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Notre-Dame è Parigi, è la Francia, l’Europa, il mondo. Simbolo che richiama il senso di “comunità”

Attraverso il dramma parigino, si ritrova il senso della Comunità europea, nome che i “padri fondatori” del processo di unificazione dell’Europa – Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Robert Schuman – avevano scelto nel 1950 per tradurre la loro volontà politica di tessere tra le nazioni i fili di un destino veramente comune. Un messaggio che, dalle mura annerite della grande chiesa andata a fuoco, si irradia nel continente. Aiutando a proiettare lo sguardo in avanti

(Foto: AFP/SIR)

La cattedrale di Parigi è stata in parte distrutta dalle fiamme. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. L’emozione, sostenuta dalla visione di un fuoco enorme che non sembrava fermarsi, ha colpito tutti, ovunque, perché Notre-Dame è Parigi, ma non soltanto: è la Francia e, al di là dei confini nazionali, è tutta l’Europa, è il mondo. È il monumento religioso più visitato in Europa, da turisti venuti da numerosi Paesi. Nell’arco di vita di una generazione, sono milioni le persone passate a Notre-Dame, colpite dalla bellezza della sua architettura, dai suoi tesori straordinari, dalla sua lunga storia.

Nella Francia divisa, la Francia dei “gilets jaunes”, la Francia laica, secolarizzata, ma sconvolta di fronte al dramma della sua cattedrale, la vita politica si è subito fermata (almeno per qualche giorno), si è eclissata dietro una memoria comune millenaria, dietro uno dei simboli più potenti della cristianità. Le più alte autorità del Paese, con il Presidente Emmanuel Macron, i responsabili politici, i leader delle diverse religioni, confessioni cristiane, ebrei, musulmani, hanno espresso la loro solidarietà ai cattolici.

L’emozione ha sommerso tutta l’Europa, da Roma a Berlino, da Londra a Madrid, da Amsterdam a Varsavia, da Lisbona a Mosca.

L’Europa del mercato comune non riconosce più le sue radici, ma gli europei si sono ritrovati attorno a una cattedrale, si sono riconosciuti eredi di una civiltà comune, quella dei costruttori di cattedrali.

“L’Europa è ferita”, ha detto Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea; Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha parlato di “Notre-Dame de toute l’Europe”.

Attraverso il dramma parigino, si ritrova il senso della Comunità europea, nome che i “padri fondatori” del processo di unificazione dell’Europa – Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Robert Schuman – avevano scelto nel 1950 per tradurre la loro volontà politica di tessere tra le nazioni europee i fili di un destino veramente comune. L’idea di comunità aveva un valore spirituale forte, nel senso di creare uno spirito comune capace di unire popoli e Stati e di lasciare alle spalle le differenze e i conflitti.

Più tardi, la parola “Unione” ha preso il posto di “Comunità”. Non si è trattato soltanto di un cambiamento di vocabolario. L’Unione ha privilegiato le intese tecniche, le norme, i regolamenti a scapito di un progetto. Ai parlamentari europei, Donald Tusk ha detto precisamente: “L’incendio della cattedrale ci richiama che siamo legati da qualche cosa di più importante e più profondo dei trattati. Oggi, ne capiamo meglio l’essenza”.

Notre-Dame di Parigi viene a ricordarci che tutti, indipendentemente dalle nostre convinzioni religiose o meno, dalle nostre storie, origini e vissuti, siamo legati da una civiltà comune che viene dalle nostre eredità giudeo-cristiane e greco-romane.

L’emozione suscitata dalle fiamme sulla cattedrale parigina, condivisa in tutti i Paesi europei, potrebbe significare una nuova presa di coscienza di una profonda civiltà comune che trascende le regole monetarie ed economiche. Il tragico incendio ha fatto vedere che l’Europa non è una realtà astratta, limitata alle istituzioni di Bruxelles, ma è una realtà carnale. Abbiamo visto le immagini di tanti cittadini in lacrime, in preghiera o semplicemente increduli di fronte al crollo di un grande monumento. “Il mondo sconvolto” è stato il titolo del quotidiano italiano “La Repubblica” sotto una foto di Notre-Dame in fiamme. Il “Guardian” britannico ha parlato dello “Spirito dell’Europa”.
L’emozione rimane altissima, perché un monumento antico non è soltanto un aggregato di vecchie pietre. Assieme all’Europa, il mondo si è mobilitato non per un edificio di culto cattolico, ma per un luogo sacro, un luogo di comunione che appartiene a tutti, cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, francesi, europei e cittadini del mondo. Un’emozione simile ha attraversato il mondo quando il ponte di Mostar, l’antica Palmira in Siria, i Budda dell’Afghanistan, i mausolei di Timbuctu sono stati distrutti; una mobilitazione simile ha unito le istituzioni culturali private, statali e internazionali, e i cittadini.

Il patrimonio artistico, architettonico e culturale unisce perché porta in sé la storia, un passato più o meno lontano ma sempre presente; porta spesso la bellezza; porta – che si tratti di monumenti religiosi e profani – qualche cosa di sacro.

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