Polonia, annunciare il Vangelo con fantasia. Don Radek, “il più grande bisogno è essere amati”

Sono molteplici le iniziative che in questo periodo attraversano e vivacizzano il Paese sul piano spirituale. Dalla Carovana della Divina misericordia in bicicletta alle missioni nelle stazioni balneari del Baltico, dai pellegrinaggi verso Compostela agli incontri nei villaggi rurali. Non mancano le iniziative per le persone indigenti, i rosari lungo i confini nazionali, le "preghiere sotto la croce"

Saranno una ventina i ciclisti che il 18 settembre partiranno da Koszalin, nel nord della Polonia, “per annunciare il Dio vivente e la sua misericordia, guidati dalla voce dello Spirito Santo”. La “Carovana” farà ritorno alla Casa della Divina misericordia alla fine del mese, dopo aver percorso in bicicletta la regione della Pomerania sulle rive del Mar Baltico. Per il quarto anno consecutivo la Carovana della Divina misericordia, ideata da don Radoslaw Siwinski, porterà la parola di Dio nei paesini più sperduti, condividendo con i loro abitanti la testimonianza della vita con Gesù.

Si parte da Koszalin. Don Radek (questo il soprannome) è convinto che “il più grande bisogno dell’uomo sia quello di essere amati” e che tale desiderio “possa essere colmato solo da Dio vivente e dall’uomo che si prenda a cuore la sorte dell’altro, di colui che è nel bisogno”. I partecipanti alla Carovana partono da Koszalin senza provviste, senza alcuna sicurezza riguardo i luoghi in cui dormire, senza nemmeno un’indicazione relativa alla strada da percorrere.

“Ad ogni incrocio chiediamo a Dio la direzione da seguire”,

spiega don Radek che salirà in bicicletta appena tornato dal pellegrinaggio lungo il tratto settentrionale del Cammino di Santiago di Compostela, tra la Polonia e la Germania.

Lungo le rive del Baltico. A luglio il sacerdote si è dedicato all’evangelizzazione lungo le rive del Mar Baltico, e al termine di esercizi spirituali presso la Casa della Divina misericordia a Koszalin, per 10 giorni ha camminato insieme a un gruppo di persone per “proclamare la bontà e l’amore di Dio” lungo le spiagge di sabbia dorata. Anche in quel caso gli evangelizzatori sono partiti senza avere una pur minima certezza. “Spogliarsi di ogni bene materiale e affidarsi totalmente a Dio permette di conoscere la sua incessante sollecitudine e rinforza la fiducia in lui”, afferma don Radek. “Ogni giorno iniziava con l’adorazione del Santissimo – racconta al Sie – e poi andavamo in spiaggia per dare testimonianza della nostra fede, pregare insieme ai vacanzieri, e invitarli alla liturgia eucaristica e alla preghiera comune”.

Nelle chiese rurali. Nel mese di agosto invece, sul territorio della diocesi di Koszalin don Radek ha partecipato a “Evangelizzazione rurale” nelle chiese rurali di diverse parrocchie. “L’esperienza c’insegna che il lavoro svolto in gruppi poco numerosi porta frutti migliori”, osserva don Radoslaw Siwinski, spiegando che proprio per quella ragione ciascun gruppo di evangelizzatori non contava più di otto persone.

La missione era di ravvivare la fede dei parrocchiani con i metodi più diversi:

giocando con i bambini, facendo visita nelle case per discutere e per pregare insieme, celebrando quotidianamente la liturgia, andando in processione con il Santissimo attraverso i villaggi, benedicendo case, fabbricati e fattorie, e anche organizzando insieme delle serate attorno al falò.

Mano tesa ai bisognosi. L’Associazione della Divina misericordia opera nell’ambito della Scuola della nuova evangelizzazione di Koszalin, una delle due presenti in Polonia. È stata fondata da don Radek nel 2010 e quasi subito dopo è sorta la prima Casa per i bisognosi dove le persone con svariate necessità possono ricevere un sostegno complessivo a lungo termine. “Ci sentiamo responsabili per la persona che ci chiede aiuto, e cerchiamo di farle ritrovare la strada giusta”; “non si tratta solo di darle da mangiare ma bisogna anche scoprire come la si può aiutare affinché ritrovi il proprio posto nella società”, spiega don Radek. Poi specifica: “per un’alcolista troviamo un posto nella clinica di disintossicazione, un ex detenuto va aiutato nella ricerca di lavoro e nel riallacciare dei contatti con la famiglia, mentre una persona depressa va ascoltata e sostenuta”.

