Abusi. Vescovi europei: “Ascoltiamo la voce della sofferenza, della rabbia, della condanna”

Ascoltare chi ha subito “abusi e maltrattamenti all'interno della comunità della Chiesa”; ascoltare la voce di “coloro che noi, pastori, abbiamo deluso perché non siamo riusciti a proteggere dai lupi in mezzo a noi”. Sono le parole dal card. Vincent Nichols, primate della Chiesa d’Inghilterra, durante i lavori dell’Assemblea plenaria del Ccee a Poznań (Polonia). Anche il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, ha invitato i vescovi ad aprire le loro porte alle persone che hanno subito abusi affinché possano esprimere “in tutta libertà la loro rabbia, la loro insoddisfazione, la loro frustrazione”. Per mons. Scicluna (Malta), “la gente ha bisogno di capire che non bastano le belle parole e le promesse ma un impegno capillare che concerne tutti e coinvolge tutta la Chiesa e tutti nella Chiesa”. Secondo mons. Pontier (Francia), “la Chiesa deve andare ancora più a fondo nella presa di consapevolezza degli abusi”

(da Poznań) – “Ricordiamo tutti coloro che nelle nostre comunità e nelle nostre società gridano nel dolore, nella rabbia e nella frustrazione. L’elenco è lungo. Il loro sgomento intenso”. I vescovi europei pregano per le vittime degli abusi. Lo fanno durante la messa celebrata questa mattina (15 settembre) nella cappella del seminario di Poznań, nell’ambito della Assemblea plenaria dei presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). È il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e primate della Chiesa di Inghilterra a pronunciare l’omelia.

Vengono ripercorsi gli avvenimenti che hanno scosso la Chiesa e l’opinione pubblica negli ultimi mesi. Il viaggio di Papa Francesco in Irlanda e la “voce rabbiosa dei sopravvissuti agli abusi”. Le notizie dalla Pennsylvania che hanno aggiunto “sgomento e critiche, così come lo svolgersi degli eventi attorno al cardinale McCarrick”. “Era sconvolgente, per non dire altro”, confessa Nichols. Ricordando quindi la grande testimonianza lasciata da Papa Francesco in terra irlandese, il cardinale Nichols ha invitato i presidenti di tutte le Conferenze episcopali europee a mettersi in ascolto delle vittime: “È la voce della sofferenza, della rabbia, della condanna. È la voce di coloro che hanno subito abusi e maltrattamenti all’interno della comunità della Chiesa, la voce di coloro che noi, pastori, abbiamo deluso perché non siamo riusciti a proteggerli dai lupi in mezzo a noi”.

Solo quando “quella voce è veramente ascoltata nella famiglia della Chiesa, anche noi cominciamo a conoscere quella sofferenza, afferrare un po’ del loro fardello, e portare il peso della nostra vergogna e del nostro dolore”.

 

Il dolore delle vittime ma anche vescovi e Papa sotto attacco. Anche il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi, ha invitato i vescovi ad aprire le loro porte alle persone che hanno subito abusi affinché possano esprimere “in tutta libertà la loro rabbia, la loro insoddisfazione, la loro frustrazione”. Le conseguenze dei traumi subiti sono “enormi”, durano per tutta la vita, necessitano di un lungo lavoro di “riparazione e di riconciliazione”. Ouellet ha parlato anche di vescovi “fortemente sotto attacco” e riguardo agli attacchi contro Papa Francesco ha detto:

“Quando c’è un attacco contro il Santo Padre, è un esempio molto brutto ed una offesa molto seria”.

Il prefetto parla di “ribellione” e commenta: “Questa è una questione seria che deve essere affrontata in modo spirituale e non in modo politico”. Il prefetto ha molto apprezzato la solidarietà e la vicinanza che i vescovi europei hanno manifestato a Papa Francesco. La solidarietà al Papa – ha detto – è “una condizione sine qua non per portare avanti la missione della Chiesa”.

“Un segno molto forte”. “Un fatto unico”. Con queste parole i vescovi europei hanno accolto l’iniziativa del Santo Padre Francesco di chiamare i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo per una riunione in Vaticano, nel febbraio 2019, sul tema “La prevenzione degli abusi”. Per mons. Charles Scicluna, presidente della Conferenza episcopale maltese, è “una risposta alle aspettative della gente che dai documenti e dalle parole si passi ai fatti. La gente – dice – ha bisogno di capire che non bastano le belle parole e le promesse ma un impegno capillare che concerne tutti e coinvolge tutta la chiesa e tutti nella Chiesa”.

“Questa chiamata, questo invito dice una cosa fondamentale: la questione della prevenzione degli abusi e della tutela dei minori impegna tutta la Chiesa e impegna tutti nella Chiesa”.

Scicluna ricorda quanto la Santa Sede ha fatto negli ultimi anni per combattere questa terribile piaga al suo interno: le linee guida predisposte dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo e già nel 1992 l’Esortazione post-sinodale “Pastores dabo vobis” sulla formazione dei futuri sacerdoti. “Ma non bisogna avere solo documenti”, incalza l’arcivescovo. “Bisogna sensibilizzare tutta la comunità perché questo triste fenomeno non si risolve solo dalla gerarchia” ma

“è un impegno che deve coinvolgere tutti”.

È un invito a “prendere delle decisioni” ed “essere solidali con quanti sono provati”. Anche Mons. Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, parla dell’iniziativa di Papa Francesco.

“Non dunque una operazione di facciata per indorare l’immagine della Chiesa. Ma un invito che ci vuole riportare al Vangelo, alla conversione personale e all’assunzione delle responsabilità che ci spettano”.

“La Chiesa – incalza il presule francese – deve andare ancora più a fondo nella presa di consapevolezza degli abusi. Come ha scritto nella Lettera al popolo di Dio, il Papa non parla solo di abusi sessuali ma anche degli abusi di potere, degli abusi sulla coscienza delle persone. Non c’è dunque solo la questione pedofilia ma anche la questione del clericalismo. È pertanto un invito a prendere atto delle derive che ci sono in seno della nostra Chiesa”.

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