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Svezia: chiese cristiane nelle piazze per i diritti dei rifugiati convertiti

Il 16 gennaio manifestazioni a carattere ecumenico a Stoccolma (dove sarà presente anche il cardinale Arborelius), Göteborg, Linköping, Sandviken per denunciare “carenze sistematiche nei processi di valutazione previsti dall’Agenzia svedese per le migrazioni circa le richieste di asilo". La mobilitazione delle comunità e delle parrocchie. Tre proposte concrete

Non sarà solo a Stoccolma, ma anche a Göteborg, Linköping, Sandviken (e probabilmente anche a Jönköping), che i cristiani in Svezia si riuniranno mercoledì 16 gennaio per pregare e manifestare pubblicamente la propria preoccupazione per le “carenze sistematiche che esistono nei processi di valutazione previsti dall’Agenzia svedese per le migrazioni delle richieste di asilo di convertiti”. È da tempo che la questione agita le Chiese che si sono espresse a più riprese su questo tema. “In Svezia abbiamo un buon numero di rifugiati che sono arrivati da soli dall’Afghanistan e da altri luoghi come l’Iran, il Medio Oriente. Molti di loro hanno 13-14 anni. Le Chiese hanno lavorato molto per accogliere i rifugiati, e tra questi alcuni sono diventati cristiani, convertendosi dall’islam”, spiega al Sir Karin Wiborn, segretario del Consiglio delle Chiese in Svezia che organizza questi eventi. “Secondo noi ci sono difficoltà perché vediamo che l’autorità statale per le migrazioni non li sta trattando correttamente quando chiedono asilo per motivi religiosi”.

Quesiti troppo difficili. Wiborn cita un esempio: durante i colloqui previsti nell’iter della richiesta d’asilo vengono poste a queste persone “domande abbastanza difficili sulla teologia, le differenze tra le Chiese, la conoscenza della Bibbia, domande a cui nemmeno la maggior parte delle persone in Svezia saprebbe rispondere”. Aggiunge: “Sono  soprattutto la Chiesa cattolica e la Chiesa protestante che si sono coinvolte nell’accoglienza dei rifugiati, con il risultato che alcune persone si sono convertite”.

Non esistono cifre. “Non ci sono cifre precise sulla dimensione del problema” riferisce Kristine Hellner, responsabile per la comunicazione della diocesi cattolica di Stoccolma, “ma da quello che ho visto ci sono comunità cristiane che affrontano quotidianamente questo problema”. Il motivo per cui non esistono statistiche affidabili è che “nelle domande d’asilo la religione di una persona non è registrata”, spiega Hellner. “Non sappiamo quante persone chiedano asilo in riferimento alla loro fede cristiana e non sappiamo a quante persone venga negato l’asilo a causa di ciò”.

“Mahmoud si è tolto la vita”. Si conoscono però tante storie e negli eventi che si svolgeranno la prossima settimana, si darà spazio anche ad ascoltare le testimonianze di persone convertite. Sempre Hellner ne racconta una al Sir: “Mahmoud è arrivato da solo in Svezia nel 2015. Nel dicembre 2016 è stato battezzato nella chiesa pentecostale di Jönköping, dopo essersi preparato al battesimo. Andava spesso alle attività organizzate dalla parrocchia e partecipava a un corso sul cristianesimo, frequentava regolarmente le celebrazioni. Era molto aperto e faceva parte della rete per i convertiti della parrocchia. Ma l’autorità per la migrazione ha ritenuto la sua fede non fosse genuina, la sua conversione un motivo non sufficiente per l’asilo, non rischioso il ritorno in Afghanistan. Mahmoud ha ripresentato la domanda di asilo tre volte, ma alla quarta, non l’hanno più affrontata e Mahmoud si è tolto la vita”.

Dibattito pubblico. L’impegno dei cristiani fino ad ora è avvenuto su un piano individuale, nelle parrocchie e comunità, ma con le manifestazioni si vuole rendere pubblico il dibattito. In realtà da qualche mese ormai la Equmeniakyrkan, denominazione protestante, nella sua campagna “Diritto alla fede” lanciata nel 2013 per sensibilizzare al diritto alla libertà religiosa nel mondo, ha messo anche un accento svedese alla campagna e insieme ad altre Chiese protestanti ha promosso una petizione per chiedere modifiche nei processi di esame delle richieste d’asilo per motivi religiosi.

Tre precise richieste. Inoltre, il giorno dopo le manifestazioni, giovedì 17 gennaio, un gruppo di rappresentanti delle Chiese incontrerà il direttore generale dell’Agenzia svedese per le migrazioni, Mikael Ribbenvik, per presentare formalmente le  tre richieste delle Chiese. Spiega Karin Wiborn: la prima richiesta è che il quadro legale nei processi di analisi delle richieste di asilo “consideri i risultati delle ricerche sui temi della conversione” che indicano che quando si tratta di cambiare religione, le relazioni e i contesti spesso pesano più delle riflessioni intellettuali; che si considerino più seriamente “i rischi a cui va incontro un convertito la cui richiesta d’asilo viene respinta”: ad esempio una persona che deve tornare in Afghanistan dopo essersi convertita al cristianesimo, va incontro a forti rischi per la propria vita. La terza richiesta è  “che quando si indaga sulla autenticità di una conversione, nella valutazione le autorità diano più spazio alle azioni e ai comportamenti più che alle riflessioni sulla fede e la teologia”.

I partecipanti. Il Consiglio cristiano, piattaforma che riunisce 27 denominazioni cristiane presenti in Svezia, ha già fatto sapere che alla manifestazione di Stoccolma parteciperanno tra gli altri il cardinale Anders Arborelius, l’arcivescovo della Chiesa ortodossa siriana Dioscoros Atas e l’arcivescovo della Chiesa di Svezia, Antje Jackelén. Il tema delle migrazioni vede le Chiese svedesi impegnate insieme già da tempo e con diverse campagne a sostegno di una politica migratoria “più umana”.

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