Emozioni e denuncia, il Premio Lux rilancia il cinema europeo

Il Parlamento Ue assegna ogni anno il riconoscimento ai migliori film coprodotti su scala continentale. L'edizione 2018 all'islandese “Woman at war” di Benedikt Erlingsson. Fra i temi affrontati i diritti delle donne, le migrazioni, i mutamenti climatici e l'imperversare dei nazionalismi

È stato il film islandese “Woman at war” di Benedikt Erlingsson ad aggiudicarsi la dodicesima edizione del premio Lux per il cinema del Parlamento europeo. Coprodotto insieme a Francia e Ucraina, racconta la vicenda di Halla, che vive a Reykjavik, ama la natura meravigliosa della sua terra e per questa combatte una battaglia solitaria ma agguerrita contro un’industria che produce alluminio. Fino al giorno in cui arriva la notizia che stravolge la sua vita: la sua disponibilità ad adottare un bambino è stata accolta e la piccola Nika, in Ucraina la sta attendendo. Nella rosa dei tre film finalisti del premio c’erano anche “Styx” di Wolfgang Fischer, coproduzione austriaca-tedesca, a cui è andato il secondo premio, e “L’altro lato di ogni cosa” di Mila Turajlic (co-prodotto da Serbia, Francia e Qatar), che ha meritato il terzo. “Difficile scegliere un vincitore” tra i tre film in concorso, ha affermato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani prima della proclamazione del vincitore, perché tutti e tre sono “originali” e affrontano tematiche “attuali” (nazionalismi, clima, migrazioni), ma con un punto in comune: sono “storie di donne forti e determinate”.

Creatività e dibattito. “Il premio Lux per noi è molto importante perché è un’opportunità di mostrare la diversità dell’Europa, il significato delle diverse culture e renderle note all’interno dell’Unione” dice al Sir Evelyne Gebhardt, vicepresidente del Parlamento europeo, a margine della consegna del premio. Questa è anche “una via per mostrare la ricchezza che abita nelle nostre società e dimostrare che possiamo imparare qualcosa da ogni Paese”. Terzo aspetto: “II premio dà la possibilità di fare qualcosa di unico, particolare sul significato dell’Unione”. Gebhardt sottolinea la valenza politica che il premio incarna fin dal 2007, anno di nascita: “I temi affrontati nei film sono sempre temi di attualità nelle discussioni dell’Ue”: oltre alla salvaguardia dell’ambiente, del film vincitore, c’è il tema delle migrazioni in “Styx”, che racconta la drammatica vicenda di Rike che durante un viaggio in barca a vela incrocia un vecchio peschereccio carico di migranti, e quello dello stato di diritto nel docu-film “L’altro lato di ogni cosa” che ripercorre la vita della madre della documentarista, attivista politica nel tempo di Slobodan Milosevic. I film diventano così “uno strumento di collegamento e di coinvolgimento delle persone, per portarle a riflettere su quale sia la loro posizione o il loro rapporto con questi temi”. Per dirla con le parole del regista di Styx, Wolfgang Fischer, i film “creano un dialogo emotivo e creativo su questi temi”, raggiungendo una parte di opinione pubblica che altrimenti resterebbe estranea alla discussione.

Contro le discriminazioni. Particolarità dell’edizione 2018 del premio è il ruolo delle donne, che sono le protagoniste dei tre film. Così spiega Evelyne Gebhardt: “È una coincidenza, ma molto bella, che questi tre temi nei film abbiano a che fare con tre donne forti; diventano quindi anche uno strumento per riflettere sul tema della parità uomo-donna nell’Unione e mostrare che le donne hanno lo stesso valore degli uomini in un momento in cui molte vivono ancora una discriminazione che deve essere eliminata. Queste tre donne sono anche un esempio per molte ragazze giovani di come spendersi per le proprie idee”.

Identità comune. La proclamazione del vincitore avviene alla fine di un lungo processo: tra i numerosi film in concorso ne vengono selezionati dieci, e tra loro una giuria ne sceglie tre. È il voto dei membri del Parlamento a decretare il vincitore. “Arrivare nella terna finale – dice Gebhardt – è già una bella cosa”, perché implica che “tutti e tre questi film saranno sottotitolati con il contributo del Parlamento europeo nelle 24 lingue parlate nell’Ue, dando quindi la possibilità che vengano visti in tutta l’Unione, in contesti culturali diversi da quelli in cui nascono”. Il premio Lux è quindi un contributo alla distribuzione dei film in Europa, di per sé costosa e tanto più complessa a motivo delle differenze linguistiche. Ci sono addirittura due dei tre film che nascono in lingue e raccontano di Paesi che non sono nell’Ue: l’Islanda, il film vincitore, e la Serbia. Si tratta in realtà di “coproduzioni tra Paesi diversi, tra cui alcuni sono stati Ue”, per questo considerati a pieno titolo nel concorso. Vincere il premio quindi è un riconoscimento culturale significativo, spiega infine Evelyne Gebhardt: “La cultura crea identità e una identità comune nell’Ue c’è già, ma la sensazione dei cittadini, il lasciar emergere questa identità è una cosa che la politica non può fare, perché ha bisogno di una narrazione diversa. E questo lo si vede molto bene attraverso i tre film”.

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