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Albania: vuoi annunciare il Vangelo? Rrëshen ti aspetta. Parola di vescovo

Il pastore della comunità di Rrëshen, nel nord est del Paese delle Aquile, scrive una lettera aperta e invita a recarsi nella sua diocesi per portare la "buona notizia" alla gente. Si tratta di una regione povera, segnata dall'emigrazione. In ambito ecclesiale si riscontra una carenza di "operai del Vangelo": nonostante tanti esempi positivi di chi si spende, senza sosta, per la fede, le chiese ora rischiano di svuotarsi e "c'è bisogno di annunciare il Regno di Dio". Da qui la speranza che sacerdoti, religiosi e religiose scelgano questa "avventura", come dice mons. Meta, aprendo la sua casa e aggiungendo: "i poveri evangelizzeranno te"

foto SIR/Marco Calvarese

Vuoi annunciare il Vangelo ai poveri? Vieni a Rrëshen!
Sei un sacerdote? Una comunità di religiosi o religiose? Desideri annunciare il Vangelo ai poveri? Allora vieni a conoscere la diocesi di Rrëshen in Albania. Questo è un invito per la missione nella diocesi di Rrëshen. Un invito a vivere una meravigliosa esperienza evangelica: annunciare il Vangelo ai poveri.
La diocesi dove sono stato nominato pastore si trova nel Nordest del Paese. Comprende le regioni di Mirdita, Mat e Dibra ed è stata creata nel 1996 unendo territori da altre tre diocesi tradizionali dell’Albania: l’Abbazia Nullius di Orosh, una parte della diocesi di Durrës e la parrocchia di Rubik che apparteneva prima a Lezha.

La nostra diocesi è una delle più povere, sia per quel che riguarda la situazione sociale sia quella ecclesiale.

Così come è povera tutta l’Albania, anche se sono passati più di 25 anni dalla caduta del regime comunista che ha messo in ginocchio il Paese con la repressione, la povertà e la mancanza di libertà.

Grazie al lavoro di tanti sacerdoti, missionari e missionarie, qui in 26 anni si è fatto molto per il territorio, ma, in questo stesso lasso di tempo, il 60% della popolazione è emigrata verso le grandi citta come Tirana, Durazzo, Lezha e il Sud dell’Albania. Nei villaggi sono rimaste poche famiglie, nella maggior parte impossibilitate a muoversi perché abitano in zone impervie di montagna e sono molto povere. Ma, se potessero, anche loro scapperebbero, andrebbero da qualche altra parte per poter istruire i loro figli e avere una vita più dignitosa.
I missionari cattolici hanno lavorato in queste zone per molti anni e alcuni continuano a lavorare ancora, ma purtroppo è accaduto anche che a causa delle difficoltà del luogo, alcuni si siano allontanati. È comprensibile, ed io – come vescovo – non gliene faccio una colpa. Ma altri sono rimasti. Come suor Giuseppina di 78 anni, delle piccole Missionare dell’Eucarestia, che lavora qui da 24 anni e racconta il suo sconforto vedendo le chiese vuote rispetto ai primi anni e come la gente sia diventata molto più indifferente rispetto a prima. Eppure nonostante questo lei, alla sua età, continua a essere fedele alla sua missione in questa diocesi, con molta dedizione e fatica. Così come fanno i padri Somaschi, due preti diocesani e un fidei donum della diocesi di Brescia, alcune congregazioni femminili: sono pochi e portano un peso grande sulle spalle.

Molti fedeli infatti non possono frequentare la chiesa, perché da anni non abbiamo sacerdoti, missionari e missionarie da inviare.

Qui c’è molta povertà. Le case e le chiese sono fredde d’inverno e molto calde d’estate, le strade nella maggior parte sono rovinate, le abitazioni sono lontane dalla parrocchia dove si celebra la messa e dove si fa il catechismo. Per incontrare poche famiglie devi “perdere” tutta la giornata.

Le chiese vengono frequentate, ma non in proporzione rispetto a coloro che si dicono cattolici, perché tra questi ci sono anche molti indifferenti, agnostici e atei. C’è bisogno di annunciare loro il Regno di Dio. In una parte della diocesi inoltre – in modo particolare nella zona di Dibra e Mati – la popolazione non è cristiana: lì, tranne che in una zona, non abbiamo nemmeno una presenza.
In diocesi ci sono anche molti intellettuali, persone istruite e intelligenti, ma sono estranee a una pratica di fede vissuta oppure credono a modo loro. Non perché contrari alla religione, ma a causa della loro formazione, avvenuta nel periodo del comunismo, che li rende lontani dalla dimensione liturgica e sacramentale.
Ebbene, per far fronte a questa situazione siamo solo 6 preti, incluso il vescovo, e 7 congregazioni religiose femminili. Abbiamo quasi 40 chiese e cappelle sparse in tutto il territorio, così come molti gruppi di famiglie sono isolati in villaggi lontani rispetto al centro della diocesi.
Perciò invito tutti quelli che lo desiderano, sacerdoti, missionari e missionarie, in modo particolare sacerdoti diocesani a venire a Rrëshen per evangelizzare i poveri, i lontani, gli indifferenti e, in questo modo, evangelizzare se stessi.

Chi desidera venire è benvenuto, ma si deve preparare per un’“avventura”

nella quale le soddisfazioni pastorali saranno piccole, dove non ci sono le folle che ci seguono, non esistono chiese piene di gente. Ma troverà gente molto buona e generosa, intelligente e molto affettuosa. Se si dà loro amore si riceve molto in cambio.
Questa diocesi ha un vescovo giovane ed entusiasta che dialoga con i sacerdoti. Non garantisco sicurezze economiche, non possiamo dare uno stipendio per i sacerdoti e i missionari e qualche volta non possiamo comprare neanche l’occorrente per celebrare la liturgia e si fa fatica a pagare anche la nafta per il riscaldamento, ma garantisco che divideremo quello che abbiamo. Potete vivere con il vescovo e fare la vita da vescovo.

Se sei un sacerdote e desideri venire come missionario a Rrëshen in Albania, vieni! Non esitare! La tua vita cambierà perche i poveri e il Vangelo ti cambiano. Ma non dimenticare che l’unico motivo per essere missionario qui è il Regno di Dio e non perché vuoi fuggire da qualche situazione spiacevole, o perché all’improvviso per un capriccio vuoi essere missionario, o peggio ancora perché hai problemi irrisolti con il tuo vescovo o di altra natura.
Essere missionario è una vocazione. Per essere un missionario bisogna essere preparati, conoscere bene la Chiesa, la pastorale e soprattuto la Sacra Scrittura. Noi ti offriamo di insegnarti l’albanese che, siamo certi, imparerai molto presto. Basta la volontà. La missione è un’opera della Chiesa e si fa a nome della Chiesa che ti manda e ti riceve.
Vieni e annuncia il Vangelo ai poveri e i poveri evangelizzeranno te!

(*) vescovo di Rrëshen

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