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La complessa questione della Chiesa ortodossa macedone

Dal 1967, anno in cui i metropoliti macedoni decidono unilateralmente di staccarsi dalla Chiesa di Belgrado, la Chiesa ortodossa macedone vive in isolamento e scissione. Molte le cause - politiche, storiche, culturali - alla base di una situazione spinosa in cui le possibili vie d'uscita si presentano piuttosto complicate. Il perché lo spiega Toni Nikolov, caporedattore della rivista bulgara “Cristianesimo e cultura”.

Da 50 anni la Chiesa ortodossa macedone vive in isolamento e scissione. Una situazione dolorosa in cui le possibili vie d’uscita si presentano complesse, in primo luogo perché nelle questioni ecclesiali hanno interferito fattori politici, ma anche perché non ci sono regole chiare riguardo a come una Chiesa ortodossa possa definirsi autonoma. Il Sinodo della Chiesa macedone ha inviato una lettera al Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara chiedendo aiuto affinché la loro comunità possa essere riconosciuta come Chiesa autocefala.

Il caso. A differenza della Chiesa cattolica la cui struttura è unica con arcidiocesi che fanno riferimento a Roma, nel mondo ortodosso ci sono attualmente 14 Chiese locali autocefale, cioè indipendenti. Anche se non è una norma, le Chiese locali di solito corrispondono alle nazioni. “Il problema macedone nasce dal fatto che su questo territorio nella storia si sono susseguite diverse dominazioni fino alla nascita dello Stato macedone nel 1991”, spiega il caporedattore della rivista bulgara “Cristianesimo e cultura” Toni Nikolov, esperto di questioni ecclesiali e docente di filosofia nell’Università di Sofia. “L’arcidiocesi di Ocrida (che comprende anche il territorio dell’odierna Macedonia) nasce nel 971 e funziona fino al 1767 quando, per volontà del sultano, passa al Patriarca ecumenico di Costantinopoli”. Per un certo periodo di tempo, i macedoni fanno riferimento alla Chiesa ortodossa bulgara, ma dal 1920, con la creazione del regno di Serbi, Croati e Sloveni, questo territorio passa sotto la giurisdizione della Chiesa ortodossa serba.

La lotta tra Belgrado e Skopje. “Il problema nasce nel 1967 quando i metropoliti macedoni decidono di staccarsi da Belgrado unilateralmente – chiarisce Nikolov – in seguito la Chiesa ortodossa serba li definisce ‘scismatici’ e nessun’altra Chiesa ortodossa li riconosce”. Una situazione che perdura fino ai giorni nostri, tale per cui la Chiesa macedone, essendo non canonica, non è in comunione spirituale ed eucaristica con gli altri e, pertanto, non può proclamare dei propri santi e non può preparare l’olio del crisma. “In teoria loro dovrebbero cercare di restaurare prima la comunione con la Chiesa serba perché si sono staccati da essa – afferma Nikolov – ma i rapporti tra le due Chiese sono molto tesi e negli ultimi anni il dialogo è stato fermato”.
Negli anni Belgrado ha cercato di inviare a Skopje dei propri metropoliti, vescovi e sacerdoti ma le autorità macedoni che appoggiano la Chiesa nazionale li hanno cacciati da chiese e monasteri, incarcerando l’arcivescovo Jovan Vraniskovski. Oggi gli aderenti alla Chiesa serba in Macedonia sono pochissimi, la maggior parte dei fedeli frequenta la Chiesa macedone.

La richiesta alla Chiesa bulgara. In questo complicato contesto si pone la richiesta della Chiesa ortodossa macedone a quella bulgara di restaurare la comunione eucaristica e di proclamarsi “Chiesa-madre” della medesima. “La Chiesa-madre potrebbe concedere l’indipendenza – spiega Nikolov – e la richiesta è stata una bella sfida per i metropoliti bulgari”. Sofia ha risposto che “prenderà a cuore il destino dei fratelli macedoni e inizierà una serie di consultazioni con le altre Chiese ortodosse per chiarire lo statuto canonico della Chiesa macedone”. Ma non ha riconosciuto la loro autonomia.

La spinosa questione dell’autocefalia. “Nel mondo ortodosso la questione dell’autocefalia – della proclamazione dell’indipendenza di una Chiesa – non è chiara”, ha detto anche il patriarca bulgaro Neofit, riferendosi al fatto che non ci sono regole e canoni precisi. “In teoria l’autocefalia dovrebbe essere concessa dal Patriarcato ecumenico, ma nella storia ci sono stati casi in cui questo è avvenuto dal Patriarcato russo”, aggiunge il caporedattore della rivista “Cristianesimo e cultura”. È il caso della Chiesa ortodossa di Polonia e della Chiesa ortodossa ceca e slovacca.
Nel mondo ortodosso ci sono delle Chiese riconosciute solo da alcune Chiese locali come la Chiesa ortodossa di America che ha ricevuto la propria autonomia da Mosca – e Costantinopoli non la riconosce – o la Chiesa ortodossa estone, accettata da Costantinopoli ma non riconosciuta da Mosca.

Quale via d’uscita? “Per risolvere questa situazione ci vorranno anni di consultazioni e trattative pesanti – è sicuro Nikolov – uno dei due grandi Patriarcati, o quello di Costantinopoli o quello di Mosca, dovrebbe riconoscere l’autonomia della Chiesa macedone e in parte il problema sarebbe risolto”. Ma ci sono molti ostacoli. I greci hanno un problema con il nome “Chiesa macedone” mentre i serbi non saranno mai d’accordo e, inoltre, la Chiesa serba è un alleato molto importante per il Patriarcato di Mosca. Infine, spiega Nikolov, pesa anche un altro aspetto: “Le Chiese ortodosse hanno paura di creare dei precedenti, perché ci sono diverse Chiese non canoniche – pensiamo all’Ucraina dove convivono sei Chiese ortodosse – che vorranno seguire i macedoni”. A differenza dall’Ucraina però, i macedoni sono in questa situazione da mezzo secolo e non accetteranno la giurisdizione di Belgrado, anche se questo dovesse significare altri anni di isolamento.

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