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Trent’anni fa, sotto il cielo di Berlino… La Germania ricorda il crollo del muro

Il 9 novembre 1989 cambiava il corso della storia della città tedesca, assieme a quello del Paese e dell'Europa, fino ad allora divisi dalla cortina di ferro. Assieme al muro, costruito nel 1961, che tagliava in due Berlino, cadeva simbolicamente il regime comunista. Il popolo ritrovava la libertà, ma ora i Lander dell'est chiedono pari opportunità economiche e sociali. Il programma dei festeggiamenti aprirà spazi di analisi storica e politica. Presenti anche le Chiese, che ebbero un ruolo rilevante nei fatti di trent'anni fa

foto SIR/Marco Calvarese

Sono 30 gli anni trascorsi da quella incredibile sera del 9 novembre 1989 quando il mondo intero vide in diretta un varco aprirsi nel muro che divideva Berlino Ovest e la Germania dell’est, e un fiume di gente stupita e festosa superare quel confine assurdo che aveva separato la storia, ma non i destini di un popolo. Fu festa quella notte a Berlino e in tutta la Germania, perché avevano vinto il coraggio e la lotta per la libertà; e cambiava il corso della storia europea. Nei prossimi giorni sarà ancora festa in Germania, e nella capitale tedesca in particolare, per ricordare ancora, dare altro spazio ai racconti e alle emozioni di quel tempo, ma anche per ripensarne il senso per l’oggi.

Scambio tra le generazioni. Berlino ha preparato un vero festival, per i trent’anni di questa “rivoluzione pacifica”, con oltre 200 eventi nel corso di una settimana (4-10 novembre) che hanno al centro la memoria e “lo scambio tra le generazioni”. Sette mostre all’aperto, in altrettanti luoghi-simbolo della capitale, illustreranno le vicende di quei giorni e daranno voce a testimoni. Nel programma berlinese si trovano concerti, workshop, film, letture, dibattiti, visite guidate attraverso la città e la storia. I tedeschi sono stati invitati a esprimere in 140 caratteri i propri desideri e le proprie speranze di oggi per il “cielo sopra Berlino”, proprio come “la rivoluzione pacifica è stata guidata dai desideri, dalle richieste, dalle speranze e dalle visioni di innumerevoli persone”: lo spiega l’artista Patrick Shearn che ha già raccolto 30mila di questi messaggi e sta preparando una “skynet” lunga 150 metri che fluttuerà in cielo vicino alla Porta di Brandeburgo.

Il discorso del presidente. Proprio lì si svolgerà il momento clou dei festeggiamenti, la sera del 9 novembre, un grande concerto-spettacolo con artisti nazionali e internazionali, le cui performance saranno legate agli eventi di quella notte del 1989. Sul palco salirà anche il presidente federale Frank-Walter Steinmeier e parlerà alla nazione, dopo aver accolto a Berlino i presidenti dei Paesi Visegrad (Repubblica ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia), per commemorare insieme il contributo che i popoli dell’Europa centrale diedero alla caduta del muro.

Il ruolo delle Chiese. A celebrare l’anniversario saranno anche le Chiese in Germania, che, ha ricordato la cancelliera Angela Merkel nel suo recente discorso per la festa dell’unità tedesca, “hanno avuto un grosso ruolo” perché questa rivoluzione avvenisse in modo pacifico. Sono previste celebrazioni ecumeniche, e non solo, in diverse comunità cristiane per il fine settimana del 9-10 novembre; la più solenne sarà a Berlino, la domenica 10 novembre, quando l’arcivescovo cattolico Heiner Koch e quello evangelico Markus Dröge presiederanno una celebrazione nella cattedrale evangelica di San Nicola.

Nutrire la memoria. C’è grande insistenza in queste settimane e mesi sulla necessità di dare spazio ai racconti personali, per nutrire la memoria della generazione che ora si sta profilando sulla scena politica, culturale, sociale, economica della Germania, ma che non ha visto cadere il muro, perché non c’era ancora nel 1989. C’è bisogno di racconti individuali soprattutto per conoscersi: “trent’anni dopo la caduta del muro, non abbiamo ancora raccontato le nostre storie. È spaventoso quanto poco sappiamo delle biografie reciproche”, diceva in una recente intervista il presidente della chiesa evangelica Heinrich Bedford-Strohm. Proprio per raccontare biografie, il presidente federale Steinmaier, ha avviato lo scorso agosto una serie di colloqui dal titolo “Storia condivisa” che proseguiranno fino all’ottobre 2020, come spazio di “reciproco ascolto per capire com’è oggi la situazione delle persone in Germania orientale e occidentale, cosa è cambiato, cosa le muove, quali le delusioni e quali le nuove speranze, cosa le accomuna, cosa è diverso”. Perché “si può costruire il futuro solo se raccontiamo le nostre paure e preoccupazioni con rispetto; quando conosciamo come ognuno di noi può contribuire” a costruire il domani; “quando ci confrontiamo costruttivamente per trovare soluzioni”, ha ricordato la cancelliera Merkel.

Un solco tra est e ovest. Nonostante la Germania abbia ritrovato una unità, le differenze infatti restano evidenti e sembrano oggi minare persino la pace sociale: l’est ha un Pil del 25% più basso dell’ovest, così come tra i salari si riscontra il 15% di differenza. È la Germania orientale la più atea, con il 3% di cristiani, ed è nei Lander dell’est che i movimenti di destra sono ritornati a trovare consensi e l’Afd è cresciuta. La Germania orientale è anche la meno rappresentata nelle posizioni di guida delle università, delle imprese e dell’amministrazione del Paese. E secondo un recente sondaggio, il 57% dei tedeschi della regione orientale si sente cittadino di seconda classe. La libertà – dal regime comunista – riconquistata trent’anni fa non corrisponde ancora a una uguaglianza sociale: forse è questo il prossimo obiettivo della Germania unita.

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