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Casa Betania: una “Stella d’Italia” per i bambini d’Albania

Il Presidente Mattarella ha concesso un prestigioso riconoscimento alla realtà, fondata da Antonietta Vitale nel Paese delle Aquile, che ogni giorno, da vent’anni, si spende per i più piccoli – orfani, abbandonati, poveri – nel segno del Vangelo. La responsabile della struttura, Monica Bologna, sottolinea il significato della visita di Papa Francesco nel 2014 e i progetti futuri

Monica Bologna riceve il riconoscimento concesso a Casa Betania dall'ambasiatore d'Italia in Albania Cutillo

Prima la visita del Papa, nel 2014; ora, all’inizio di questo 2018, la concessione, da parte del presidente italiano Sergio Mattarella, del titolo di “Cavaliere all’Ordine della Stella d’Italia”. Casa Betania a Bubq, Albania, è un’oasi di pace, affetti e sostegno materiale per tanti bambini orfani, abbandonati o poveri in questo angolo d’Europa. Con Monica Bologna, responsabile della Casa Betania, ricostruiamo l’origine di quest’opera e ne tracciamo il profilo e il ruolo attuale.

Il presidente della Repubblica italiana vi ha onorato con il “Cavalierato all’Ordine della Stella d’Italia”, concessa per l’operoso impegno profuso in favore dei più piccoli e dei più deboli. Cosa rappresenta per voi questo riconoscimento?
Innanzitutto desidero ringraziare il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e l’Ambasciatore d’Italia, Alberto Cutillo, a nome della nostra presidente e fondatrice, Antonietta Vitale, la quale non ha potuto presenziare personalmente alla cerimonia per motivi di salute. Questo riconoscimento rappresenta una gratificazione ufficiale per il nostro lavoro, svolto insieme a tutti i volontari di Betania che, da oltre trent’anni, sono impegnati nello sviluppo e nella crescita dell’opera, la quale è espressione di buon cuore, solidarietà e dell’amore verso i piccoli.

Betania, in Albania, da 20 anni è diventata un punto di riferimento per i più poveri e per i bambini bisognosi i quali hanno trovato una speranza nella vostra opera caritativa…
Direi anzitutto che ciò che è sorto qui in Albania ha le sue origini in Italia, dal lontano 1990, dove sono nate, prima in Veneto, poi in Basilicata e recentemente anche in Sardegna, le varie comunità di accoglienza. Infatti, agli inizi degli anni Novanta, alcune persone si sono riunite attorno alla nostra fondatrice per iniziare in patria, tra mille tribolazioni, senza alcun tipo di sostegno pubblico, un’opera in favore delle persone disagiate e ai margini della società. Tra queste anche numerosi minori stranieri non accompagnati albanesi, che in quegli anni sbarcavano con i gommoni sulle coste italiane. Mantenendo fede a una promessa fatta ad alcuni di questi ragazzi, sul finire dell’anno 1998, Antonietta Vitale, insieme alla vice presidente Luisa Baldo, si recarono in Albania, constatando che i racconti dei giovani sulle condizioni in cui vivevano non erano fantasie, ma reali situazioni di estrema povertà e disagio. Così, l’8 gennaio del 1999, giungevano in Albania la fondatrice e Paola Guarnati con i primi volontari italiani, che hanno iniziato l’opera di accoglienza verso i bambini soprattutto senza famiglia o con un solo genitore. Grazie ai primi volontari, in breve tempo fu possibile accogliere i primi 15 minori.

E la sua esperienza personale?
In quel periodo anch’io giungevo in Albania, con l’idea di fare un’esperienza di volontariato di alcuni mesi a Bubq di FusheKruje, nella casa presa in affitto dall’associazione denominata in albanese “Shoqata Betania”. Nei mesi successivi mi sentivo attratta sempre di più dal Signore, dal modo di vivere il Vangelo a Betania, dal carisma, dalla preghiera, dall’opera, e capii finalmente che quella era la mia vita e che volevo donarla al Signore e amarlo attraverso i bambini, i poveri e i bisognosi. Tutto ciò che mi sembrava necessario, irrinunciabile prima, ora non aveva più importanza.

Continuai con Paola la missione in Albania, maturando sempre di più la mia scelta

seguendo l’esempio di madre Antonia che mi accompagnava e mi aiutava a superare le prove quotidiane che non sono mai mancate. Ora che mi trovo dopo quasi 19 anni ancora in questa terra, senza alcun rimpianto, mi pare che il tempo sia letteralmente volato. La divina provvidenza non fa mai mancare il suo aiuto.

