This content is available in English

Confcooperative: un altro modo di fare impresa. Pofferi: “Da noi forte sostegno all’Ue”

Parla il responsabile dell’Ufficio di Bruxelles di Confcooperative dando voce a 20mila imprese italiane, collegate a un fitto reticolo continentale. "Il nostro contributo alla costruzione europea". Fra i temi affrontati l'economia sociale, la fiscalità, il ruolo di primo piano dell'agricoltura e dell'ortofrutta. L'esigenza e la capacità di stare sui mercati globali. "Rinnovare l'Ue, ma dall'interno"

Le cooperative sono una delle colonne dell'economia europea, presenti in numerosi settori produttivi, dall'agricoltura ai servizi, dalle banche al manifatturiero

(Bruxelles) – “La presenza di Confcooperative a Bruxelles risale agli anni ’70, per la  consapevolezza che fosse centrale il livello decisionale europeo. Il progressivo spostamento di competenze con i vari trattati non ha fatto che rafforzare il trend”. È Leonardo Pofferi, responsabile dell’Ufficio di Bruxelles di Confcooperative, a spiegare al Sir il senso e i tratti di questa presenza che vuole “accompagnare e portare un contributo alla costruzione europea” esprimendo la voce di 20mila imprese italiane, dei più diversi settori, e che “intende veicolare un messaggio: pluralismo economico, attenzione a modelli d’impresa diversi da quelli d’impresa tout-court”. Quindi essere a Bruxelles per Confcooperative è anche “una necessità”, condivisa con altre associazioni di cooperative italiane (Agci e Legacoop, riunite nell’Alleanza delle cooperative italiane) e con movimenti cooperativi di altri Paesi.

Leonardo Pofferi

Quali passi avanti dal vostro punto di vista ha fatto l’Italia nella legislatura dell’europarlamento che si sta chiudendo?
Il primo è il tema della fiscalità: patrimonio dell’Italia è una normativa fiscale che si applica orizzontalmente alle imprese cooperative, con alcuni distinguo tra i diversi settori. In passato la Commissione aveva aperto procedure di semi-infrazione su questa legislazione che però hanno portato, anche con una sentenza della Corte di giustizia, a una legittimazione di tale ordinamento specifico. Nonostante questi significativi pronunciamenti, ci troviamo purtroppo sistematicamente costretti a dovere difendere nelle proposte della Commissione i risultati ottenuti. Nell’agroalimentare, settore in cui abbiamo filiere dove cooperazione è leader (ortofrutta, vino, latte e formaggi a denominazione d’origine), oltre alla difesa di voci di bilancio importanti per la politica agricola, registriamo con soddisfazione la comprensione dell’esigenza di andare a premiare forme aggregate. Recentemente ci sembra anche di essere riusciti a far passare il messaggio che un’impresa in forma associata (in Italia la cooperativa) è un soggetto al quale attribuire importanza. Sul fronte bancario, in relazione alla crisi del 2008 e al profluvio di norme piovuto sul sistema bancario europeo, la nostra azione è stata quella di chiedere una proporzionalità delle misure: il rischio sistemico di una multinazionale è decisamente maggiore di quello di una banca di credito cooperativo. Abbiamo dovuto combattere, ricevendo grande attenzione dal Parlamento europeo che ci ha aiutato a correggere alcune norme. Ora vorremo che questa proporzionalità diventasse patrimonio di tutte le proposte legislative della Commissione nel completamento indispensabile del disegno dell’unione bancaria. Cito da ultimo il settore delle cooperative che fanno energia rinnovabile: è di grande importanza nelle aree geografiche dell’arco alpino. In questa legislatura si sta completando un pacchetto di riforme epocali del mercato dell’energia e il risultato che noi riteniamo importante è che la Commissione stessa abbia individuato nella figura delle “comunità energetiche” uno degli strumenti più idonei, anche se da costruire in fase applicativa nazionale.

