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Grecia fuori dal programma di salvataggio della Troika. Mons. Rossolatos (Atene): “La paura di non farcela ad uscire dalla crisi attanaglia le persone”

Manca un mese al 20 agosto, giorno in cui è prevista l'uscita della Grecia dal programma di salvataggio della Troika costato ai cittadini ellenici ben 288,7 miliardi di euro. Otto anni di crisi e davanti una strada ancora lunga di sacrifici e di tagli. L'arcivescovo di Atene e presidente dei vescovi cattolici greci, mons. Sebastianos Rossolatos, descrive la paura più grande della popolazione: "Non farcela e perdere quel poco che è rimasto". L'impegno della Chiesa per la popolazione locale e per i migranti. E un'emergenza tutta pastorale cui fare fronte: con i migranti è quadruplicato il numero dei cattolici nel Paese

Un'immagine-simbolo delle città europee: Atene con l'Acropoli (foto SIR/CE)

“Usciremo dal memorandum ma le restrizioni rimarranno. Nel 2019, e forse anche nel 2020, subiremo altri tagli alle pensioni e aumenti ai contributi assicurativi. Non si parla di diminuzione di tasse e di agevolazioni. La situazione è grave e non vediamo nessuna luce sicura in fondo al tunnel”.

Mons. Sebastianos Rossolatos

Così l’arcivescovo di Atene e presidente dei vescovi cattolici greci, mons. Sebastianos Rossolatos, commenta al Sir la prossima uscita della Grecia dal programma di salvataggio della Troika, fissata per il 20 agosto. Esattamente fra un mese. “Rilancio dell’occupazione, investimenti, e attenzione ai giovani” sono per il presule greco le priorità che attendono il Governo ora che la Grecia è chiamata a camminare da sola anche se sotto l’attenta vigilanza dell’Europa determinata a far rispettare il piano di tagli e riforme necessario perché il Paese ellenico rientri del suo debito pubblico e risani le finanze. “Non so se il Governo riuscirà nel suo intento di far crescere gli investimenti e finanziamenti con politiche alle imprese in modo da produrre occupazione – ammette mons. Rossolatos -. Il turismo, per quanto voce importante della nostra economia, non basta a rimettere in sesto i conti. Gli imprenditori e i dipendenti pagano allo Stato oltre il 60% di tasse. Difficile ripartire con questi fardelli”. Otto anni di sacrifici hanno fiaccato il Paese e, dice l’arcivescovo, “ora

il sentimento più comune tra i greci è la paura di non farcela, di perdere anche quel poco che è rimasto loro.

Tanti anni di restrizioni e sofferenza hanno prodotto cicatrici che non sappiamo se e quando si rimargineranno”. Così chi può lascia il Paese: “Dal 2010 ad oggi oltre 500mila giovani hanno lasciato la Grecia. La cosa ancora più grave è che non sappiamo se ritorneranno. Vanno via i più istruiti, i più capaci, coloro che dopo aver studiato qui portano i loro frutti altrove. La fuga dei cervelli è un danno enorme per la Grecia che si ripercuoterà a lungo”.

Le difficoltà patite dal Paese non impediscono alla Chiesa cattolica greca di “stare sempre in prima linea nel sostenere i bisogni della popolazione locale e quelli dei profughi e dei rifugiati di qualunque fede che qui sono approdati”.

Un’impresa non facile per la piccola comunità cattolica greca che, spiega mons. Rossolatos, “ha pochissime risorse e deve per questo contare sull’aiuto delle altre Chiese europee e del mondo per portare avanti la sua missione”.

Al fianco dei bisognosi. Il numero totale dei migranti e richiedenti asilo oggi in Grecia stando all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) è di 49.927 persone, di cui – dati Unhcr – 35.200 arrivate nel 2017. Molti di loro, circa 13.000 persone, sono “bloccate” nelle isole di arrivo dove sono stati istallati gli hotspot per la registrazione (Lesbo, Chios, Samos, Kos). In queste isole si registrano nuovamente situazioni problematiche per le precarie condizioni di accoglienza, molte ancora in tende sovraffollate. È del 19 luglio l’ultima denuncia di Medici senza frontiere: “Con il continuo aumento del numero di migranti e rifugiati nell’isola di Lesbo, la situazione nel campo di Moria sta precipitando nel caos, con scontri e disordini costanti, episodi di violenze sessuali e un peggioramento delle condizioni psicologiche delle migliaia di persone, oltre 8mila, intrappolate nel campo che ha uno spazio sufficiente solo per 3mila. Nell’area principale del campo di Moria e Olive Grove c’è un servizio igienico funzionante ogni 72 persone, una doccia ogni 84. Numeri ben al di sotto degli standard umanitari raccomandati in situazioni di emergenza”. Caritas Grecia e Caritas Atene, insieme a Crs, la Caritas statunitense, hanno al momento 2mila posti per accoglienza nella capitale greca. Allo studio un progetto per aprire altri 800 posti letto al nord, a Salonicco.

Emergenza pastorale. C’è un secondo fronte – questa volta tutto pastorale – che vede la Chiesa cattolica greca impegnata e non senza difficoltà. “Con l’arrivo dei migranti – afferma il presidente dei vescovi greci – il numero dei cattolici è quadruplicato”. La Chiesa greca stima in circa 400mila i cattolici residenti in Grecia, di questi solo 50mila sono di nazionalità greca. I gruppi più numerosi sono i polacchi (40mila), i filippini (45mila), gli iracheni (4mila), ma vi sono moltissimi albanesi, ucraini, armeni, siriani. Ai loro bisogni materiali si sono affiancati quelli spirituali e pastorali. “Abbiamo bisogno di sacerdoti, di luoghi di culto, di aggregazione e di incontro per accogliere i fedeli sparsi in tutta la Grecia. Non abbiamo la possibilità di affittare o edificare spazi di fede perché le tasse ci tartassano. Le risorse sono insufficienti e dobbiamo cercare fondi per finanziare le nostre attività”.

Mensa Caritas

Da mons. Rossolatos giunge “un grande grazie” alla Chiesa italiana che – sottolinea – “ci è molto vicina attraverso la Caritas che porta avanti numerosi progetti soprattutto nel campo dell’accoglienza dei migranti ma anche in quello del sostegno ai bisogni dei più deprivati e poveri”.

Purtroppo all’orizzonte si profila il rischio di vedere la fine di tanti progetti. Un effetto boomerang della crisi che “molti vogliono far credere sia finita”. La notizia che la Grecia sta per uscire dal piano di risanamento della Troika, dice con amarezza l’arcivescovo, “da molti è stata interpretata come il segnale della fine della crisi. Per questo motivo molti benefattori e organismi stanno riducendo i loro aiuti con ripercussioni negative sui progetti che rischiano di fermarsi per mancanza di fondi”. Da qui un forte appello alle Chiese “sorelle” d’Europa:

“Non abbandonateci. Non fate mancare l’aiuto alla nostra Chiesa.

Solo così potremo continuare a fare fronte ai bisogni delle persone in difficoltà e all’accoglienza dei migranti. La crisi greca non è finita. I tagli e le tasse ci hanno impoverito ancora di più. Non sappiamo come fare”.

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