L’Ue vista da Riga. Karins: “non è perfetta, ma è la migliore idea politica di sempre”

Il premier lettone fa tappa a Strasburgo per portare all'Europarlamento la sua visione sul futuro dell'Unione. Una "comunità di valori" che ha generato pace, sviluppo e democrazia. "Ma non tutto funziona bene". E per affrontare i problemi sollevati dai populisti indica quattro priorità: lavoro, immigrazione, ambiente, sicurezza. I Baltici - sottolinea - temono il vicino russo

Strasburgo, 17 aprile: Krisjanis Karins, premier della Lettonia (foto SIR/Marco Calvarese)

(Strasburgo) “Tra poco, il primo maggio, saranno 15 anni dall’adesione del mio Paese all’Unione europea. Posso dire che non abbiamo rimpianto un solo giorno il nostro ingresso”. Krisjanis Karins è il primo ministro della Repubblica di Lettonia: il Parlamento di Strasburgo lo ha invitato il 17 aprile per un dibattito sul futuro dell’Europa. Parla di una Ue che “ha consentito 70 anni di pace, democrazia e sviluppo”, una “comunità di valori” che ha favorito anche lo sviluppo materiale. Karins nasce nel 1964 negli Stati Uniti da una famiglia – lo spiega egli stesso – di profughi fuggiti dal regime comunista prima in Svezia poi in America. Rientrato in patria negli anni ’80, con in tasca una laurea in lingue, diviene imprenditore per poi entrare in politica. Dopo essere stato ministro ed eurodeputato, da meno di tre mesi è premier, guidando una coalizione di centrodestra.

Karins si presenta in un emiciclo che lo conosce bene, essendo stato europarlamentare dal 2009 fino al 2018. Il suo è un discorso dai forti tratti europeisti. La linea interpretativa è chiara: in un mondo globalizzato, con gigantesche sfide economiche, demografiche e politiche, “nessun Paese Ue potrebbe fare da solo”. “Abbiamo davanti competitori del calibro di Cina, Stati Uniti, Russia, India”.

La Russia, soprattutto, lo preoccupa. La Lettonia sente il peso di un vicino ingombrante.

I russi nel Paese sono ancora un quarto della popolazione totale. Racconta la vicenda storica del suo popolo, le invasioni, la diffusione del cristianesimo (oggi a prevalenza luterana): “siamo pazienti, creativi, pragmatici, con un forte spirito imprenditoriale”. Non manca una nota sul 1989, “la libertà riconquistata, la democrazia, il libero mercato”.

La Lettonia si è ripresa bene dalla crisi economica generatasi nel 2008, che anche a queste latitudini ha creato disoccupazione e povertà. L’Ue è intesa come un’area di pace e di crescita, di opportunità. “Ma non tutto va bene. Circola una sensazione antieuropea oggi nel continente. Noi però non dobbiamo combattere i populisti, semmai dobbiamo cercare di capire cosa vuole la gente e affrontare le cause del malcontento”. Elenca quattro settori in cui operare “insieme”: lavoro, immigrazione, energia e ambiente, salute e sicurezza. Energie rinnovabili e digitale sono altre due insistenze del premier. “Il mio Paese spende il 2% del suo Pil in campo militare. Credo che lo dovremmo fare tutti. Ma – puntualizza – dobbiamo anche lavorare per rafforzare la nostra difesa rispetto alla disinformazione. Una nuova legislazione europea sulle piattaforme social potrebbe evitare la diffusione delle fake news”. A suo avviso la Russia diffonde “bugie e notizie false” per orientare le opinioni pubbliche dell’Europa centro-orientale e occidentale.

Completare il mercato unico per creare lavoro è quindi la sua prima preoccupazione. Il premier si sofferma sull’economia digitale e sull’unione bancaria e indica la concorrenza cinese come un problema comune. Quindi – seconda sottolineatura – bisogna controllare le frontiere esterne. “Ma non illudiamoci, le migrazioni non si fermano. Per cui occorre attrezzarsi per accoglienza e integrazione”. Anche se a Riga, capitale del Paese, il concetto di immigrazione guarda ai Paesi vicini, non certo all’Africa… Poi tocca il terzo punto:

la “transizione intelligente verso l’energia pulita”, investendo per ricerca e applicazione di fonti rinnovabili

sulle quali la Lettonia è all’avanguardia. “Se vogliamo veramente aumentare la quota di energie rinnovabili nel nostro sistema, dobbiamo aprire mercati e liberalizzare i prezzi. La scelta del consumatore è ciò che può guidare meglio la transizione energetica”. Quarto tema: rafforzare la sicurezza. È quasi un tormentone: “per chi vive nel sud dell’Europa, sicurezza vuol dire una cosa, per noi un’altra: dobbiamo guardarci dalla Russia”.

Infine un’altra serie di questioni aperte per rafforzare l’Unione europea: “un Quadro finanziario pluriennale adeguato a investimenti per ricerca, sviluppo, istruzione”. Quindi il capitolo della coesione territoriale, per avvicinare gli standard di vita tra est e ovest dell’Europa. Inoltre il sostegno all’agricoltura: e qui Karins lamenta la poca attenzione al settore primario nei Paesi Baltici da parte dell’Unione europea. E conclude: “L’Ue non è e non sarà mai perfetta. Ma è la migliore idea politica di sempre”. Ha permesso di accantonare una politica muscolare e le armi per dare spazio al dialogo e alla diplomazia. “Ha favorito lo sviluppo dei nostri Paesi”. Per il futuro bisogna “rafforzare le fondamenta, i valori, lo stesso mercato unico”, controllare le frontiere per rasserenare chi teme l’immigrazione sregolata. “Uniti – conclude – siamo più forti”.

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