Giornata mondiale ambiente. Morandini (teologo e fisico): “Venezia? È un invito a tutti perché si cambi rotta”

Si celebra oggi, 5 giugno, la Giornata mondiale dell’ambiente. L’esperto Cei per le questioni ambientali, Simone Morandini, mette in guardia: “La situazione è preoccupante ma i cambiamenti sono possibili e possono pilotarci verso una sostenibilità ambientale. Perché allora non farlo, perché arenarci in questa inerzia, perché non dedicare anche qui in Italia l’agenda politica a queste grandi sfide da cui dipendono il futuro del pianeta ma anche il futuro del nostro Paese?”

“Non darei una pagella al pianeta terra che ci sostiene. Dovremmo dare piuttosto la pagella al modo in cui gli esseri umani abitano il pianeta e ne sfruttano le risorse”. E’ molto severo il giudizio di Simone Morandini, fisico e teologo, membro del gruppo “responsabilità per il creato” della Cei, docente all’Istituto San Bernardino di Venezia e membro della Fondazione Lanza. Oggi si celebra la giornata mondiale dell’ambiente dedicata quest’anno temi dell’inquinamento atmosferico e della crisi climatica. Morandini non ci gira attorno. “La situazione è preoccupante”, esordisce Morandini. “Registriamo segnali sempre più allarmanti sia dal punto di vista dell’osservazione scientifica – nel momento in cui ci dice che la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera continua a crescere – sia sul versante degli impegni politici visto che quelli presi a Parigi solo in parte sono stati confermati a Katowice e non c’è stato quel rilancio che sarebbe stato necessario.

Una novità positiva però nel 2019 c’è stata e sono stati i giovani scesi in tutto il mondo per strada, invitati da Greta, per chiedere politiche ambientali diverse. Che segnale è questo “grido dei giovani”?
E’ un segnale duplice. Da un lato di preoccupazione. I giovani ci stanno dicendo: “ci state rubando il futuro e ci costringerete a vivere in un pianeta assai meno accogliente e amichevole rispetto a quello che voi, generazione passata, avete avuto”. Ma è anche un segnale di volontà di intervento, di non accettare passivamente questa situazione e di chiedere invece cambiamenti. Cambiamenti che sono possibili e possono pilotarci verso una sostenibilità ambientale.

Perché allora non farlo, perché arenarci in questa inerzia, perché non dedicare anche qui in Italia l’agenda politica a queste grandi sfide da cui dipendono il futuro del pianeta ma anche il futuro del nostro Paese?

Parliamo del paese Italia. E’ di soli pochi giorni fa l’incidente a Venezia. Lasciando per ora da parte le cause che verranno presto accertate, cosa ha pensato?
Venezia, la città in cui ormai da 30 anni abito, è davvero una cifra della presenza umana sul pianeta. E’ una città nella quale si è stati capaci di costruire splendore e bellezza, interagendo con la natura ma è anche la cifra di questa incapacità dell’uomo di accontentarsi, nella totale assenza del senso del limite. Venezia è bella, tutti devono vederla, tutti devono entrarvi, inclusi questi mostri che sono completamente fuori scala rispetto alla realtà di una città delicata e fragile.

Un incidente come questo in cui fortunatamente non è morto nessuno e fortunatamente nessun monumento è stato danneggiato, è un sintomo che invita a cambiare strada, a cambiare rotta, a delimitare l’affluenza delle navi in laguna e ricordare all’umanità che in questo momento la potenza degli uomini è tale che rischia di spaccare la bellezza naturale e culturale, questo splendido intreccio che la storia umana è riuscita nel tempo a costruire.

Da esperto di tematiche ambientali, quanto è grave su Venezia l’impatto di queste grandi navi?
Ci sono almeno due versanti da considerare. A prescindere dal rischio incidenti, il passaggio quotidiano di mostri di centinaia di migliaia di tonnellate di stazza, attraverso canali costruiti e pensati per delle barche, ha un impatto progressivo e devastante sulle fondamenta della città che lentamente le erode. Secondo versante è l’inquinamento chimico. Queste sono navi che bruciano idro carburi ed emettono fattori inquinanti. E’ una situazione che davvero chiede di essere sanata.

Il problema è che su questi passaggi gravano incassi di milioni di Euro. Cosa scegliere allora: salvaguardare Venezia o rinunciare ad introiti economici importanti per la città?
Credo che la questione debba essere pensata ed affrontata in una prospettiva lungimirante. Nel senso  che Venezia non reggerà molti anni con questi ritmi e in questa situazione.

Noi oggi stiamo mettendo a rischio per profitti di breve cabotaggio, seppur ingenti, la possibilità di garantire il valore estetico, morale, culturale e anche economico sui tempi lunghi della città.

Non è economia versus ecologia. E’ economia di breve periodo versus economia a sguardo e azione lungimiranti.

Quindi in questa Giornata, cosa grida Venezia al mondo della politica?
Metteteci la testa, smettete di litigare e pensate alle cose importanti. Non usate anche la questione ambientale come strumento per una polemica politica di basso profilo. Cercate piuttosto di pensare ad orizzonti di una tutela del creato con profilo ampio. Ricordo fra l’altro che il veneto ha vissuto in questi 12 mesi la tragedia devastante dell’uragano Vaia di cui non c’è memoria che qualcosa di analogo sia mai avvenuto nella storia del nostro Paese. Non perdiamo la memoria perché quello che è successo nel bellunese, potrebbe succedere altrove.

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