchie, con più di 50 anni che, se pure in buone condizioni, hanno impianti vecchi, fuori norma in materia di sicurezza e con molte barriere architettoniche. La popolazione anziana è “ricca” di case, magari acquistate tante anni fa, ma povera sul piano reddituale e, dunque, in difficoltà a intraprendere quegli interventi di ristrutturazione e adeguamento del proprio patrimonio, in rapporto alle mutate esigenze. Il secondo rapporto sulla condizione abitativa degli anziani che vivono in case di proprietà 2015, promosso da Auser nazionale, Abitare e Anziani e Spi Cgil sui dati Istat del Censimento 2011, è stato presentato stamattina a Roma.

La situazione. Sono 9.947.438 gli anziani che vivono in case di proprietà: l’80,3% della popolazione anziana italiana. Cresce poi al 41% la quota di case con la presenza di anziani, sul totale delle case di proprietà delle famiglie. Parallelamente, aumenta la quantità di abitazioni di grandi dimensioni abitate da anziani soli. La ricerca dice che il 35,4% del patrimonio abitativo degli anziani è stato costruito prima del 1961 e il 19,5% prima del 1946. Si tratta quindi di abitazioni che per il 54,9% dei casi hanno più di 50 anni. Per quanto riguarda gli impianti di riscaldamento, seppure il 91,54% delle abitazioni siano dotate di almeno un impianto che per il 59,1% è autonomo, ancora il 20,8% adotta una soluzione che non prevede un vero e proprio impianto, ma più spesso singoli apparecchi o fonti di calore. Il rapporto evidenzia che il 76,1% del totale delle abitazioni degli anziani è priva di ascensore. Nei comuni con popolazione inferiore a 10mila e 50mila abitanti si concentrano rispettivamente il 34,9% e il 65,4% di anziani soli. Le case più vecchie, costruite prima del 1919, sono localizzate per il 50,3% in comuni con meno di 10mila abitanti, percentuale che sale al 76% se si prendono in considerazione i comuni fino a 50mila abitanti. Nei piccoli comuni si concentra il maggior numero di case prive di ascensore e quelle che non dispongono di impianto di riscaldamento.

Alcune proposte. I promotori del rapporto sottolineano l’urgenza di promuovere politiche abitative di lungo respiro, programmi finalizzati all’adeguamento delle abitazioni degli anziani per eliminare le barriere architettoniche, rendere più fruibili gli spazi di vita attrezzandoli di impianti domotici e di tecnologie per dare più autonomia di vita. Questo contrasterebbe il troppo spesso facile ricorso alle case di riposo e permetterebbe agli anziani di vivere bene nel proprio ambiente domestico il più a lungo possibile con rilevanti benefici per la spesa pubblica e il benessere sociale.

Innanzitutto, più cohousing. Nel decennio 2001-2011 le coabitazioni hanno subito un incremento del 194,8%. Assecondare questa possibilità può avere un doppio vantaggio: migliorare le condizioni di vita degli anziani e contribuire a dare risposte alla domanda abitativa senza dover realizzare nuove abitazioni.

Il prestito vitalizio ipotecario. È una sorta di “mutuo al contrario”. Il proprietario over 65 può convertire parte del valore dell’immobile in contati per soddisfare esigenze di liquidità, senza che sia tenuto a lasciare l’abitazione. Rispetto alla nuda proprietà la legge sul prestito vitalizio ipotecario offre al mutuatario il vantaggio di non perdere la proprietà dell’immobile e, pertanto, di non precludere la possibilità per gli eredi di recuperare l’immobile dato in garanzia, lasciando a questi ultimi la scelta di rimborsare il credito della banca.

Il condominio solidale. Si diffondono le esperienze dei “condomini solidali” dove spazi e servizi quali soggiorno, lavanderia, assistenza e sorveglianza sono utilizzati e gestiti in comune.

Barriere architettoniche. Abitare e Anziani ha messo a punto il progetto “Sportello” per rispondere alla domanda di adeguamento delle condizioni abitative degli anziani. L’idea è di realizzare un punto d’ascolto territoriale per far incontrare la domanda di supporto alla domiciliarità degli anziani e l’offerta di soluzioni disponibili nello stesso contesto con il contributo di istituzioni, associazioni di volontariato e rete di servizi.

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