L’agricoltura è un mondo che dall’Ue ha ricevuto sempre tanto, ma proprio in quel mondo si stanno manifestando forti spinte sovraniste. Come lo spiega?
Questi aspetti stanno emergendo soprattutto in relazione agli accordi del commercio internazionale che l’Europa sta stipulando e negoziando con altre aree del mondo, mentre l’ampio ambito della politica agricola comune, la Pac, pur essendo in graduale “risparmio”, continua a essere una delle voci più importanti del budget europeo. Quello che è diventato più mediatico sono le conseguenze di eventuali accordi commerciali internazionali, all’intero dei quali il capitolo agricolo spesso riveste una importanza prioritaria. Noi abbiamo sempre cercato di avere una posizione pragmatica: le nostre imprese hanno l’esigenza di andare a collocare i loro prodotti su mercati emergenti, perché i numeri mostrano che i consumi in Italia sono in stagnazione o in regressione. Quindi sposiamo l’approccio di apertura a questi mercati, consapevoli che in ogni negoziato si deve arrivare a un compromesso e ci sono circostanze in cui l’agricoltura rischia di giocare la carta di merce di scambio. Quindi è bene fare una giusta battaglia per non consentire l’indiscriminato arrivo di prodotti a prezzi più competitivi che vanno a discapito del rispetto delle condizioni di lavoro o della sicurezza alimentare. Rispetto al problema doganale riteniamo che i prodotti agricoli italiani, per la loro qualità, abbiano potenzialità sui mercati europei. Ciò comporta dei rischi, ma è una sfida che l’agroalimentare italiano è in larga misura pronta ad affrontare. Il caso dell’accordo con il Canada è un esempio eclatante: riteniamo sia buono, anche se non perfetto, perché ha tutelato la stragrande maggioranza delle produzioni a denominazione di origine, quelle che hanno vere opportunità sui mercati. Non tutte hanno però la forza commerciale per competere su certi mercati.

Quali prospettive ha in Europa il modello di economia sociale che le cooperative incarnano?
La cooperazione è la fetta più importante dell’economia sociale ed è un settore in grandissima crescita in Europa e con numeri di tutto rispetto, quindi non può essere trascurato. Abbiamo cercato di rivendicare questa esigenza di riequilibrio, rispetto alla grande attenzione che l’Ue ha dedicato al capitolo della finanza a discapito dell’economia sociale. Intravediamo una piccola inversione di tendenza, che necessita di essere rafforzata. Con il “pilastro dei diritti sociali” la Commissione ha finalmente voluto avviare un percorso di attenzione a tutto questo ambito che si collega al tema dell’economia sociale. Quindi guardiamo con più ottimismo al futuro, riconoscendo che il Parlamento ci ha molto accompagnati in questo percorso.

Quali priorità invece per la prossima legislatura?
La prima è di non dimenticare mai l’esigenza di fare squadra nel difendere le esigenze del sistema Paese; immaginiamo che il prossimo Parlamento sarà più frammentato quindi più che in passato una politica di alleanza e di coesione sarà indispensabile. La seconda è legata all’attualità che si porterà dietro la nuova composizione del Parlamento con la definizione delle linee finanziarie 2021-2027. Speriamo che il Consiglio si dimostri un po’ più disponibile alla posizione del Parlamento europeo che ha chiesto di rivedere al rialzo la proposta della Commissione, per un bilancio il più possibile ambizioso in termini economici, cercando di salvaguardare le voci delle politiche da cui l’Italia può beneficiare particolarmente (l’agricoltura e la politica di coesione), pur riconoscendo l’esigenza di fare spazio ad altre realtà, come la ricerca e l’innovazione. Altra sfida sarà costruire regolamenti che si rivelino di più facile applicazione a livello nazionale: a volte scontiamo la difficoltà ad andare ad applicare o approfittare appieno di opportunità finanziarie che ci sono.

I soci di Confcooperative andranno a votare alle europee?
Il nostro messaggio è non solo un messaggio europeista ma di sensibilità e consapevolezza. Ormai è un problema la disaffezione sempre crescente alla politica e all’Europa. L’Italia ha sempre fatto registrare un tasso di europeismo maggiore di altri Paesi, e ci preoccupa che ora sia in netta flessione. L’Europa è lungi dall’essere perfetta, ma è solo lavorandoci dall’interno con forza, dedizione, pazienza, alla ricerca di compromessi che si può cercare di migliorarla.

Altri articoli in Europa

Europa