Aiuto materiale e spirituale. Presso la Casa della misericordia opera uno staff qualificato: assistenti sociali, legali, consulenti del lavoro, ma anche psicologi e terapeuti. Don Siwinski precisa: “Non vogliamo assumere il ruolo di centro specializzato, vogliamo invece assicurare un sostegno costante a chi ne abbia bisogno”. Oltre al sostegno e all’aiuto materiale, sottolinea il sacerdote, “offriamo anche il sostegno spirituale, e quindi oltre alla liturgia eucaristica e l’adorazione del Santissimo, diamo la possibilità di un incontro con il sacerdote, l’adesione al sacramento della riconciliazione, preghiere comuni ed esercizi spirituali”. La conduzione della Casa è possibile grazie a un gruppo di volontari che vi abitano. Oltre a loro, nella Casa di Koszalin, sempre aperta per i richiedenti aiuto, vivono due sacerdoti; vi è stata allestita una cappella e una mensa. Negli ultimi anni altre due Case della misericordia sono state aperte nelle località Rola e Uliszki.

Sotto la croce. Gli evangelizzatori di don Radek in questi giorni invitano tutte le persone che incontrano a partecipare al grande raduno di preghiera “La Polonia sotto la croce” previsto a Wloclawek per la festa dell’esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre prossimo. L’iniziativa, lanciata dalla fondazione “Solo Dios basta”, è sostenuta dall’ordinario della diocesi mons. Wieslaw Mering. “Nel mondo di oggi tutti dobbiamo trovare il proprio posto sotto la croce”, afferma il presule ricordando che l’incontro è “un’altra occasione per la personale conversione” che deve “iniziare nel cuore, dentro noi stessi”. Gli organizzatori prevedono la partecipazione di centinaia di migliaia di persone e un’adesione che potrebbe sfiorare anche un milione di fedeli in preghiera su tutto il territorio nazionale, rivolgono l’invito a “chiedere la grazia di Dio per se stessi e le proprie famiglie, per i vicini ma anche per gli sconosciuti e per tutta la Polonia”. “Vogliamo chiedere a Dio che salvi le nostre anime, e quelli che oggi sentano un vuoto nella loro vita” dice Lech Dokowicz, uno degli ideatori dell’evento.

“L’intervento di Dio”. Dokowicz di professione è cineoperatore e produttore televisivo; per molti anni agnostico, si occupava in Germania della diffusione di musica techno in Germania. “Ho collaborato a lungo con delle persone il cui scopo era influenzare, attraverso la musica, il modo di pensare dei giovani”, racconta Lech Dokowicz. La sua conversione, dice, è avvenuta nel 1996 con “un intervento di Dio” che in pochi minuti gli cambiò la vita. “Allora presi la decisione di offrire al Signore tutta la mia vita e di lavorare solo per la sua gloria e la salvezza delle anime. Tornai in Polonia e poco dopo conobbi Maciej”. Maciej Bodasinski (nella foto sopra assieme a Dokowicz), anch’egli regista e sceneggiatore, e altro responsabile della “Polonia sotto la croce”, iniziò quella che definisce “la sua avventura con Dio” a 17 anni quando in una delle chiese di Varsavia incontrò “un gruppo di persone, piene di gioia, serene e tranquille”, e decise di farne parte. Due anni fa Dokowicz e Bodasinski hanno lanciato l’iniziativa del “Rosario fino alle frontiere” che ha cinto di preghiera tutto il Paese con milioni di fedeli in preghiera. “La conversione del proprio cuore è la conversione del mondo intero”, sottolinea Maciej Bodasinski aggiungendo che bisogna far sì che la Polonia “non abbandoni la croce poiché per rendere il mondo migliore tutti devono cominciare dalla conversione del proprio cuore”.

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