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Balcani senza pace. Pirano, il golfo che divide Croazia e Slovenia

Non lontano da Trieste un pezzo di mare che fa gola sia a Lubiana sia a Zagabria. Un problema nato dalla dissoluzione dell’ex Yugoslavia che impensierisce anche Bruxelles. Neppure una sentenza della Corte arbitrale dell’Aia mette fine alla contesa della quale fanno le spese i pescatori dei due Paesi

Un contenzioso, iniziato 27 anni fa, che ancora oggi divide Slovenia e Croazia. È la storia del golfo di Pirano, per la cui frontiera Lubiana e Zagabria non riescono a mettersi d’accordo. Nel 2017 è arrivata la sentenza della Corte arbitrale dell’Aia che Zagabria però non accetta e da questione bilaterale la disputa si trasforma in argomento di importanza europea, capace di minacciare l’allargamento dell’Ue verso i Balcani occidentali.

Dopo il crollo della ex Yugoslavia. Un pezzo di mare che fa litigare ancora due Paesi-membri dell’Ue: questa è la storia del golfo di Pirano, una baia del golfo di Trieste che prende il nome della città slovena di Pirano, un territorio di 20 chilometri quadrati, situato a cavallo del confine tra la Slovenia e la Croazia. Tutto è iniziato dopo la dissoluzione della ex Yugoslavia, quando stabilire i confini esatti tra i nuovi Stati, soprattutto quelli marittimi, s’è mostrata un’impresa molto complicata non solo in Croazia. Infatti, ancora oggi, in tutti i Balcani occidentali sono presenti diversi nodi confinari irrisolti.

Sentenza respinta. “Ancora durante il periodo delle negoziazioni la Slovenia boicottava la Croazia a causa del Pirano e nel 2009, grazie alla mediazione della Commissione europea, le due parti hanno accettato di ricorrere alla Corte arbitrale dell’Aia”, spiega al Sir l’esperta dei Balcani occidentali, la bulgara Adelina Marini, fondatrice del sito euinside.eu, da 6 anni residente a Zagabria. Nel 2015 però arriva la svolta: emerge uno scandalo di intercettazioni che rivela una fuga di notizie tra il giudice sloveno del tribunale e il rappresentante del governo sloveno. A quel punto la Croazia abbandona il processo, dichiarandolo illegittimo nonostante il cambio del giudice di Lubiana. “La Corte però va avanti – racconta la Marini – e nel 2017 arriva la sentenza: essa stabilisce che circa il 75% della baia sia assegnato alla Slovenia, incluso un corridoio di accesso alle acque internazionali”. “Il governo croato ha respinto la sentenza e vuole proseguire tramite una commissione bilaterale con la Slovenia, ma questo non va bene a Lubiana”, spiega l’esperta.

Immagine tratta da wikipedia

Onde croate, onde slovene. Così con l’inizio del 2018, quando la sentenza doveva essere applicata, è iniziata la “caccia” ai pescatori, i più colpiti dalla diatriba. “La polizia slovena ha fatto tantissime multe ai pescatori croati mentre i loro colleghi di Zagabria hanno fatto lo stesso con i pescatori sloveni”, racconta Marini. In alcuni casi, come quello di Diego Makovac e la moglie, ripresi dalla croata Nova Tv, si tratta di somme pari a 7mila euro. “Le multe sono diventate questione di stato e i pescatori croati vanno nel mare accompagnati dalla guardia costiera”, aggiunge Marini.

Il ruolo della Commissione. Il caso costituisce una preoccupazione anche per Bruxelles, tanto che il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha ribadito sia alle autorità slovene che a quelle croate la necessità di risolvere la questione.

A suo avviso, “il futuro allargamento dell’Ue nei Balcani occidentali è nelle mani di Slovenia e Croazia”

mentre il golfo di Pirano “non è soltanto un problema bilaterale ma affligge tutta l’Ue”. “Non a caso nella strategia della Commissione per i Balcani occidentali si dice che tutte le dispute confinarie devono essere risolte prima” di altri possibili allargamenti, ribadisce la Marini. A suo avviso, “la Commissione europea non vuole prendere la parte dell’arbitro ma non dispone neanche di strumenti per farlo”. L’esperta ricorda il “problema del nome della Macedonia, che rimane irrisolto e come nonostante i buoni auspici di Bruxelles la Grecia abbia bloccato per anni l’adesione di Skopje”.

La denuncia slovena alla corte Ue. Per ora la Croazia è abbastanza passiva sulla questione, in attesa di fatti concreti sui quali reagire. Il governo sloveno invece è pronto ad inviare una lettera alla Commissione Ue con la quale informa che intende denunciare la Croazia alla Corte europea. Bruxelles dovrà rispondere entro tre mesi ma è probabile che la Commissione decida di non interferire e allora dipenderà dalle autorità slovene se proseguire la disputa legale contro la Croazia. “La parte problematica del golfo è di modeste dimensioni, ma vista la situazione, questo problema non sarà risolto a breve”, chiosa Adelina Marini. A suo avviso, “questioni come il mare di Pirano e il nome della Macedonia dovrebbero funzionare da campanello affinché Bruxelles disponga di strumenti per poter intervenire”. “In effetti Slovenia e Croazia sono due Paesi-amici e la disputa, anche se ridicola, non può produrre danni, ma se invece della Slovenia l’altra parte in campo fosse stata la Serbia, la tensione sarebbe salita alle stelle”. Per ora la parte vincente della disputa sono i delfini, arrivati numerosi nel golfo, attratti dall’abbondanza del pesce e dalla mancanza di uomini.

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