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I vescovi dei Paesi scandinavi dal Papa. Mons. Kozon (Copenaghen): “Poca fede nello spazio pubblico”

In questi Paesi ai “margini” geografici dell’Europa, la percentuale dei cattolici oscilla intorno all’1% della popolazione in Finlandia (15mila fedeli), in Danimarca (50mila) e in Svezia (150mila), intorno al 3% in Norvegia (150mila). La minoranza cattolica percentualmente più nutrita adesso è quella islandese che raggiunge il 4% della popolazione, che vuol dire 13.500 anime

(Siciliani-Gennari/SIR)

Si è concluso il soggiorno a Roma dei vescovi dei Paesi scandinavi che, dal 6 al 12 giugno, sono stati impegnati nella visita ad limina cui sono chiamati ogni cinque anni, per un dialogo con tutti i dicasteri ma “soprattutto con il Santo Padre”. Lo dice al Sir mons. Czeslaw Kozon, il vescovo di Copenaghen e presidente della Conferenza episcopale scandinava, sottolineatura legata anche al fatto che questa volta l’incontro con il Papa è stato diverso: “È cambiato lo stile delle visite”, spiega il vescovo danese. “Anziché un discorso del presidente della Conferenza a cui il Papa risponde con un altro discorso, abbiamo subito cominciato mettendoci in semicerchio e il Santo Padre ha fatto domande e ci ha chiesto di raccontare della vita della Chiesa nei nostri Paesi”.

L’incontro, avvenuto il 7 giugno, è durato quasi un’ora e mezza. Tra i temi affrontati nel dialogo, mons. Kozon riferisce il confronto su “vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”: “Abbiamo già una certa prassi nei nostri Paesi” per i cammini vocazionali, ma “il Papa ha chiesto a noi vescovi di essere sempre pronti ad accompagnare la gente. Oggi le vocazioni non necessariamente nascono da ambienti cristiani e le condizioni dei giovani variano molto da persona a persona; ogni giovane e ogni vocazione ha la propria strada, che dobbiamo capire anche noi, per essere accompagnatori più efficaci”. Il Papa ha voluto sapere come stanno i giovani del Nord:

“Tanti giovani abbandonano la Chiesa dopo la cresima, ma quelli che rimangono, anche se sono pochi, sono molto fedeli e molto impegnati”.

Tra i giovani fedeli e impegnati anche un certo numero di luterani che si convertono perché trovano nella Chiesa più chiarezza e più fedeltà a una tradizione. Riguardo tutti loro il Papa ha di nuovo incoraggiato a “essere accompagnatori dei giovani e a ricordare che ogni persona ha la sua strada nella fede”.

Ad accomunare Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Islanda è anche la questione della secolarizzazione che in realtà, dice il vescovo danese, è una “sfida comune con tutta la Chiesa nel mondo occidentale”. I tratti più evidenti sono la “poca fede nello spazio pubblico”, la religione che “non è più la guida degli uomini” ed è assente dal mondo politico “perché per alcuni (tanti) la religione è un problema o può essere una causa di problema, per cui la si deve tenere a distanza”.

Proprio per evitare che le religioni siano un problema, in Danimarca c’è la legge che rende obbligatorio per i “predicatori stranieri” un corso di formazione ai valori danesi.

È “una proposta che non funziona bene”, spiega mons. Kozon: era stata fatta per i predicatori musulmani, che però non vi partecipano perché non vogliono il riconoscimento, mentre la Chiesa cattolica vuole essere riconosciuta anche sul piano giuridico e, quindi, i suoi sacerdoti, che sono per la maggior parte stranieri, sono tenuti a fare questi corsi. Per i cattolici del Nord una realtà quotidiana è ovviamente l’ecumenismo. Se il clima generale è positivo, “le distanze tra le Chiese in un certo senso si allargano”, “perché tutti gli argomenti morali sono trattati in modo molto liberale dalle Chiese protestanti e allora si crea una differenza più grande. Ma il dialogo rimane, ed è stato rinforzato dalla visita del Santo Padre” a Lund nell’ottobre 2016, ricorda il vescovo.

Riferendo dell’incontro con il Papa, il cardinale Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, sottolinea invece il grande interesse di Francesco ad “ascoltare come vive la Chiesa nei Paesi in cui i cristiani sono in minoranza”. In effetti in questi Paesi ai “margini” geografici dell’Europa, la percentuale dei cattolici oscilla intorno all’1% della popolazione in Finlandia (15mila fedeli), in Danimarca (50mila) e in Svezia (150mila), intorno al 3% in Norvegia (150mila). La minoranza cattolica percentualmente più nutrita adesso è quella islandese che raggiunge il 4% della popolazione, che vuol dire 13.500 anime. Nel “clima di scambio” che ha segnato l’incontro con il Santo Padre si è parlato anche di migranti. “Sappiamo che in tanti Paesi europei la situazione diventa più difficile per i migranti e i rifugiati. Noi”, Chiesa cattolica del nord Europa, “possiamo offrire l’immagine che

grazie agli immigrati la Chiesa cattolica ha potuto riprendere vita e vitalità. È una testimonianza profetica in questo tempo in cui i movimenti nazionalisti e populisti sono forti”.

Anche il dialogo ecumenico “assume più importanza in questo tempo”. E il messaggio del Papa continua ad essere centrale: “È importantissimo per noi cristiani continuare il dialogo anche se ci sono difficoltà, facendo tutto ciò che è possibile”.

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