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Slovacchia: “Yes to life”, 20 anni dalla parte della famiglia. Ma la politica dov’è?

Un aiuto concreto a donne e bambini bisognosi. Al centro dell’attenzione le relazioni familiari come base della società. Ne parliamo con la co-fondatrice di Ytl, Anna Veresova. “Lo Stato – afferma – si comporta come se le Ong fossero meno affidabili, il che non è vero e nel nostro caso è dimostrato da due decenni di lavoro serio ed efficace”. Vite sostenute e salvate nel momento del bisogno creando posti di lavoro, trovando la casa, occupandosi dei più piccoli… Ma occorre un’alleanza con la politica

Sostegno della dignità umana in ogni fase della vita, tutela della vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale. E inoltre l’impegno ad offrire un aiuto concreto alle donne bisognose e ai loro figli sotto forma di alloggio temporaneo, consulenza professionale, creazione di opportunità di lavoro, aiuti materiali… L’elenco delle attività e dei progetti di “Yes to life” (Ytl, “sì alla vita”) è molto lungo, e fa di questa organizzazione uno degli organismi non governativi più efficaci e coronati da successo nel settore dei servizi sociali in Slovacchia. Questa intervista con la sua co-fondatrice e attuale membro del parlamento, Anna Veresova, si inserisce nel quadro del ventesimo anniversario della sua fondazione.

Come descriverebbe gli ultimi due decenni di Ytl e le sfide che deve affrontare oggi?
È cresciuta fino a diventare un’istituzione professionale autorevole con decine di istituzioni che collaborano con noi e oltre 900 utenti le cui vite sono state migliorate o addirittura salvate grazie al nostro intervento. Vent’anni fa, abbiamo capito che l’agenda della tutela della vita umana e della sua dignità attraverso il sostegno concreto alle donne incinte e ai loro figli era trascurata nel nostro Paese. Il problema della violenza in famiglia era completamente ignorato anche dai professionisti del settore. Quindi, abbiamo deciso di aiutare le donne nelle situazioni più critiche e abbiamo iniziato a fornire alloggi di emergenza. Successivamente, abbiamo aggiunto consulenza sociale, legale, medica e spirituale e ci siamo resi conto che questo aiuto doveva essere fornito secondo una modalità più complessa e coordinata.

Un impegno su vari fronti…
Abbiamo creato nuovi posti di lavoro nel settore dei servizi di pulizia e dei laboratori di pasticceria per queste donne, adattati in base alle loro esigenze, in quanto molte di loro sono madri single che hanno anche bisogno di crescere i propri figli. Per quanto riguarda le sfide contemporanee, la nostra esperienza dimostra che è fondamentale prestare maggiore attenzione al processo di prevenzione direttamente nelle famiglie. È giunto il momento di iniziare a lavorare con le famiglie nel loro ambiente naturale. È molto più veloce, più economico e più efficace rispetto a cercare di aggiustare qualcosa che è già stato “rotto”. Più lunga è la crisi, più difficile sarà risolverla. Abbiamo iniziato la nostra strategia di prevenzione due anni fa, benché non avessimo ricevuto alcun finanziamento pubblico. È un peccato che lo Stato sia di fatto “in ritardo” in questo processo.

Che tipo di sostegno possono aspettarsi le Ong di questo tipo dalle autorità statali? Cosa potrebbe essere migliorato in questo settore?
Le iniziative civili, comprese quelle provenienti dall’area dei servizi sociali, non sono apprezzate nella nostra società, nonostante il fatto che praticamente sostituiamo il ruolo dello Stato. La legge sui servizi sociali dà la priorità ai fornitori pubblici ufficiali di servizi alle persone, mentre i fornitori non pubblici (privati) sono fortemente discriminati, principalmente nei finanziamenti. Questo sistema è un non senso, perché abbiamo tutti gli stessi cittadini di cui occuparci: i cittadini della Repubblica slovacca! Lo Stato si comporta come se le Ong fossero meno affidabili, il che non è vero e nel nostro caso è dimostrato da due decenni di lavoro serio ed efficace. La divisione non dovrebbe essere basata sul principio della differenza tra fornitori pubblici e privati, ma sulla qualità dei loro servizi.

Nelle ultime elezioni parlamentari, lei ha ricevuto un numero significativo di voti principalmente grazie al suo impegno e alle attività sopra menzionate. Come vede la questione della politica familiare da donna politica e cosa pensa di poter fare da un punto di vista pratico per rispondere alle sfide in tale ambito?
La mia esperienza nell’area dei servizi sociali mi dice che è fondamentale concentrarsi sulla famiglia. Come ha detto la terapeuta americana della famiglia Virginia Satir, “la famiglia e la società sono la versione piccola e la versione grande della stessa essenza”. Oggi nessuno nega che i preoccupanti sviluppi demografici e il rapido invecchiamento della popolazione siano la peggiore minaccia non solo per la Slovacchia, ma per l’intera Europa. Ho incontrato i miei colleghi di vari Paesi europei per saperne di più sulla loro politica pro-famiglia, sperando di trovare qualche ispirazione. Sono convinta che realizzare una politica familiare attiva non significhi interferire con l’autonomia delle famiglie. L’obiettivo della politica familiare dovrebbe essere la creazione di condizioni e mezzi per sostenere la famiglia e favorirne un sano sviluppo.

Ad esempio come?
Abbiamo bisogno di investimenti e di collaborazione tra i vari enti statali a questo riguardo. È ora che il sostegno alle famiglie smetta di essere considerato un onere per il bilancio nazionale. Certo, questo approccio richiederà investimenti significativi all’inizio, ma sicuramente darà un buon risultato sul lungo periodo.

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