Congresso eucaristico a Liverpool. Card. Nichols: “La società britannica ha riconosciuto l’importante contributo della Chiesa cattolica”

La Chiesa di queste isole, circa sei milioni di fedeli, perseguitati per cinquecento anni, ha dunque completato una prima missione. Quella di ottenere un posto nella sfera pubblica dove, per secoli, ai cattolici, non è stato consentito di votare o essere votati, avere proprietà, celebrare matrimoni cattolici

Sotto la pioggia battente, come si conviene al cielo del nord d’Inghilterra, guidati dalla statua della Madonna di Walsingham, arrivata dall’unico santuario mariano inglese, duemila cattolici preceduti da una lunga fila di sacerdoti e vescovi, hanno portato domenica 9 settembre l’Eucarestia in processione per le strade di Liverpool. Lungo quella Hope street, che collega la cattedrale metropolitana di Cristo Re con quella anglicana, al termine della via, dove sfilarono, nel 1982, Papa Giovanni Paolo II, l’arcivescovo cattolico dell’epoca, David Sheppard, e il suo corrispondente anglicano, del quale era grande amico, Derek Warlock. Mentre il Santissimo era protetto da un baldacchino, bagnatissimo era chi portava gli stendardi delle 22 diocesi e delle varie associazioni, i fedeli e anche i sacerdoti e i vescovi.

Le parole del card. Nichols. Così si è concluso a Liverpool il Congresso eucaristico nazionale “Adoremus”, una tre giorni fatta di teologia, con sessioni sul ruolo dell’Eucarestia nella storia e anche sulla sua importanza, oggi, negli ospedali, nelle prigioni, nei luoghi della vita quotidiana. Ore di spiritualità con la possibilità di fare adorazione nelle varie chiese della città dei Beatles e interventi seguitissimi come quello del vescovo di Los Angeles Robert Barron che ha riportato i fedeli al cuore del messaggio cattolico. La Chiesa di queste isole, circa sei milioni di fedeli, perseguitati per cinquecento anni, ha dunque completato una prima missione. Quella di ottenere un posto nella sfera pubblica dove, per secoli, ai cattolici, non è stato consentito di votare o essere votati, avere proprietà, celebrare matrimoni cattolici. È proprio il cardinale Vincent Nichols, primate cattolico a ricordarlo. “Nel lontano 1908, all’altro Congresso eucaristico nazionale, il primo ministro Herbert Asquith insistette col cardinale perché la processione venisse cancellata ma i cattolici tennero duro e andarono comunque in processione senza il Santissimo. Sacerdoti e vescovi dovettero portare gli abiti sulle braccia perché venne proibito loro di indossarli”. “Oggi viviamo in un’epoca molto diversa. Negli ultimi cinquant’anni la società britannica ha riconosciuto l’importante contributo della Chiesa cattolica a questo Paese. Adesso non c’é un sentimento anticattolico, quanto un’antipatia nei confronti di tutte le convinzioni religiose. La processione ha dimostrato la bellezza della nostra fede pur senza trionfalismi, nella semplicità”.

“L’unità fa la differenza”. E la processione ha anche segnalato l’altro importante avvenimento di questo congresso e della storia degli ultimi anni. Un ecumenismo ben radicato, come ha testimoniato il fatto che, insieme ai leader cattolici, hanno guidato i fedeli il vescovo anglicano di Liverpool Paul Bayes e la leader metodista Sheryl Anderson e altri leader cristiani. “Sono felice di partecipare a questa processione, che è cosi importante per i miei amici cattolici, e mi sento onorato e, nello stesso tempo, un po’ intimorito da questa occasione”, ha detto al Sir il vescovo Paul Bayes. “La nostra unità può fare davvero una differenza nel mondo, come dimostra la storia di Liverpool, dove la violenza settaria venne fermata, negli anni Settanta, proprio dall’amicizia tra l’arcivescovo cattolico David Sheppard e il mio predecessore Derek Warlock”.

Dialogo ecumenico. “Abbiamo fatto importanti progressi”, gli fa eco la leader metodista Sheryl Anderson. “Apprezzo molto la possibilità di far parte di questa processione dove sono presenti cosi tante denominazioni religiose. Cinquant’anni fa non sarebbe stato possibile”. A ricordare la lunga tradizione di dialogo ecumenico della città è anche il successore di Sheppard, l’arcivescovo Malcolm McMahon che, durante il congresso, ha ricordato che a Liverpool è stata costruita la prima moschea del Regno Unito e, nella messa precedente la processione, ha dichiarato che l’Eucarestia “consente una possibilità unica di ritrovarsi con noi stessi e insieme a Gesù”.

La testimonianza dei giovani. “La devozione all’Eucarestia è stata costante ma è anche diminuita in alcuni periodi della nostra storia”, ha detto l’arcivescovo McMahon al Sir. “Quello che abbiamo cercato di ottenere, con questo Congresso eucaristico, è che i fedeli imparino di nuovo a pregare davanti al Santissimo in una nuova forma, con l’adorazione”. Mentre i pellegrini lasciano l’imponente edificio della cattedrale soprannominata dai locali “la tenda di Paddie”, diminutivo di Patrick, il nome più usato dai cattolici di qui, portandosi a casa le ore di preghiera e di dibattiti, i numeri dei fedeli arrivati – 6mila sabato, almeno 2mila durante la processione domenica –, parlano di una Chiesa fedele, “attaccata a Cristo”. Al congresso è risuonata la testimonianza dei giovani che, nelle università si rifanno ancora al messaggio del Vangelo, il dolore della separazione ecumenica, la forza di un’Eucarestia ancora capace di incidere nel mondo.

 

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