Parlamento europeo: tempo scaduto, nessuno sconto ai britannici

Dalla sede dell'Assemblea Ue, riunita in sessione plenaria, si alzano le voci dei leader politici europei. "Spetta a Londra scegliere i prossimi passi". Tre ipotesi: no deal, rinvio del Brexit oppure secondo referendum. Timmermans, "decisione comunque dannosa". Weber, "fallimento della classe politica inglese". Il britannico Farage, "non vogliamo più essere governati da voi"

(da Strasburgo) Nessuno sembra intenzionato a fare sconti al Regno Unito. I britannici hanno liberamente scelto il Brexit, e spetta ai loro politici organizzare un “recesso” ordinato, che non pesi eccessivamente sugli stessi cittadini inglesi, che non crei problemi a quelli dell’Unione e che non spacchi in due l’isola d’Irlanda. Vanno in questa direzione le voci che si levano da Strasburgo – dove è riunito in plenaria l’Europarlamento – nei giorni critici in cui a Londra governo e parlamento cercano la quadra attorno all’ormai imminente data del 29 marzo, chiesto proprio dal governo d’oltre Manica per lasciare l’Ue. Westminster è chiamato, tra questa sera e domani, 13 e 14 marzo, a decidere ciò che ancora non ha deciso. Tre le ipotesi principali: uscire dall’Ue ratificando l’accordo sottoscritto da Theresa May con l’Unione; oppure scegliere la via del “no deal” (nessun accordo); infine, far tornare il Paese sui propri passi indicendo un secondo referendum.

“Bisogna fare meno male possibile, in un processo politico che comunque sarà dannoso”. Frans Timmermans, vicepresidente vicario della Commissione europea, da Strasburgo invia un messaggio a Londra. “Dopo la bocciatura di ieri sera, sono gli inglesi che possono dirci come andare avanti verso un recesso” del Regno Unito il “più possibile ordinato. Nel frattempo è nostro dovere pensare ai nostri cittadini, alle nostre imprese, agli interessi” dell’Ue, messi a rischio dal Brexit. A Timmermans fa eco Michel Barnier, capo negoziatore dell’Unione europea sul divorzio da Londra: “il rischio di un no deal”, di una uscita disordinata del Regno Unito, “non è mai stato così alto. Potrebbero arrivare gravi conseguenze e noi dobbiamo prepararci”. Barnier a sua volta sottolinea che, raggiunto l’accordo sul Brexit che Westminster ha di bocciato, “la responsabilità di come andare avanti spetta ai politici britannici”. Barnier ricorda: “il trattato che abbiamo sottoscritto è l’unico possibile. Poi, dopo il Brexit, avremo tempo per negoziare le buone e future relazioni con il Regno Unito, che resterà un Paese amico”.
“Essere o non essere nell’Ue?”: rispolvera Shakespeare Melania Gabriel Ciot, rappresentante del Consiglio dei ministri Ue. “Il problema è che qui non siamo a teatro. Ci sono in gioco diritti dei cittadini, lavoro, economia…”. Ciot conferma che uscire dall’impasse è compito che spetta al parlamento e al governo di Londra. “Noi dobbiamo mantenere una forte solidarietà tra i 27 Paesi membri dell’Ue, una solidarietà soprattutto verso l’Irlanda”. La rappresentante del Consiglio conferma la “disponibilità a facilitare un recesso ordinato del Regno Unito”; ma “la garanzia del backstop – sulla frontiera irlandese – non può venire meno. È un elemento assicurativo per un periodo limitato”. “Continuiamo a essere disponibili al dialogo” con le autorità inglesi. Poi aggiunge: “si va verso un rinvio” della data di uscita dall’Unione. Un rinvio che dovrebbe essere approvato dal Consiglio europeo della prossima settimana, “ma ci dev’essere un motivo reale e credibile per rinviare” la data del divorzio.

Di “disastro” a proposito di Brexit parla Manfred Weber, capogruppo dei Popolari al Parlamento europeo di Strasburgo. “È il fallimento della classe politica inglese”, aggiunge. “Un rinvio del recesso? – si domanda –, ma per quale ragione? A Londra decidano cosa intendono fare”. Tutti i leader dei gruppi politici presenti all’Eurocamera esprimono preoccupazione per il recesso e anche per le relazioni future tra le due sponde della Manica. Guy Verhofstadt, capogruppo dei Liberali, attacca: “no a proroghe senza un progetto. Il parlamento e il governo inglesi trovino una via d’uscita”. Nigel Farage, britannico, leader dell’Ukip, tra i principali promotori del Brexit, afferma: “È il mio penultimo intervento in questo Parlamento, non voglio tornare qui a luglio e sono convinto che molti di voi condividono lo stesso pensiero”. “Noi vogliamo semplicemente lasciare l’Ue, non vogliamo essere governati da voi, vogliamo governarci da soli”. “La soluzione è questa – aggiunge Farage –: noi lasciamo il 29 marzo, la maggior parte degli accordi sono stati preparati, ci sono ancora alcune questioni da mettere a punto. Poi voi e noi potremo continuare a vivere le nostre vite”. Ognuno per la propria strada, dunque.

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