Elezioni europee: Brexit ed exit poll, due incognite a 100 giorni dal voto

L'Assemblea Ue presenta ai giornalisti la strategia per portare i cittadini alle urne tra il 23 e il 26 maggio. E mentre cresce l'attenzione sull'Ue e si scalda il dibattito politico tra sovranisti ed europeisti, prende quota la possibilità che l'affluenza alle urne possa invertire il trend negativo. Tra le curiosità di questa tornata: in tutti i Paesi votano i maggiori di 18 anni, salvo in Austria e Malta, dove sono chiamati alle urne i 16enni e in Grecia, dove possono votare i 17enni

Strasburgo, 13 febbraio: presentazione alla stampa della campagna istituzionale a 100 giorni dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo

(Strasburgo) A cento giorni dal voto per il rinnovo dell’Europarlamento si scalda il dibattito politico nei 27 Paesi dell’Unione e, al contempo, prende avvio la campagna istituzionale per invitare i cittadini alle urne. Con un’accresciuta attenzione politica e mediatica – non sempre benevola – verso l’Ue, qualche analista azzarda che, questa volta, l’affluenza ai seggi potrebbe avere segnali di ripresa dopo che dal 1979 ad oggi era andata progressivamente calando (dal 62% al 43% del 2014; in Italia 57%). In questi 40 anni il Parlamento europeo è stato eletto a suffragio universale: e fra il 23 e il 26 maggio prossimi si rinnoverà uno dei maggiori esercizi di democrazia partecipativa al mondo, con 373 milioni elettori, fra cui 23,4 milioni di giovani alla prima esperienza elettorale.

I primi a votare saranno gli olandesi, il 23 maggio, poi a seguire tutti gli altri Stati, secondo modalità e sistemi elettorali nazionali, a base proporzionale: sarà proprio l’Italia a chiudere per ultima i seggi alle 23 di domenica 26 maggio. Tra le curiosità di queste elezioni si può ricordare che in tutti i Paesi votano i maggiori di 18 anni, salvo in Austria e Malta, dove sono chiamati alle urne i 16enni e in Grecia, dove possono votare i 17enni. L’età minima per essere candidati varia invece da 18 a 25 anni.

L’ottava legislatura si concluderà fra un paio di mesi, con l’ultima sessione plenaria a Strasburgo, il 18 aprile. Restano ancora 200 dossier politici e legislativi da chiudere, fra cui l’addio al Regno Unito, con il Brexit fissato al 29 marzo. E proprio il Brexit costituisce una incognita sul voto: se Londra lascerà l’Ue nel giorno stabilito sarà tutto più semplice, ma se il Brexit dovesse essere posticipato, anche i cittadini britannici potrebbero essere chiamati a eleggere i loro deputati. “È una ipotesi che abbiamo considerato ma che non cambia i nostri piani. Noi ci prepariamo – spiega Jaume Duch, direttore generale della comunicazione del Parlamento – a elezioni fra i 27 Stati membri” che faranno parte dell’Unione dal 30 marzo in poi.

Nella sede dell’Eurocamera a Strasburgo viene lanciata la campagna di informazione istituzionale verso l’appuntamento del 23-26 maggio. Lo stesso Duch specifica: “sono elezioni inedite. Nel 2014 non si parlava di Brexit, Trump non era presidente degli Usa, era diversa la posizione della Russia e della Turchia” nel quadro politico internazionale. Le fake news non preoccupavano quanto oggi e l’attenzione dei media e dei social – osserva – sull’Ue “non era così forte”. Il timore della “disinformazione” e di eventuali ingerenze esterne nel voto ha fatto sorgere di recente un’apposita unità dell’Euroassemblea che si occupa di prevenire, stanare e correggere le fake news sull’Ue.

La campagna Stavoltavoto.eu (https://www.stavoltavoto.eu/) decolla, coinvolgendo, come portabandiera elettorali giovani, associazioni, realtà istituzionali, gruppi di cittadini coscienti della posta in gioco. Secondo l’ultimo Eurobarometro il 41% dei cittadini conosce già la data delle elezioni europee, il 48% del campione (27mila cittadini) si dice convinto che la propria voce “conta in Europa”, mentre il 68% – dato piuttosto sorprendente – afferma che il proprio Paese “ci guadagna restando nell’Ue”. Il Parlamento promuove dunque una strategia di informazione che prevede varie iniziative fra cui la diffusione di sondaggi sui risultati di maggio (il primo sarà disponibile nella mattina di lunedì 18 febbraio), messaggi informativi su media e social, un sito che spiega i risultati ottenuti dall’Ue negli ultimi cinque anni di legislatura (https://what-europe-does-for-me.eu/en/home), un dibattito con gli “Spitzenkandidaten” il 15 maggio in diretta tv da Bruxelles.

Sarà lo stesso Parlamento a diffondere tra meno di una settimana le prime proiezioni elettorali, con la possibile ripartizione dei seggi nel futuro Emiciclo in base alle intenzioni di voto di campioni di cittadini. L’istituzione si avvarrà di sondaggi nazionali, realizzati con metodologie rigorose e trasparenti – viene puntualizzato –, effettuati da società del settore e comunque senza considerare quelli commissionati dai partiti. Tali sondaggi saranno diffusi periodicamente fino all’ultima sessione plenaria del Parlamento a metà aprile. Un problema potrebbe invece sorgere rispetto agli exit poll che il Parlamento diffonderà dalle ore 20 del 26 maggio: perché a quell’ora saranno ancora aperte le urne in alcuni Stati, fra cui l’Italia, con la possibilità di influenzare – seppur minimamente – quegli elettori che a quell’ora non avessero ancora espresso il loro voto. Lo spoglio delle schede inizierà contemporaneamente nei 27 Stati alle 23 del 26 maggio. Poi sapremo se saranno le forze sovraniste o quelle europeiste – in una sorta di derby europeo – ad avere la maggioranza a Strasburgo.

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