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Russia: 200 giovani cattolici sulle rive del lago Baikal. Amicizia, fede e uno sguardo al Sinodo

La natura della Siberia orientale ha fatto da sfondo all'incontro nazionale che si svolge ogni tre anni. Gli under30 erano accompagnati da quattro vescovi, fra cui il nunzio Celestino Migliore, e numerosi sacerdoti e suore. Una religiosità popolare che fa i conti con la secolarizzazione e si confronta con un "ecumenismo feriale", essendo i cattolici una esigua minoranza nel Paese dai forti tratti ortodossi. Le testimonianze al Sir di padre Daniele Sollazzo e di Elina Mylnikova

Alcune immagini dell'incontro nazionale dei giovani cattolici russi

Sono stati quattro giorni insieme sulle rive del lago Baikal, in una natura meravigliosa. Hanno pregato molto, si sono confrontati, hanno celebrato la loro fede, hanno ripercorso un pezzo della loro pesante storia, insieme ai quattro vescovi che li guidano, 17 sacerdoti e religiose di diverse congregazioni. Oltre duecento giovani, tra i 16 e i 30 anni, provenienti dalle quattro diocesi della Grande Russia hanno appena concluso l’ottavo incontro nazionale dei giovani cattolici che aveva per tema generale la frase dell’Angelo: “Non temere Maria perché hai trovato grazia presso Dio”. La scelta di questo luogo, a oltre 5mila chilometri da Mosca, nella Siberia centrale, era per dare la possibilità a più giovani possibile della Russia orientale di vivere almeno una volta un incontro nazionale di giovani. Se ne tiene uno ogni tre anni.

“Religiosità profonda”. Il programma delle giornate era scandito da tantissimi momenti di preghiera, con forme molto devozionali, come il rosario, la coroncina della misericordia, la processione. Racconta padre Daniele Sollazzo, sacerdote della fraternità missionaria Verbum Dei e responsabile per la pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Mosca: “La cosa che mi ha impressionato di più è stata la religiosità dei giovani. Queste pratiche devozionali qui in Russia hanno abbastanza successo, magari anche per influenza della Chiesa polacca che qui è molto presente, ma rivelano anche la religiosità profonda di questo popolo, tratto presente anche nella Chiesa ortodossa. È un altro mondo rispetto all’Occidente, dove un incontro di questo tipo non sarebbe stato certamente proponibile”. Bisogna però “dare più basi perché la fede non crolli davanti alle sfide di ogni giorno, perché la preghiera possa alimentare la mente di questi giovani e dare loro argomenti per poter difendere la loro fede; è anche importante che ci sia un rapporto personale e vivo con Gesù, su cui tanto insiste il Papa”.

Santità nel quotidiano. Sulle rive del lago Bajkal ci sono stati anche momenti tematici, in particolare le vocazioni o il significato della vita cristiana, ma non c’è stato spazio per l’attualità o la politica. Elina Mylnikova, una ragazza della delegazione dei giovani di Mosca, spiega al Sir: “abbiamo detto che ogni cattolico, ogni giovane deve essere santo ogni giorno e in ogni momento della propria vita, al lavoro, in famiglia, come consacrato; dovremmo dedicarci con tutto noi stessi ai nostri doveri, quindi anche alla politica, se qualcuno sceglierà quella strada”. Padre Daniele vede un possibile contributo dei giovani di Bajkal’sk nel loro atteggiamento di “apertura”, che descrive con i tratti anche “dell’allegria, cosa che di solito non si nota così facilmente nella società russa”, e poi della “disponibilità al servizio”. Questo potrà essere “un contributo che daranno nelle loro città dove torneranno, per un miglioramento della società russa”.

Gli errori della storia. Dell’incontro ha fatto parte, al sabato, un trasferimento a Irkutsk, a 130 chilometri, per un “pellegrinaggio” al memoriale delle vittime delle repressioni politiche. “Pioveva ed è stato triste vedere questi monumenti e sentire quest’atmosfera e anche la pioggia metteva tristezza”, racconta Elina. “Abbiamo capito che non bisognerà più ripetere questi errori della storia e che non sentiamo più come nostra la voglia di aggredirci l’uno verso l’altro o tra Paesi. Sono grata agli organizzatori che ci hanno portato a visitarlo”.

