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Europa: famiglia “risorsa politica”. Il Manifesto Fafce per le elezioni Ue

La Federazione delle associazioni familiari cattoliche lancia, da Bruxelles, un manifesto e una campagna, #VoteForFamily, per “contribuire a creare dibattito” sul tema. "Al continente serve una primavera demografica"

foto SIR/Marco Calvarese

La famiglia è stata dimenticata in tutti questi anni e il “segnale” evidente è la crisi demografica, fatta di “invecchiamento della popolazione europea e denatalità”, al punto che nessun Paese europeo oggi fa figli a sufficienza per garantire il proprio rinnovamento. E “se non si fanno più figli è perché manca la fiducia nel futuro”. Per questo la Federazione delle associazioni familiari cattoliche (Fafce) propone un manifesto e una campagna, #VoteForFamily, per “contribuire a creare dibattito” sul tema della famiglia.

Ruolo fondamentale. In un incontro che si è svolto a Bruxelles, il presidente Antoine Renard ha illustrato l’obiettivo di questa iniziativa: “Deve arrivare un tempo nuovo in cui la famiglia sia considerata come risorsa politica”. Per questo le 17 associazioni nazionali nelle prossime settimane saranno impegnate ad avvicinare i candidati e proporre alla firma questo “Manifesto per le elezioni europee” come “impegno a riconoscere sempre il ruolo fondamentale della famiglia come unità di base della società”, in tutte le decisioni politiche che si affronteranno nella prossima legislatura. “Vediamo che il mondo si è sviluppato rapidamente, ci sono grandi temi che presuppongono la cooperazione tra i popoli (demografia, migrazione, economia, ambiente) e su tutti questi occorre considerare che le famiglie sono risorse e non un soggetto in crisi, sono una soluzione moderna per un mondo che attraversa un tempo di crisi”, dichiara Renard al Sir.

Figli, bene comune. “L’inverno demografico è una silenziosa emergenza che riguarda tutti gli Stati europei. All’Europa occorre una primavera demografica. I figli sono il nostro principale bene comune. Mi impegno ad aumentare la consapevolezza in merito al declino demografico dell’Europa, proponendo provvedimenti e strumenti concreti volti a mutare gli attuali orientamenti”. È il primo punto del decalogo. Il “family mainstreaming” è il secondo punto: “La famiglia è la pietra angolare della società. L’Ue deve tener conto delle famiglie europee in tutte le sue decisioni, rispettando il principio di sussidiarietà”. Da qui l’impegno a promuovere il concetto di valutazione d’impatto familiare per ogni politica settoriale. Sostenere le voci delle famiglie è il terzo elemento: “Le associazioni familiari sono la voce delle famiglie articolandone autenticamente i fabbisogni e aumentando il loro impegno nella società civile”. Ne consegue la necessità di far riconoscere “il contributo e il ruolo dell’associazionismo familiare nella definizione e nello sviluppo dei programmi europei”. Quarto aspetto: l’“economia al servizio della famiglia”, considerando che essa è “fonte di resilienza per la società e un aiuto nell’alleviare le difficoltà delle finanze pubbliche”. In questo senso servono “politiche pubbliche che riconoscano la dignità della famiglia e il suo ruolo economico fondamentale per il bene comune”. Gli altri punti riguardano il “lavoro dignitoso per ogni famiglia”, l’equilibrio tra vita familiare e impegno professionale, riconoscere la complementarietà donna-uomo, “rispettare e promuovere l’istituto matrimoniale”, “rispettare la dignità umana della vita dal suo inizio al suo naturale compimento”. Non da ultimo – decima sottolineatura – il ruolo dei genitori: “padre e madre primi e principali educatori dei figli”.

Risultati della campagna. In questo Manifesto “non si parla di diritti ma di responsabilità” della famiglia, ha specificato Vincenzo Bassi, vicepresidente Fafce, perché “si vuole che le istituzioni e i candidati ne riconoscano la gioiosa responsabilità”. E “se il Parlamento lavora per la famiglia, lavora per la società”, ancora Bassi, che mette in luce anche l’importanza dell’associazionismo famigliare nel rispondere alla “solitudine delle famiglie in crisi”. “Non vogliamo che la famiglia diventi un ambito di competenza delle politiche europee” e “non vogliamo che la famiglia sia attenzione solo delle politiche sociali, ma di tutte le politiche”. “Non proponiamo soluzioni concrete ai problemi, perché non è nostro compito”, è stato ancora detto durante l’incontro tenutosi il 2 aprile. I risultati della campagna di raccolta firme saranno resi pubblici il 15 maggio, giornata internazionale della famiglia. Così “conosceremo le persone che, una volta elette potranno costituire un interlocutore nel Parlamento europeo per sostenere la famiglia”.

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