Notre-Dame c’è

Quest’epoca lo dimentica, ma l'aspirazione rimane: una chiesa simboleggia sempre l'incontro tra il cielo e la terra. Possiamo scommetterci: Notre-Dame de Paris risorgerà dalle proprie ceneri. Un intero popolo se ne prenderà cura. Un intero popolo festeggerà la riapertura delle sue porte

(Foto: AFP/SIR)

Non si poteva dare per scontato che il Presidente della Repubblica rinunciasse a un discorso particolarmente atteso a causa di un incendio alla cattedrale di Notre-Dame. Eppure, quando è stata annunciata la decisione di Emmanuel Macron, è sembrata ovvia. Nessuna questione politica poteva resistere al sentimento di costernazione che sommergeva tutti noi.

Un Paese sorprendente, il nostro: benché profondamente secolarizzato, decristianizzato, improvvisamente sente il cuore stringersi alla vista di una chiesa in fiamme.

La Cattedrale di Parigi occupa, indubbiamente, un posto molto speciale nella memoria collettiva in Francia, in Europa e nel mondo. È il monumento più visitato in Europa ed è sopravvissuto ai secoli, alle guerre e alle rivoluzioni. Vi sono stati celebrati matrimoni di re, funerali di capi di stato. È uno dei più grandi simboli dell’arte gotica. Victor Hugo l’ha scolpito nel nostro immaginario. Ma tutto questo non basta a spiegare perché un intero popolo all’improvviso ha avuto voglia di piangere.

“È la NOSTRA Signora”, ha twittato la portavoce del governo, Sibeth Ndiaye. Questo disastro ci scuote nel più profondo di noi stessi. Anche se non tutti se ne rendono conto, questo vascello di pietra e di legno racconta il nostro radicamento in una storia in cui la fede cristiana ha occupato un posto decisivo.

Quest’epoca lo dimentica, ma l’aspirazione rimane: una chiesa simboleggia sempre l’incontro tra il cielo e la terra. Possiamo scommetterci: Notre-Dame de Paris risorgerà dalle proprie ceneri. Un intero popolo se ne prenderà cura. Un intero popolo festeggerà la riapertura delle sue porte.

(*) direttore del quotidiano “La Croix”

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