Papa Francesco, durante il suo viaggio in Albania, ha voluto dare importanza alla vostra opera caritativa scegliendo proprio Betania come luogo per dare il messaggio inconfondibile della carità verso i più deboli e in particolare i bambini; come è stato accolto nel vostro centro?
Il 21 settembre 2014, in occasione della visita in Albania, Papa Francesco ci ha onorato della sua presenza presso il nostro centro di Bubq, donandoci parole di riconoscimento e di incoraggiamento per l’opera materiale e spirituale di accoglienza e integrazione tra culture e religioni, portata avanti secondo l’ispirazione evangelica della fondatrice. È stato per noi l’avvenimento più grande e insieme inaspettato… L’abbiamo vissuto come la visita stessa di nostro Signore nella persona del suo vicario. Quello stesso Signore che ogni giorno, se ci lasciamo stupire, possiamo riconoscere nei bambini affidatici o nei poveri che vengono a chiederci un aiuto. Da allora, sulla facciata della nostra chiesa dedicata a sant’Antonio di Padova, patrono e ispiratore dell’opera, come ricordo, è stato composto un mosaico che raffigura l’incontro del Santo Padre con la nostra fondatrice e alcuni bambini. Per noi rappresenta l’incontro del nostro carisma con il pastore della Chiesa universale

Come si presenta la situazione ora che l’Albania sembra aver fatto progressi, o per lo meno non è quella che avete trovato nel 1998?
È fuori di dubbio che dal tempo della caduta del comunismo ad oggi, l’Albania ha vissuto dei cambiamenti straordinari. Rimangono però molte sacche di povertà e ci pare di cogliere una situazione di disagio ancora profonda, soprattutto a livello spirituale, nonostante i notevoli miglioramenti. Ecco perché è necessario che noi cristiani continuiamo a testimoniare il nostro incontro con il Signore Gesù, oltre che a offrire un aiuto materiale, perché sempre più anime possano amare Dio ed essere salvate.

Quanti bambini avete soccorso nel centro in questi anni e quali sono i loro maggiori disagi?
Fino ad oggi sono stati accuditi e cresciuti più di 250 bambini, la maggior parte dei quali erano neonati, che sono stati portati fino alla maggiore età e anche oltre, qualcuno addirittura si è formato una famiglia ed è rimasto con noi. La scelta di operare in questo luogo è stata motivata proprio dalle caratteristiche della zona, realtà tra le più povere dell’Albania. Ecco che poi è iniziata subito l’accoglienza dei primi minori individuati tra i più poveri dei poveri, abbandonati, orfani di padre, di madre o di entrambi i genitori, talvolta provenienti da situazioni di estrema povertà e di disagio familiare. Purtroppo, con tutta la nostra buona volontà, molte erano le famiglie che chiedevano aiuto per i loro figli che non potevano essere accolti in comunità. Quindi, abbiamo istituito una forma di sostegno, di cui hanno beneficiato oltre 500 bambini, per mezzo dell’adozione a distanza che molti hanno sottoscritto per garantire ai piccoli un aiuto mensile. Quando è stato possibile, grazie ai benefattori italiani, i più meritevoli hanno potuto accedere all’università italiana e a quella albanese.

Durante la cerimonia della consegna della “Cavalierato all’Ordine della Stella d’Italia”, alla sede dell’Ambasciata d’Italia a Tirana, lei ha accennato il fatto che lo Stato albanese e le autorità locali dovrebbero dare una mano per sostenere i progetti sull’educazione dei bambini di famiglie in estrema povertà. Trovate delle difficoltà a svolgere la vostra missione?
Se fin dagli inizi dell’opera in terra albanese era Betania a raccogliere il silenzioso appello che giungeva da tante piccole mani tese, oggi, con questa onorificenza, cogliamo l’occasione per chiedere aiuto alle autorità locali, poiché il sostentamento dei bambini accolti è diventato molto gravoso anche a causa della diffusa e difficile crisi economica. Abbiamo speranza che, dopo anni vissuti in operoso silenzio, si possa finalmente ottenere un concreto sostegno in loro favore, che ci consenta di essere sempre più presenti e attivi nel bene, in questa nazione che i volontari considerano la loro casa di adozione.

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