L’Europa vista dalla Romania. “Rafforzare l’Ue”, ma Bucarest si allontana da Bruxelles?

Il presidente della Repubblica, Klaus Iohannis, ha preso parte a un dibattito con gli eurodeputati sul "futuro dell'Europa". Discorso europeista, il suo, nel quale ha ribadito i risultati ottenuti dall'integrazione comunitaria e ha invitato a guardare con fiducia al prossimo semestre in cui il suo Paese sarà alla presidenza di turno (con dossier scottanti fra cui Brexit e bilancio pluriennale). Ma in emiciclo sono emersi molti problemi e contraddizioni che la Romania sta attraversando

“Occorre difendere la democrazia e non darla mai per scontata. La democrazia è la base della convivenza” e crea le condizioni per “lo sviluppo materiale, ma essa richiede responsabilità” e “protagonismo dei cittadini”. Il presidente della Romania, Klaus Iohannis, è intervenuto martedì 23 ottobre nell’emiciclo dell’Europarlamento a Strasburgo nell’ambito dei dibattiti in corso sul futuro dell’Ue. Il suo intervento ha indicato i risultati ottenuti dall’Ue in Europa e anche in Romania, e ha sottolineato le ragioni di un necessario rafforzamento dell’Unione accerchiata, ha affermato, da problemi (prima la crisi economica, poi il terrorismo, quindi i flussi migratori) e dai populismi. Un discorso dai forti accenti europeisti, il suo, seguito – nel corso del dibattito con gli eurodeputati – da innumerevoli e preoccupate osservazioni sulla tenuta democratica nel suo Paese.

Paese sotto osservazione. In effetti in Romania si susseguono da tempo manifestazioni popolari che chiedono il rispetto dell’indipendenza della magistratura, la lotta contro la corruzione, il rispetto delle minoranze. Il Paese registra dati macroeconomici positivi, ma, hanno osservato più voci in emiciclo,

la popolazione vive secondo standard ben lontani dalla media europea, con salari modesti e poche garanzie sociali.

A inizio ottobre, nel corso della prima delle due plenarie che si svolgono in questo mese a Strasburgo, il Parlamento europeo aveva tenuto un dibattito proprio sulla situazione in Romania, ed erano state espresse posizioni preoccupate anche dalla Commissione Ue, accostando, spesso, la Romania ad altri due Paesi “sotto osservazione”: la Polonia e l’Ungheria. Il Paese appare lacerato, il governo sembra distante dalla popolazione. Mentre il fallito referendum sulla famiglia (astensione elevatissima) ha mostrato, tra le altre cose, una società divisa, rassegnata, con un distacco crescente dei cittadini dai processi democratici.

Progetto in evoluzione. Il messaggio del presidente Iohannis è, in sostanza, quello di “rafforzare e garantire l’unità europea” (l’oratore ha escluso l’Europa “a più velocità”), “ma che sia una unità nel rispetto delle diversità”. Ha più e più volte ribadito l’importanza del vertice di Sibiu, che si svolgerà il 9 maggio 2019 alla vigilia delle elezioni europee nella città romena di cui il presidente della Repubblica è stato a lungo sindaco: “Un vertice che può aprire una nuova fase per una Ue più forte, coesa e democratica”.

“È necessario trovare una nuova visione comune – ha detto –, tenendo insieme le diversità dell’Europa”.

“Il tratto che ci unisce è l’identità europea”, una identità plurale; “dobbiamo partire da questo, senza dimenticare il progetto originario” della “casa comune” e “guardare avanti, perché l’Ue è un progetto in continua evoluzione” che richiede “cambiamento e consolidamento”.

Aprire ai Balcani. Ampi i riferimenti alla centralità dei cittadini, recuperando la fiducia degli europei mostrando loro i risultati ottenuti finora dall’Ue, “perché i cittadini vogliono notizie positive, risultati, speranze”. Fra i temi concreti da affrontare, Iohannis indica all’Ue pace (entro e oltre i confini continentali), sicurezza, libera circolazione (Schengen), “una unione economica e monetaria forte” (per ora la Romania non fa parte né dell’area Schengen né dell’eurozona). E ancora la connettività e l’intelligenza digitale, il progresso sociale, gli investimenti nel campo dell’istruzione. Il presidente rumeno si dice favorevole all’allargamento dell’Unione verso i Balcani e indica l’impegno dell’Ue a sostegno dei “vicini” mediorientali e africani. La Romania sarà alla presidenza di turno del Consiglio Ue nella prima metà del 2019, dovendo affrontare – è lo stesso Iohannis a sottolinearlo –, dossier scottanti come Brexit e Quadro finanziario pluriennale, “il tutto in un semestre di campagna elettorale europea”.

Altri articoli in Europa

Europa