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I vescovi colombiani a Bruxelles per parlare di pace con i rappresentanti del Parlamento europeo

La delegazione della Cec è guidata dal presidente, mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, e da mons. Héctor Fabio Henao Gaviria, direttore del Segretariato pastorale sociale-Caritas della Chiesa colombiana. I due ecclesiastici, ieri mattina, si sono incontrati con un gruppo di Ong, su iniziativa della Comece, e si sono poi uniti ai lavori della Commissione per gli affari esteri dell’organismo. Nel pomeriggio si sono spostati nelle sedi della Commissione e del Parlamento europeo. Tra gli incontri avuti, quelli con il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani. Oggi i colloqui nelle Istituzioni comunitarie proseguiranno

Il sostegno e la collaborazione dell’Europa, sia a livello di istituzioni politiche comunitarie e nazionali, sia a livello di organismi ecclesiali, sono fondamentali per far crescere in Colombia la pace che si sta con fatica costruendo, dopo 53 anni di conflitto armato, in seguito all’accordo del 2016 tra Governo e Farc. Il messaggio è stato ribadito con forza, insieme alla riconoscenza per quanto si sta già facendo, dalla delegazione della Conferenza episcopale colombiana (Cec), che ieri e oggi è a Bruxelles ospitata dalla Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece), insieme a Cidse, Caritas Germania, Pane per il mondo (Brot für die Welt) e all’organizzazione per gli aiuti umanitari in situazioni di calamità, Diakonie Katastrophenhilfe.

La delegazione della Cec è guidata dal presidente, mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, e da mons. Héctor Fabio Henao Gaviria, direttore del Segretariato pastorale sociale-Caritas della Chiesa colombiana. I due ecclesiastici, ieri mattina, si sono incontrati con un gruppo di Ong, su iniziativa della Comece, e si sono poi uniti ai lavori della Commissione per gli affari esteri dell’organismo. Nel pomeriggio si sono spostati nelle sedi della Commissione e del Parlamento europeo. Tra gli incontri avuti, quelli con il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani. Oggi i colloqui nelle Istituzioni comunitarie proseguiranno.

Vescovi Colombia alla Comece

Il ruolo fondamentale dell’Europa. L’idea guida degli incontri è che, nonostante le difficoltà, vale la pena di scommettere sul processo di pace avviato, come spiegano al Sir mons. Urbina e mons. Henao. “Lo scopo di questo nostro viaggio – afferma il presidente della Cec – è quello di conoscere più da vicino le diverse organizzazioni che hanno appoggiato le iniziative per la pace e la riconciliazione nel nostro Paese. Ora si tratta di dare ancora maggiore attenzione alle iniziative nel territorio, perché la pace va implementata nelle varie situazioni. E’ una tappa complessa, serve tempo, ma sono importanti le esperienze delle varie organizzazioni internazionali e delle Ong, che hanno un grande bagaglio di esperienze. Fondamentale, poi, a livello politico, l’appoggio al processo di pace dato dall’Unione europea”.

Tanti i progetti che si stanno sviluppando, grazie alla collaborazione tra la Caritas colombiana e le Caritas “sorelle” europee, come spiega mons. Henao: “Per esempio esiste un progetto nel campo delle produzioni alternative alla coca nel dipartimento amazzonico del Caquetá (nel sudest del Paese, ndr) e in particolare nelle zone del Caguán e di Miravalle, storiche roccaforti delle Farc. Insieme al lavoro della Caritas norvegese, stiamo dimostrando che

l’opera di reintegrazione economica è possibile.

Un altro progetto si sta sviluppando nel dipartimento del Putumayo (sud della Colombia, ndr): riguarda il protagonismo e la partecipazione delle donne e viene portato avanti insieme alla Caritas tedesca. In generale, vari progetti privilegiano le comunità che hanno sofferto per il conflitto e in particolare le tantissime vittime”.

I nodi da superare. Compito della delegazione della Chiesa colombiana, in questa visita, è anche quello di dare un messaggio di fiducia, nonostante dal Paese sudamericano arrivino segnali preoccupanti: la dissidenza tra le Farc rispetto all’accordo di pace sta raggiungendo livelli imprevisti ed è salita di tono con la fuga dal Paese dell’ex senatore Iván Marquez, capo negoziatore all’Avana e tradizionalmente anima più “politica” che militare del movimento (con lui però c’è un altro ex capo, nome di guerra “Paisá”, che invece è esperto di strategie militari); il tavolo di pace tra Governo ed Eln, il gruppo guerrigliero marxista ancora attivo, non è ancora ripreso, per volontà del Governo; i leader sociali uccisi negli ultimi anni sono circa 350 e bande armate e paramilitari, le cosiddette Bacrim, seminano ancora morte e terrore in vaste zone del Paese.

“Si tratta di un processo complesso e lo si sapeva – spiega mons. Urbina –, ma molti passi sono stati fatti. Le Farc hanno consegnato le armi e si stanno reinserendo nella società. Sono diventate un partito e hanno i loro parlamentari”. Quanto alla trattativa con l’Eln, più volte la Chiesa colombiana ha recentemente esortato le parti a riprendere i negoziati:

“Abbiamo avuto un ruolo importante di osservatori nel corso del cessate il fuoco dei mesi scorsi – riprende il presidente della Cec -. Vari obiettivi sono stati raggiunti, ora si tratta di tornare al tavolo. L’Eln lo sta chiedendo, ma il Governo, appena arrivato, si è dato legittimamente un po’ di tempo per riflettere”.

Mons. Henao rivolge un appello a Iván Marquez: “Speriamo che possa tornare sui suoi passi”. Ma a preoccupare il direttore della Caritas colombiana è soprattutto il fenomeno dell’uccisione e delle minacce ai leader sociali: “Si sapeva che gli attori della violenza in Colombia sono molti, che non bastava fare la pace con le Farc. E si poteva immaginare che questi vari attori avrebbero cercato di prendere il controllo dei territori lasciati liberi dalle Farc. Spesso i gruppi armati sono legati al narcotraffico e all’attività estrattiva illegale”. In questo contesto, “è importare prendere provvedimenti per proteggere i leader sociali, soprattutto contadini e poi spesso anche afro o indigeni. Su questo sono impegnate le cancellerie della Francia e della Gran Bretagna con importanti progetti. Ma dobbiamo essere ottimisti. Molte cose sono state fatte e in molte zone della Colombia la vita è cambiata”. E molto potrà ancora essere fatto se i Paesi amici e le Chiese europee continueranno a “scommettere” sulla pace.

Attesa per l’incontro tra il Papa e Duque. Un importante appuntamento, nelle prossime settimane, sarà l’incontro tra il nuovo presidente della Repubblica Iván Duque e Papa Francesco, il 22 ottobre in Vaticano, a poco più di un anno dalla visita del Papa in Colombia. “Sì – conferma mons. Urbina – sarà un incontro importante. Penso che il Santo Padre confermerà quello che ci ha detto lo scorso anno: la Colombia non deve avere paura della pace e della riconciliazione. E poi chiederà ai governanti, come ha fatto un anno fa, di guardare negli occhi i poveri e di dare la priorità alle povertà e agli squilibri così grandi esistenti nel nostro Paese”.

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