Attentato ad Halle. Mons. Neymeyr: “vicini a comunità ebraica. Gli antisemiti sono pochi, ma gli ebrei oggi hanno più paura di alcuni anni fa”

Il giorno dopo l'attentato avvenuto ieri alla sinagoga di Halle, parla al Sir il vescovo Ulrych Neymeyr (Erfurt) responsabile per le relazioni con l'ebraismo per la Conferenza episcopale tedesca. Nelle sue parole la solidarietà con la comunità ebraica ma anche una riflessione su quanto avvenuto e su quanto ora sia opportuno fare

All’indomani dell’attentato fallito alla sinagoga di Halle, che ha lasciato due morti e due feriti, la Germania si stringe attorno alla comunità ebraica e prende le distanze dal movente antisemita e razzista che ha spinto un tedesco di 27 anni ad armarsi fino ai denti per cercare di compiere un massacro. È una vicenda che il procuratore generale della Germania Peter Frank oggi ha associato alla terribile strage neozelandese del marzo scorso, compiuta contro alcune moschee a Christchurch. Il Sir ha contattato il vescovo Ulrych Neymeyr (Erfurt) responsabile per le relazioni con l’ebraismo per la Conferenza episcopale tedesca, per riflettere su quanto avvenuto e su quanto ora sia opportuno fare.

Che segnale lancia l’evento terribile di ieri?
Faccio fatica a trovare un “segnale” da un crimine come quello di Halle. Ci si farebbe abbindolare dall’attentatore, che ha trasmesso il suo atto perverso in streaming dal vivo su internet come fosse un “messaggio”. No,

se Halle ha innescato qualcosa ieri, allora sono reazioni umane: dolore, tristezza, rabbia, orrore; e solidarietà.

Quanto è avvenuto è significativo di un clima difficile in Germania nel rapporto con la comunità ebraica?
In Germania, il rapporto con l’ebraismo è difficile solo per i pochi che coltivano pregiudizi e stereotipi antisemiti e, come sfortunatamente accaduto ieri, li esplicitano in modo criminale contro gli ebrei.

Antisemiti e razzisti sono una minoranza in Germania e le loro opinioni non sono condivise dalla maggioranza. Ciò non vale solo per le Chiese: un evento così terribile come quello di Halle non allontana ebrei e non ebrei, ma non fa altro che tenerli ancora più vicini.

Tuttavia, non si può negare che gli ebrei oggi hanno più paura di alcuni anni fa. L’antisemitismo, attentati omicidi e attacchi alle sinagoghe: fintanto che gli ebrei dovranno temerli, c’è qualcosa che assolutamente non funziona in Germania.

Quali passi fare ora? Come società e in particolare come chiesa cattolica?
La Chiesa ora fa quello che ogni persona per bene ora fa: piangere, mostrare solidarietà e troncare le parole a chiunque balbetti parole antisemite e razziste. Questo dovrebbe essere evidente per i cristiani, perché gli ebrei sono, come diceva Papa Giovanni Paolo II, i nostri fratelli maggiori. E Dio stesso è sempre fedele alla sua alleanza con Israele.

Per l’antigiudaismo o addirittura l’antisemitismo, non c’è posto nella Chiesa. Questo non lo si può mai dire abbastanza.

Sono contento che in Germania già da molto tempo ci siano buoni rapporti tra le Chiese e l’ebraismo. Il 27 ottobre, il Consiglio di coordinamento ebraico-cristiano celebra il suo settantesimo compleanno. Forse dobbiamo far vedere ancora più chiaramente al di fuori, che c’è una ovvia vicinanza.
Lo Stato è responsabile per le indagini su questo crimine e

anche le Chiese si attendono che le istituzioni ebraiche siano costantemente protette, e non solo in circostanze puntali, e che gli ebrei possano riunirsi e celebrare senza paura. È molto triste che siano necessarie misure del genere, ma data la realtà, non abbiamo altra scelta.

Di fondo, come società dobbiamo continuare a porci la domanda su chi e che cosa favoriscano l’antisemitismo e quali possibilità ci siano per prevenirlo. Tutte le forze democratiche sono chiamate a interrogarsi e le Chiese faranno la loro parte, nelle loro scuole e comunità, nel lavoro pastorale ed educativo e nel dialogo interreligioso. Perché

quello che siamo stati costretti a sperimentare ad Halle adesso, non nasce dal nulla. L’abbrutimento del linguaggio nei dibattiti politici e nei social media ha spostato la linea della decenza.

Non dobbiamo quindi stupirci che da alcuni atteggiamenti aggressivi derivino delle azioni. È importante contrastarlo.

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