Andrew Caruana Galizia: “Non odio nessuno, me lo ha insegnato mia mamma”

Il figlio della reporter investigativa uccisa a Malta racconta al Sir i suoi sentimenti e denuncia le pratiche corruttive e antidemocratiche e gli ostacoli che la giustizia incontra sull’isola mediterranea. “Lei irradiava forza, invincibilità – dice della madre – e così in tanti pensavano non le sarebbe mai successo nulla”. Aggiunge: “un giornalista non dovrebbe morire per il suo mestiere”. Confida in una maggiore coscienza civile e sottolinea il ruolo svolto dell’arcivescovo Scicluna

“A Malta la corruzione dà forma al tessuto della società, dell’economia, dell’urbanizzazione, per non parlare della politica”. Il quadro che Andrew Caruana Galizia traccia del suo Paese è agghiacciante. Lui è il secondo dei tre figli di Daphne Caruana Galizia, la giornalista investigativa assassinata nell’ottobre 2017 in relazione alla sua attività di indagine sulla corruzione nell’isola. “Il partito al governo è riuscito a tenere tutte le istituzioni in ostaggio senza spargere sangue, fino all’assassinio di mia madre, sulla base del ricatto e della paura”.
Andrew (qui ritratto nella sede del Parlamento a Bruxelles) parla pacato, lo sguardo triste ma la voce ferma, quando interviene in pubblico e quando risponde alle domande del Sir, che lo ha intervistato a margine dell’assemblea del Comitato economico sociale europeo (Bruxelles 11-12 dicembre), a cui è intervenuto. Sono le ore in cui a Malta si è aperto il procedimento preliminare nei confronti di Yorgen Fenech, l’imprenditore maltese accusato di essere il mandante nell’omicidio della giornalista, in una trama di interessi illeciti che vedono coinvolto anche Keith Schembri, ex-capo di gabinetto dall’attuale premier Joseph Muscat. “Adesso le persone hanno smesso di aspettare che qualcuno arrivi a salvare la nostra democrazia”, dice Andrew fiducioso nelle proteste che hanno portato in piazza migliaia di persone che chiedono le dimissioni immediate di Muscat. Che “con Muscat in carica, l’integrità delle indagini sia a rischio” lo ha affermato anche la delegazione di eurodeputati che è stata in visita a Malta a inizio dicembre: il tema – sottolineato in una lettera ufficiale che circola nelle sedi Ue – ora è nell’agenda della sessione del Parlamento della prossima settimana. Il problema-Malta è pesantemente risuonato anche al Consiglio europeo del 12-13 dicembre a Bruxelles. “Conosci i tuoi diritti, conosci le tue libertà civili, i principi fondamentali del pensiero e del comportamento democratico e non arrenderti mai all’autorità solo perché è un’autorità: questo è il pensiero che nutre e rende possibile il totalitarismo”: Andrew legge questa frase scritta dalla madre pochi mesi prima di essere uccisa. Un’eredità pesante a cui la famiglia Caruana Galizia non si sta sottraendo per amore alla madre e al loro Paese.

Oggi c’è chi fa il mea culpa e riconosce di non aver protetto tua madre. Che cosa provi?
Mi fa sentire compreso, perché questo è stato un grande problema di mia mamma. Lei irradiava forza, invincibilità e così in tanti pensavano non le sarebbe mai successo nulla e che lei sarebbe stata capace di superare qualsiasi prova.

Per questo è diventata uno scudo per migliaia di persone a Malta

che dipendevano da lei per trovare protezione persino dal governo. Ma era lei che aveva bisogno di protezione perché era in prima linea. È bello sentire che le persone oggi lo riconoscono. Anche io, penso, avrei dovuto fare di più.

In che senso?
Anche io ho pensato che mia mamma fosse forte abbastanza per superare ogni cosa.

Definiresti tua madre una martire?
Alcuni lo fanno, io non so che cosa pensare di questa descrizione, perché lei non voleva morire, anche se non ha mai avuto paura della morte. Ma il lavoro di un giornalista non dovrebbe mai significare mettere a repentaglio la propria vita, se non forse nel caso di un inviato di guerra; ma anche in quel caso non un giornalista deve morire, perché non è un soldato. Il giornalismo non dovrebbe essere una professione che richiede quel prezzo.

Malta è un Paese con forti tratti cattolici: che ruolo ha avuto la Chiesa in questo contesto?
La Chiesa ha avuto un ruolo molto importante nel restaurare la democrazia a Malta negli anni ’80 e ’90. Negli anni successivi ha sofferto, a mio avviso una serie di crisi di credibilità: i primi problemi sono nati quando ha cominciato a prendere posizione in merito alla questione divorzio. La cosa è poi peggiorata quando il governo ha introdotto il matrimonio e l’adozione per coppie dello stesso sesso, e anche in questo caso la Chiesa si è sempre posta su posizioni opposte. Ma quando mia madre è stata assassinata, c’era un nuovo arcivescovo, Charles Scicluna, con prospettive ampie e una comprensione più profonda dei meccanismi della corruzione. E così la Chiesa, nell’assenza di una società civile forte, dopo l’assassinio è emersa come l’unico gruppo organizzato della società civile. Ora ha trovato una complementarietà in altre organizzazioni della società civile. Io non sono una persona religiosa, ma sono molto grato per il ruolo che l’arcivescovo ha avuto. Il governo con la sua struttura mentale totalitaria tende a eliminare ogni genere di opposizione, di società civile o cerca di infiltrarvisi perché la considera una minaccia. La Chiesa è l’unica realtà che non è stata infiltrata e quindi, anche se ha fatto errori nel passato, è sopravvissuta alle crisi politiche quando tutte le altre istituzioni secolari hanno fallito.

Voi state continuando il lavoro che faceva vostra madre. È una eredità pesante?
Io al momento ho un lavoro presso il Forum economico mondiale, ma non posso non fare quello che sto facendo, anche perché voglio sostenere il resto della famiglia. Mio fratello maggiore lavora per la Fondazione che abbiamo fatto nascere ma non voglio che si senta solo: è un compito impossibile per una persona sola, e per me è importante sentire che sto facendo qualcosa.

Parole come consolazione o perdono hanno un senso nella tua vita?
Sì, mi consola il fatto che oggi ci siano persone che riconoscono le proprie responsabilità nei confronti di mia mamma. Perdono? Non ho mai voluto vivere con l’odio e mia madre, che era descritta da esponenti del governo come blogger di odio, in realtà non odiava nessuno: era lei la vittima di odio, non era capace di provare rancore verso nessuno. Io resisto alla tentazione di odiare le persone, anche se a volte è durissimo.

Qual è la cosa più importante che tua mamma ti ha insegnato?
A non diventare mai cinico, essere magari scettico, ma mai cinico.

Altri articoli in Europa

Europa