Jean Vanier. Marco Veronesi (Il Chicco): “Capì che le persone con disabilità mentale possono piegare i nostri cuori”

Marco Veronesi, responsabile della Comunità Il Chicco di Ciampino ricorda così Jean Vanier: “I disabili mentali sono le persone più inutili agli occhi di questa società: hanno bisogno di tutto e apparentemente non danno niente. Lui invece capì che queste persone potevano piegare i nostri cuori. Visse sulla sua pelle quanto dice il filosofo francese Emmanuel Lévinas disse: siamo ostaggio dell’occhio indifeso dell’altro”

“Non è tanto le grandi cose che faceva o i grandi discorsi che pronunciava. Lui riusciva a stare nella relazione, al di là delle parole, al di là dei gesti, al di là di tutto. Lui riusciva a stare in relazione con te”. È questo il ricordo più bello che Marco Veronesi, responsabile della Comunità il Chicco di Ciampino (Roma), ha di Jean Vanier. Siamo andati da lui, in questa comunità che fa parte e trae ispirazioni tutti i giorni dal carisma di Jean Vanier, per chiedergli più che un’intervista, una testimonianza sul fondatore dell’Arca. “Come responsabile di comunità, appena nominato nel 1992 – racconta subito – è venuto a trovarci Jean Vanier di passaggio qui a Roma ed è rimasto in comunità da noi per qualche giorno. Era un uomo che ti dava serenità e con il quale stavi a tuo agio. Riusciva a creare subito un rapporto. Con i ragazzi poi della nostra comunità, era eccezionale. Come lo vedevano, subito scattavano verso di lui”.

Papa Francesco visita a sorpresa la Comunità il Chicco (Ciampino, 13 maggio 2016)

Qual era il suo segreto?
Intanto, lui era una persona molto pia. Pregava molto, meditava molto. Trascorreva molto tempo in silenzio con sé stesso. Probabilmente uno dei suoi segreti era quello di aver trovato una pace interiore e se uno sta bene con sé stesso riesce a far star bene sé stesso con gli altri. Traspirava questa profonda serenità. Credeva molto nel valore degli ultimi, per cui li amava.

Amava le persone semplici. Le pietre di scarto erano il centro del suo cuore.

Perché gli ultimi?
Credo che al di là del percorso che gli ha fatto fare il Signore, la risposta a questa domanda sta nella sua biografia. Ad un certo punto, dopo aver lasciato la carriera militare, ebbe un incarico in un grande centro per disabili. E come ha messo piede lì dentro, ha capito che le cose non potevano andare in quel modo. Che quella non era vita. Non era umanità. È stato per lui l’incontro con gli ultimi degli ultimi, perché se ci si pensa bene, i disabili mentali sono le persone più inutili agli occhi di questa società: hanno bisogno di tutto e apparentemente non danno niente. Lui invece capì che queste persone potevano piegare i nostri cuori. Visse sulla sua pelle quanto il filosofo francese Emmanuel Lévinas disse:

“Siamo ostaggio dell’occhio indifeso dell’altro”.

È la debolezza dell’altro a prendere il nostro cuore. Inoltre Jean Vanier prendeva come riferimento il Vangelo di Giovanni, da cui è scaturita l’intuizione dell’Arca. È il Vangelo del Signore che lava i piedi, che si mette a servizio dell’uomo, dell’ultimo.

Che rapporto avevano le persone con disabilità mentale con Jean Vanier?
Me lo ricordo attraverso tanti piccoli episodi. Noi abbiamo in comunità un ragazzo molto grave, che viene anche artificialmente alimentato. Si chiama Armando. Di solito sente e riconosce le voci. Quando veniva Jean Vanier a trovarlo, anche se stava in silenzio, lui si girava. Anche se Jean Vanier entrava nella stanza senza farsi sentire, Armando si girava verso di lui. Sentiva probabilmente la sua presenza. Ed è un po’ questo l’elemento che caratterizzava Jean Vanier:

riusciva con tutti ma con loro in particolare a trovare la corda per vibrare insieme. Riusciva ad essere il diapason che trovava nell’altro la nota per farla vibrare ed era una nota sempre differente.

Papa Francesco vi è venuto a trovare il 13 maggio del 2016, durante uno dei Venerdì della Misericordia. Quali punti in comune hanno Papa Francesco e Jean Vanier?
Sicuramente questa attenzione agli ultimi. Quando veniva da noi Jean Vanier, anche se lui era al centro di tutto, non era mai protagonista perché faceva essere protagonisti gli altri. Papa Francesco con noi ha fatto la stessa cosa. Prima sono venuti gli altri.

Sono due persone che pur stando un passo avanti agli altri, si mettono un passo indietro.

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