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80 anni dopo le repressioni del novembre 1938: promuovere il diritto umano alla libertà religiosa

Il ricordo del pogrom di novembre del 1938 e la sofferenza del popolo ebraico, per i cristiani e le Chiese è legata al doloroso riconoscimento di un molteplice fallimento: troppo a lungo un secolare sentimento religioso antiebraico ha indebolito le forze che sarebbero state necessarie per opporsi risolutamente come cristiani alla follia nazionalsocialista e all’antisemitismo. Troppo deboli sono state le voci dentro e fuori la Chiesa che hanno denunciato l'ingiustizia del pogrom di novembre

80 anni fa, il 9 novembre 1938, in un’azione concertata dal regime nazionalsocialista in tutto il territorio dell’allora Reich tedesco, furono distrutte le sinagoghe e umiliate, perseguitate, torturate e uccise persone di origine ebraica. Il pogrom di novembre è uno dei capitoli più oscuri della nostra storia: tutta l’Austria, e in particolare Vienna, ne è stata coinvolta e la vita di una grande comunità ebraica è stata letteralmente ridotta in macerie e sepolta. La notte dei pogrom è stata solo una prima avvisaglia dell’incredibile abisso della Shoah che ha portato la morte e l’annientamento di milioni di ebrei, con l’obiettivo di distruggere completamente la vita ebraica.

Un ricordo vivo apre al futuro, perché guardare i lati oscuri della storia protegge dal ripetere gli errori del passato.

Papa Francesco l’ha sottolineato in questi giorni, quando ha ribadito, ancora una volta: “Un cristiano non può essere un antisemita”. Facendo memoria del pogrom di novembre, le chiese cristiane in Austria si schierano inequivocabilmente al fianco della comunità ebraica e della loro fedeltà nella fede. Più chiaramente di 80 anni fa, i cristiani oggi sono consapevoli del fatto che nell’ebraismo è la radice della loro fede. Quando la fede ebraica nell’Uno e nell’Eterno viene disprezzata e distrutta, noi cristiani perdiamo la fonte dalla quale viviamo.
Il ricordo del pogrom di novembre del 1938 e la sofferenza del popolo ebraico, per i cristiani e le Chiese è legata al doloroso riconoscimento di un molteplice fallimento: troppo a lungo un secolare sentimento religioso antiebraico ha indebolito le forze che sarebbero state necessarie per opporsi risolutamente come cristiani alla follia nazionalsocialista e all’antisemitismo.

Troppo deboli sono state le voci dentro e fuori la Chiesa che hanno denunciato l’ingiustizia del pogrom di novembre.

Ci sono stati cristiani che sono stati a fianco degli ebrei, li hanno aiutati e salvati, ma erano troppi pochi, troppi pochi giusti.
Da allora, e specialmente con il Concilio Vaticano II, la consapevolezza della assoluta fedeltà di Dio al suo popolo e della fratellanza di cristiani ed ebrei radicata nella fede costituiscono un fondamento solido per il dialogo reciproco. I vescovi sono grati per questo e per le amicizie tra ebrei e cattolici che ne sono nate. Sono un dono e devono dare la forza a cristiani ed ebrei affinché intraprendano azioni decisive contro ogni forma di antisemitismo e promuovano il diritto umano alla libertà religiosa qui e in tutto il mondo.

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