Grecia: 288,7 miliardi di euro di prestiti, alla ricerca della sovranità perduta

Il prossimo 20 agosto la Grecia uscirà dal programma di aiuti della Troika (Ue, Fmi e Bce), avviato a maggio del 2010 e causato dalla voragine del deficit pubblico, il più elevato in Europa. In una breve scheda gli 8 anni di recessione del Paese che si appresta a tornare sui mercati in nome di una ripresa dovuta più a fattori congiunturali che non a un vero e proprio cambio di marcia dell’economia dettato da investimenti e riduzioni strutturali del debito che ancora mancano.

Il 20 agosto la Grecia uscirà dal programma di aiuti della Troika (Ue, Fmi e Bce), avviato a maggio del 2010 e causato dalla voragine del deficit pubblico, il più elevato in Europa. “Un momento storico – lo ha definito il commissario europeo per gli Affari monetari, Pierre Moscovici – anni di sforzi e sacrifici che si concludono e un nuovo capitolo che si apre”. Il tutto per la modica cifra di 288,7 miliardi di euro, a tanto ammontano i prestiti erogati in questi 8 anni dalla Troika (Ue, Fmi e Bce) al Paese ellenico che si è impegnato a portare avanti un piano di oltre 450 riforme politiche, economiche e amministrative condite da licenziamenti settoriali, tagli lineari al welfare e ai salari fino al 20%, privatizzazioni dei beni pubblici, aumento delle tasse dirette e indirette e, fino ad ora, ben 16 tagli alle pensioni (se ne prevede un altro a gennaio del 2019, ndr).

Scioperi, manifestazioni di protesta e scontri hanno segnato questi anni di recessione, resa ancora più dura dal fenomeno migratorio che ha investito il Paese in particolare dal 2014 in poi.

Libertà condizionata. E siccome “pacta sunt servanda”, i patti sono fatti per essere rispettati, l’Eurogruppo continuerà a vigilare sulla Grecia, attraverso la Commissione – di concerto con la Bce e Fondo monetario internazionale – con un quadro di sorveglianza post-programma, che consentirà, fanno sapere da Bruxelles, “di monitorare in modo rigoroso la situazione economica, finanziaria e di bilancio della Grecia e la sua evoluzione”. Una misura resa necessaria “a causa del protrarsi della crisi in Grecia, del debito del Paese, della necessità di proseguire l’attuazione delle riforme strutturali per generare una ripresa economica sostenibile e delle vulnerabilità ancora presenti”. Insomma l’austerità continuerà ad essere il piatto principale nel menu tutto “lacrime e sangue” dei greci anche per i prossimi anni.

Dal 2009 ad oggi. Ma partiamo da dove tutto ha avuto inizio: nel 2009 la Grecia annuncia che il suo deficit di bilancio sarebbe stato del 12,9% del Pil, più di quattro volte il limite del 3% imposto dall’Ue. Il primo piano di salvataggio di 110 miliardi di euro risale a maggio del 2010 e varato dalla Troika per fare fronte anche alla minaccia default di Atene dopo i downgrade (declassamento) del debito da parte delle agenzie di rating e gli attacchi della speculazione internazionale. Un passo significativo nel programma di salvataggio della Grecia risale a luglio del 2011, quando gli investitori privati della Grecia accettano “obtorto collo” un haircut (taglio) dei loro crediti pari al 53,5%, vale a dire oltre 200 miliardi di euro di debito greco. Il secondo piano di aiuti data febbraio 2012 e vale altri 130 miliardi. All’erogazione di prestiti non segue alcun taglio di una parte del capitale del debito. Un passaggio politico controverso del cammino greco verso il salvataggio si compie il 5 luglio del 2015, con il referendum voluto dal premier greco Alexīs Tsipras, leader del partito di sinistra Syriza, avente per oggetto l’approvazione o meno del piano dei creditori internazionali. Nonostante la vittoria dei No, con il 61,3%, Atene è costretta a piegarsi alle dure condizioni poste dalla Troika per una nuova tranche di prestiti che viene varata il 14 agosto dello stesso anno per una cifra di 86 miliardi. La Grecia contestualmente si impegna a varare altre riforme e a privatizzare negli anni a venire beni per 50 miliardi. Si arriva così alla notte tra il 21 e 22 giugno di questo anno quando l’Eurogruppo annuncia l’uscita della Grecia dal programma dei creditori dando anche il via libera a 15 miliardi di aiuti destinati a fare da paracadute se il ritorno del Paese ellenico sui mercati non dovesse dare i risultati sperati. L’accordo allunga anche di 10 anni le scadenze dei prestiti.

Vera ripresa? Ad oggi i dati economici indicano timidi segnali di ripresa: nel 2017 il Pil greco è cresciuto dell’1,4%, nel 2018 è dato all’1,9%, per segnare un +2,3% nel prossimo. Crescita trainata dal turismo, uno dei motori più importanti dell’economia ellenica. Le vere zavorre restano il debito pubblico, vicino al 190% del Pil, quasi il doppio della ricchezza annua del Paese, che vincola la Grecia ai suoi creditori, e la disoccupazione che quest’anno dovrebbe attestarsi al 20%, in discesa ma ancora molto al di sopra della media Ue, ferma all’8,4%. Progressi che per alcuni analisti sono dovuti più a fattori congiunturali che a un vero e proprio cambio di marcia dell’economia dettato da investimenti e riduzioni strutturali del debito. Il cammino della Grecia verso un vero ritorno alla sovranità resta ancora lungo e duro.

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