Sinodo: le attese. Le dimensioni della Russia e l’esiguità della comunità cattolica rendono difficile gli incontri tra giovani, anche se, racconta Elina, “in tutte le parrocchie ci sono gruppi di giovani che si ritrovano per condividere, confrontarsi sul piano spirituale ma anche sulla Chiesa”. Ed esprime un desiderio guardando alla Chiesa in Russia: “Vorremmo condividere di più le idee su come la vediamo. Noi giovani siamo una piccola parte della Chiesa russa, ma allo stesso tempo siamo anche una forza che la può far avanzare, a poco a poco”. Ed è con grande attesa che anche quei giovani guardano al prossimo Sinodo: “Speriamo che il Papa, i cardinali, i vescovi, i sacerdoti possano imparare di più sui giovani nel mondo e prendere decisioni secondo i bisogni dei giovani moderni; speriamo che loro capiscano noi e che noi riusciamo a capire di più la Chiesa e l’unità cresca tra noi; siamo uniti, ma lo saremo di più”.

Ecumenismo, passo necessario. Per i giovani, ad esempio, dire ecumenismo significa semplicemente una disarmante verità: “Dobbiamo amarci gli uni gli altri”. Se ne è parlato all’incontro, racconta Elina, a cui ha partecipato anche una ragazza ortodossa e “non ci sono stati problemi o difficoltà: siamo amici e condividiamo le nostre esperienze nelle diverse famiglie confessionali a cui apparteniamo ed è interessante”. “Ciò di cui abbiamo bisogno è essere uniti e questo lo capiscono tutti in Russia perché viviamo tra così tanti ortodossi! Tutti i giovani capiscono che dobbiamo amarci e unirci perché la nostra vita porti più frutti”, dice Elina. Aggiunge padre Daniele: “La strada che dobbiamo prendere è quella della collaborazione con la Chiesa ortodossa, perché la Chiesa cattolica è molto piccola”. Cita in particolare i “nunzi che ci sono stati negli ultimi anni” e il loro “ribadire l’importanza del dialogo e della collaborazione con la Chiesa ortodossa”. Commenta padre Sollazzo: “Non è sempre facile; ci sono tanti pregiudizi da entrambe le parti, ma è l’unica strada; altrimenti la Chiesa cattolica rimane un gruppo molto piccolo, che a tanti russi può apparire anche un po’ settario”. Dopo l’incontro del Papa con il Patriarca si respira “più apertura nei russi nei confronti dei cattolici” e quindi “è il momento giusto per continuare in questa strada e collaborare come si può”: in ambito sociale, perché “ci sono tanti problemi qui in Russia”, ma anche nell’evangelizzazione perché “si tratta di trasmettere le basi cristiane, dei sacramenti, della Parola, della preghiera, che sono comuni a entrambe le confessioni; poi ognuna ha il suo stile, ma i fondamenti li possiamo trasmettere entrambe e poi ogni persona fa la sua scelta, senza forzare nessuno”.

L’incontro con i vescovi. L’iniziativa si è conclusa domenica 22 luglio con una condivisione attorno alla domanda: “Che cosa mi porto a casa?” ed Elina racconta: “Sono emerse tante impressioni, tanti doni di Dio!” e fa qualche esempio: una ragazza che aveva smesso di andare in Chiesa ha detto che ora ricomincerà ad andarci; un’altra persona ha potuto percepire una chiamata vocazionale; c’è chi è rimasto impressionato dal poter incontrare e conoscere il nunzio Celestino Migliore perché non aveva mai visto un nunzio; qualcuno è rimasto colpito dal fatto che ci fossero tutti i quattro vescovi russi e potesse ricevere la loro benedizione, sentire le loro parole. A Bajkal’sk “Dio ha toccato i cuori di tanti giovani”.

 

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