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Brexit: Londra nel caos e isolata. Davis, “situazione pericolosa, c’è il rischio di disordini sociali”

Il governo britannico traballa, la maggioranza a Westminster non sostiene più la May nelle trattative per il recesso dall'Unione . La premier ora è attesa a Bruxelles, ma alle spalle il Paese è diviso. I più ferventi sostenitori del divorzio dai 27 mettono all'angolo l'esecutivo, l'opposizione laburista non ha la forza per cambiare la situazione... E nel frattempo crescono i malumori tra gli elettori, traditi - dicono in molti - dagli stessi Brexiteers. Il politologo inglese traccia un quadro preoccupante della situazione interna: "L'Ukip ha una deriva di estrema destra e fa breccia tra le classi popolari"

“Tutto il nostro sistema è in crisi perché la premier è bloccata sia dalla questione europea che da un’opposizione guidata da Jeremy Corbyn che non può sostituirla. Siamo alla completa paralisi”. Il giorno dopo la decisione di Theresa May di rimandare il voto a Westminster sull’accordo con la Ue che avrebbe portato a compimento Brexit, il professor Francis Davis, già consulente dei governi di Gordon Brown e David Cameron e docente di sociologia e politica all’Università di Birmingham e a quella londinese e cattolica di saint Mary, non vede una via d’uscita. Non solo. Prevede che l’economia britannica pagherà un conto salato per ciò che sta succedendo. “La sterlina sta scendendo insieme alle azioni, le quali rappresentano le pensioni di molti”, spiega Davis. “Il prezzo dei generi alimentari sta aumentando e a sentirne le conseguenze saranno coloro che hanno votato per il Brexit, perché il sistema politico non li ha protetti adeguatamente. Disordini sociali sono possibili. Si tratta di una situazione molto pericolosa che potrebbe aprire la strada al populismo e all’estrema destra”.

Francis Davis

Le posizioni dei diversi partiti. Le parole di Davis hanno un tono fortemente preoccupato. “La premier – dice al Sir – ha ottenuto quello che ritiene l’accordo migliore realisticamente possibile da Bruxelles; ma molti deputati, sia a favore che contro la Ue, non vogliono accettarlo”, spiega l’esperto nel giorno in cui May è attesa nuovamente a Bruxelles. “D’altra parte gli estremisti del Brexit, a favore di una rottura netta con la Ue, non possono sfiduciare la premier perché far cadere questo governo aprirebbe la strada a Jeremy Corbyn”, leader dei laburisti. “La conseguenza è un vero incubo. Se la May ritornasse in parlamento quasi sicuramente verrebbe sottoposta a una mozione di sfiducia che avrebbe la maggioranza perché i protestanti del Democratic Unionist Party la sosterrebbero.Va tenuto inoltre presente che “il partito nordirlandese, che non appoggia la premier sul patto con Bruxelles, farà di tutto per evitare che vada al potere il partito laburista”, spiega Davis. “Molti nel partito della premier, i Tory, soprattutto coloro che sono più a favore del Brexit, vogliono mandare via Theresa May ma non possono farlo”.

Pochi spazi di manovra. Il problema, secondo il politologo, è l’analisi della situazione europea fatta da quella fetta del partito conservatore che è sempre stata per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea e l’atteggiamento del Democratic Unionist party nei confronti del Nord Irlanda. “I Brexiteers pensano che la politica estera europea dipenda dalla Germania e si tratta di un vecchio tipo di approccio”, continua Davis. C’è poi il nodo dei rapporti, e delle possibili frontiere, tra le due Irlande. “I Brexiteers insistono, insieme ai protestanti nordirlandesi, per avere un Nord Irlanda con lo stesso tipo di accordo che vale per il resto del Regno Unito. Non vogliono controlli alle frontiere, per esempio, che non vengano applicati anche alla Gran Bretagna. Non capiscono che, se la Ue fa un’eccezione per il Regno Unito, altri Paesi come la Serbia, rispetto al Kosovo, e altri Stati che vogliono entrare in Europa o regioni di minoranza potrebbero chiedere le stesse condizioni”. È chiaro che la Ue, secondo l’esperto, non può accettare queste condizioni e lo spazio di manovra di Theresa May è molto limitato. Occorre tener conto, fra l’altro, che i 27 sono molto uniti sul Brexit, come viene confermato in questi giorni dalla plenaria dell’Europarlamento in corso a Strasburgo: la parola d’ordine è “l’accordo raggiunto è il migliore possibile, non si negozia più”. E già si guarda al Consiglio europeo del 13-14 dicembre a Bruxelles…

L’Ukip fa breccia tra le classi povere. Nuove elezioni generali non sono possibili fino al 2022 per il “fixed parliamentary act”, la legislazione, introdotta nel 2010, al tempo del governo di David Cameron e Nick Clegg, che prevede che le elezioni debbano avvenire ogni cinque anni. “L’aspetto più pericoloso di questa situazione è la crescente popolarità dei movimenti di estrema destra”. Ormai l’Ukip, “il partito nato per portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue, è controllato dai fascisti. Si tratta di una formazione pronta a entrare nelle zone più povere, abitate dalle classi lavoratrici che stanno pagando il prezzo del Brexit, e a sfruttare il malcontento di questi lavoratori che si sentiranno esclusi e si vedranno ulteriormente impoveriti”.

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