This content is available in English

Elezioni europee. Vescovi Francia, Germania e Svizzera: “Essere insieme è meglio che essere soli”

In vista delle elezioni europee di fine maggio, le presidenze delle Conferenze episcopali di Germania, Francia e Svizzera hanno promosso a Parigi un colloquio sul “bene comune europeo” al quale stanno prendendo parte 80 partecipanti provenienti dai tre Paesi. Tra i relatori: storici ed economisti, teologi, vescovi, donne e uomini impegnati in politica. Un dialogo a più voci per capire cosa sta succedendo in Europa, quali scenari futuri si possono aprire e come ritornare sulla scena mondiale da protagonisti.

(da Parigi) Il difficile processo della Brexit nel Regno Unito, le tendenze nazionalistiche che scuotono i diversi Paesi del nostro continente, ma soprattutto l’allontanamento delle persone dalle istituzioni europee che appaiono sempre più estranee e tecnocratiche. La nozione del bene comune non è più evidente e l’Europa oggi ha bisogno di ritrovare uno slancio nuovo. Per questo, in vista delle elezioni europee di fine maggio, le presidenze delle Conferenze episcopali di Germania, Francia e Svizzera hanno promosso a Parigi un colloquio sul “bene comune europeo” al quale stanno prendendo parte 80 partecipanti provenienti dai tre Paesi. Tra i relatori, docenti universitari, storici ed economisti, teologi, vescovi, donne e uomini impegnati in politica, come per esempio l’ex ministro della difesa tedesco Thomas de Maizière, l’ex premier italiano Enrico Letta e l’ex deputata europea Sylvie Goulard. Un dialogo a più voci per capire cosa sta succedendo in Europa, quali scenari futuri si possono aprire e come ritornare sulla scena mondiale da protagonisti. Dal 2015 le tre presidenze si sono impegnate a organizzare un incontro ogni due anni su un tema di attualità. Il primo incontro si è svolto a Roma nel 2015 attorno al Sinodo sulla famiglia, il secondo a Berlino nel 2017 sulla questione delle migrazioni.

La posta in gioco nel 2019 sono le elezioni europee di fine maggio. Una prima valutazione sarà fatta sul “tasso di partecipazione che sarà poi analizzato in ciascun Paese come un segno di adesione o di indifferenza o addirittura rigetto rispetto al progetto europeo”, dice il presidente dei vescovi francesi, mons. Georges Pontier. Il dialogo di Parigi sta cercando di capire le ragioni della delusione che l’Europa ha causato nei suoi cittadini: questione migranti, dibattito sulle competenze del Parlamento e della Commissione europea, rigetto della moneta unica, sentimento di insicurezza economica, sociale, culturale.

“Dopo decenni di progresso e di fiducia in Europa, siamo entrati oggi in un periodo di turbolenza, di ripiegamento in se stessi, di paura”, dice il vescovo Pontier.

Ma “le difficoltà che stanno incontrando il governo e i parlamentari del Regno Unito per mettersi d’accordo sulle condizioni del Brexit, tanto da paventare addirittura il rischio di una uscita senza accordo, indica a tutti gli europei continentali che lasciare l’Unione è un taglio netto al legame comune europeo e che c’è enormemente da perdere dal separarsi dagli altri”.

È arrivato anche qui a Parigi il vento della manifestazione pro-Europa che ha scosso domenica scorsa Londra. Un milione di persone ha sfilato per chiedere un nuovo referendum e una revoca all’uscita dall’Ue. Una manifestazione che dimostra che “non è vero” che gli europei non amano l’Europa. Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca, ne è convinto.

“La gran parte degli europei è per l’Unione europea. Ciò è assolutamente chiaro” e chi sostiene invece la deriva populista “è una minoranza.

“Certo, si registra un aumento delle voci che si definiscono scettiche nel confronti del progetto europeo. Occorre allora aprire uno spazio di discussione”. Fu con questo intento che due anni fa, le Chiese organizzarono a Roma con Papa Francesco “(Re)thinking Europe”. Il dialogo di Parigi si inserisce nel solco di quella discussione. “Essere insieme è meglio che essere soli”, incalza il cardinale Marx che dell’incontro in Vaticano fu un protagonista. “Tutti, anche i Paesi più grandi, sono piccoli e deboli di fronte alle grandi dinamiche mondiali, e da soli possono fare poco. Insieme invece si possono fare grandi cose, anche lottare per la civiltà di libertà, solidarietà, democrazia e pace”, che l’Europa ha costruito nella sua storia. Un patrimonio di cui oggi è responsabile “non solo per gli europei ma per il mondo intero”.

Il mondo ha bisogno dell’Europa. Nel suo intervento, Enrico Letta ha messo in guardia a più riprese dal rischio di altri 27 Brexit e di una Europa che si tira indietro dal contesto mondiale. Dopo il suo tour a Roma, è arrivato anche in Francia il presidente cinese Xi Jinping dove ha incontrato all’Eliseo Emmanuel Macron. Di fronte all’espansione cinese da una parte, la politica protezionista di Trump e le mire sovraniste della Russia di Putin dall’altra, l’Europa deve giocare il suo ruolo di mediazione per non lasciare un sistema di mercato e di governo senza regole. “Il futuro – ha detto l’ex premier italiano – ha bisogno dell’Europa, perché ha bisogno della sua politica fondata sulla difesa della dignità umana e sulla centralità della persona”. Il futuro dell’Europa – secondo quanto sta emergendo qui a Parigi – si gioca nella sua capacità ad aprirsi al mondo. “Se l’Europa si limita all’Unione europea – avverte mons. Felix Gmϋr, presidente della Conferenza episcopale svizzera – rischia di diventare una entità chiusa in se stessa, senza futuro, senza divenire”.

Altri articoli in Europa

Europa