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Cento anni d’indipendenza della Polonia. I vescovi chiedono “un futuro stabile per il Paese”

Mons. Stanislaw Gadecki indica la via del rinnovamento in un contesto politico polarizzato tra i sostenitori della maggioranza al governo euroscettica e coloro che auspicano il ritorno a una politica meno nazionalpopulista. Il presule ha richiamato alla memoria i tempi dell’asservimento alle potenze straniere (1795-1918). In quell’occasione – ha ricordato - a sostenere i polacchi e ad aiutarli a preservare la propria identità nazionale era proprio “la speranza che scaturiva da una fiducia profonda nell’aiuto di Dio”. “Così è stato anche successivamente quando, nonostante le differenze, bisognava perseguire l’unità nazionale per ricostruire il Paese e difendere le sue frontiere”

foto SIR/Marco Calvarese

Rinnovare i cinque pilastri della vita della comunità polacca per garantire “un futuro stabile al Paese”: fede, coscienza, memoria del passato, cultura e politica. La ricerca della stabilità, in un Paese diviso come la Polonia, passa da un’occasione di commemorazione del passato. E, in particolare, dai festeggiamenti dei 100 anni dell’indipendenza. Le parole sono quelle del presidente dei vescovi polacchi, mons. Stanislaw Gadecki, che indica la via del rinnovamento in un contesto politico polarizzato tra i sostenitori della maggioranza al governo euroscettica e coloro che auspicano il ritorno a una politica meno nazionalpopulista. Il presule ha richiamato alla memoria i tempi dell’asservimento alle potenze straniere (1795-1918). In quell’occasione – ha ricordato – a sostenere i polacchi e ad aiutarli a preservare la propria identità nazionale era proprio “la speranza che scaturiva da una fiducia profonda nell’aiuto di Dio”. “Così è stato anche successivamente quando, nonostante le differenze, bisognava perseguire l’unità nazionale per ricostruire il Paese e difendere le sue frontiere”.

Parlando della necessità di rinnovare la vita politica del Paese, il presidente dei vescovi polacchi ha fatto riferimento alle leggi che riconoscono l’aborto e alle normative riguardanti la fecondazione assistita: “Ho in mente non solo il contenzioso relativo alla riforma del sistema giudiziario – ha osservato -, ma a qualcosa di assai più fondamentale come le leggi contrarie alla verità sull’uomo”.

Da mons. Gadecki, a questo proposito, l’auspicio che “i politici che hanno a cuore lo stato di diritto s’impegnino ad abolire queste leggi, poiché – ha spiegato – come ci sono delle fake news, delle informazioni false, ci sono anche le fake laws, e cioè delle leggi errate e ingannatrici”.

La ricorrenza dei cent’anni dall’indipendenza è stata celebrata anche dal Nunzio apostolico in Polonia mons. Salvatore Pennacchio, che ha presieduto la solenne liturgia di ringraziamento nel Tempio della Divina Provvidenza, sorto da pochi anni a Varsavia come ex voto per la libertà riconquistata.

Le celebrazioni si sono svolte anche all’insegna dell’ecumenismo. In una delle chiese di Varsavia, alla presenza del nunzio, del card. Kazimierz Nycz, di mons. Gadecki e dell’arcivescovo di Lodz, Grzegorz Rys, è stata celebrata una solenne liturgia ecumenica. Nell’omelia, il vescovo luterano Jerzy Samiec ha osservato che la festa dell’indipendenza “avrebbe dovuto unire i polacchi, invece è diventata, purtroppo, un motivo di scontro e astio” tra diverse fazioni della società. La sua preoccupazione si è rivolta per quei casi in cui ai protestanti “si nega il diritto di festeggiare, motivandolo con delle ragioni che non possono essere accettate in alcuna maniera”.

Delle profonde divisioni politiche nella società polacca ha parlato, fra i tanti, anche l’arcivescovo di Lublino, mons. Stanislaw Budzik che ha rimarcato quanto “il dovere patriottico oggi sembra essere quello dell’impegno per la riconciliazione sociale, a favore della dignità della persona, e per placare le passioni politiche eccessive, indicando ed ampliando gli spazi possibili e necessari di collaborazione al di sopra delle divisioni”.

L’obiettivo indicato è quello di “preservare la vita pubblica da una non necessaria politicizzazione”.

Dell’inscindibilità della vita della Chiesa dal Paese e della “vera libertà umana” ha parlato al santuario di Jasna Gora l’arcivescovo Waclaw Depo, ribadendo che diversamente “o la Chiesa avrebbe tradito la sua missione abiurando Cristo o la Polonia rinnegherebbe la propria identità”, diventando così “una macchietta europea”. L’arcivescovo di Breslavia, mons. Jozef Kupny, ha espresso il rammarico che i responsabili della vita sociale e politica “non siano in grado di definire ciò che costituisca il bene comune” di tutti i polacchi e che “ci siano sempre più crepe e incrinature delle fondamenta del Paese, dove le stesse parole vengono intese in maniera diversa”.

L’arcivescovo di Bialystok, mons. Tadeusz Wojda, si è augurato che “la Polonia sia sempre il bene comune di tutti i cittadini, e particolarmente delle generazioni future, diventando il dono portato avanti negli anni e nei secoli”. Il presule ha fatto appello affinché

tutti i polacchi “spicchino per carità e giustizia, onestà e spirito di servizio”.

Parole la cui eco risuona in una notizia riportata dalla locale agenzia di Poznan, la WTK.pl: un piccolo panettiere, per celebrare i 100 anni dell’indipendenza della Polonia, ha sfornato 100 pani preparati secondo l’antica ricetta del 1918. Una parte l’ha offerta ai poveri, un’altra l’ha venduta e ha raccolto dei soldi per i più bisognosi. Per spiegare il suo gesto, il panettiere ha ricordato che, secondo la tradizione, “bisogna condividere con gli altri il bene e il pane piuttosto che organizzare delle celebrazioni pompose”, poiché, “nonostante l’indipendenza, l’appartenenza all’Ue e la ricchezza, c’è sempre in Polonia la gente che non ha da mangiare”.

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