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Parlamento Ue: a Strasburgo l'”orgoglio europeista”. Ma i populisti non staranno a guardare…

L'Emiciclo ieri ha votato due provvedimenti per riformare il diritto d'autore e per richiamare il governo ungherese al rispetto dei principi democratici. Qualcuno ha parlato di "giornata storica", che ha riposizionato l'assemblea - eletta a suffragio universale dei cittadini europei - al centro del progetto comunitario. Altre voci invece esultavano, parlando di un regalo a favore dei sovranisti in vista delle prossime elezioni del maggio 2019

Giornata “strana” ieri a Strasburgo. Il Parlamento europeo ha infatti proceduto a una serie di votazioni dall’esito non scontato. Quelle che fanno notizia sono soprattutto due. L’Assemblea ha infatti adottato la sua posizione negoziale sulla riforma del diritto d’autore a tutela della creatività e della cultura europea, degli artisti e dei giornalisti, contro i preponderanti interessi delle grandi piattaforme, da Google a Facebook fino a YouTube. L’Assemblea ha poi approvato una relazione con cui chiede agli Stati membri (Consiglio Ue) di determinare, ai sensi dell’articolo 7 del Trattato, se l’Ungheria stia sistematicamente violando i valori fondanti dell’Unione (democrazia, stato di diritto e diritti umani): in tal caso si avvierebbe una procedura volta a richiamare il governo di Budapest per rientrare nei “paletti” fissati dai Trattati cui l’Ungheria stessa ha liberamente aderito.
Senza entrare nel merito delle decisioni assunte, saltano all’occhio alcuni elementi di riflessione e interrogativi.

Punto primo. Come varie voci hanno osservato, colpisce il fatto che il Parlamento Ue, a meno di un anno dalle elezioni per il suo rinnovo (maggio 2019), abbia mostrato un soprassalto di dignità, di indipendenza e di autorevolezza politica, sfidando da una parte le grandi lobby del web e dall’altra il popolare premier ungherese Viktor Orban, idolo dei sovranisti di tutto il continente. L’Assemblea di Strasburgo, solitamente luogo di accordi (compromessi) e di eccessiva diplomazia politica, ieri ha “alzato la cresta” e numerosi eurodeputati hanno quasi voluto rimarcare il proprio ruolo e indipendenza dai poteri forti che fanno pressione sui legislatori europei, segnando inoltre la differenza rispetto al populismo dilagante che, in Ungheria ma non solo, una volta salito al governo, spesso si fa beffa dei Trattati e tende a scaricare sull’Europa ogni propria responsabilità, errore ed omissione.

Punto secondo. Le posizioni ferme assunte (a maggioranza) dall’Eurocamera sono giunte dopo mesi di pressioni – persino di minacce – verso i deputati per la faccenda del diritto d’autore e dopo un discorso di Orban, tenuto in aula il giorno precedente, tutt’altro che accomodante verso le legittime richieste avanzate da Parlamento e Commissione circa il rispetto della democrazia e dello stato di diritto. Insomma, ai deputati non è piaciuto farsi trattare con sufficienza e uno scatto d’orgoglio “europeista” ha forse segnato trasversalmente l’emiciclo, tanto da far prevalere, al momento del voto, un esito piuttosto che un altro.

Punto terzo. I voti di mercoledì 12 settembre sono giunti, peraltro, nel giorno dell’atteso Discorso sullo stato dell’Unione, reso dal presidente della Commissione europea proprio nell’aula di Strasburgo. Un discorso, il suo, a molti parso modesto, senza eccessive prospettive, dando quasi l’impressione di non rendersi conto che l’Ue – con le elezioni del maggio prossimo – rischia di cadere nelle mani degli euroscettici e dei nazionalisti di varia marca. Un atteggiamento piuttosto strano, quello di Juncker, che andrà verificato nei prossimi mesi… Tutto ciò considerando, al contempo, il silenzio politico nel quale sembra essersi eclissato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, nel momento di maggior tensione su vari fronti: migrazioni, Brexit, sicurezza e difesa, economia e lavoro, neo protezionismo americano, instabilità internazionale (Libia, Siria), ingombranti vicini di casa (due nomi su tutti: Putin ed Erdogan)…

Punto quarto. Un ulteriore interrogativo emerge rispetto alla percezione che i cittadini Ue – notoriamente “lontani” dalle vicende comunitarie e non sempre adeguatamente informati in materia – avranno delle due decisioni assunte dall’Europarlamento. Le lobby del web, e i loro amici, sono ottimi comunicatori e in alcuni casi annidano nelle stanze politiche; e la simpatia di cui gode oggi Orban in Europa è gigantesca e ben superiore a quella dei suoi oppositori e detrattori. Dunque, soprattutto sulla questione ungherese è lecito domandarsi se la decisione del Parlamento Ue non si tradurrà in un aumento dei consensi allo stesso Orban e ai suoi amici e sostenitori presenti nei quattro angoli del continente, accrescendo seppur involontariamente il sostengo dei partiti no-Europa al voto di maggio.

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