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Portogallo, no all’eutanasia. I vescovi: “Vittoria della vita e della democrazia. Ora costruire una società palliativa”

Il Parlamento di Lisbona ha respinto quattro proposte di legge intese a depenalizzare le pratiche eutanasiche. Oggi il Paese si risveglia con un dibattito ancora acceso ma civile. La soddisfazione del fronte cattolico che si è battuto per la difesa della vita. Le parole del patriarca Manuel Clemente: tutelare le persone fragili

Giornata di gioia e soddisfazione per chi ha animato in queste settimane la grande campagna contro le quattro proposte di legge per depenalizzare l’eutanasia in Portogallo, mentre chi era favorevole oggi cerca le motivazioni di questo voto parlamentare che solo per un soffio non vede il Paese lusitano affiancarsi a quanto avviene già in Belgio, Olanda o Svizzera. Un applauso “alla morte dell’eutanasia” ha segnato ieri sera la fine del dibattito nell’Assemblea della Repubblica a Lisbona, anche se i quattro partiti che avevano voluto il voto già dichiarano di voler tornare sull’argomento forse nei prossimi mesi, di certo nella prossima legislatura.

Libertà di voto. “Il dibattito sull’eutanasia ci ha diviso e ci dividerà sempre, anche interiormente. Ciò che ci unisce ora è questo severo obbligo di prenderci più cura gli uni degli altri, anche nell’imminenza della morte”, esordisce l’editoriale di “Politico”, che pure nei giorni scorsi aveva ampiamente presentato le motivazioni dei pro-eutanasia. È mancata l’approvazione anche perché i partiti Psd e Ps hanno lasciato libertà di voto, nonostante i loro leader fossero favorevoli alla depenalizzazione, sostengono alcuni. Secondo altri le proposte sono state respinte perché il parlamento non era “legittimato” a discuterne, dal momento che solo il partito ambientalista Pan (che ha un unico rappresentante in Parlamento) aveva nel proprio programma elettorale la questione dell’eutanasia.  Fatto sta che la proposta di legge del partito ambientalista Pessoas-Animais-Natureza (Pan), è stata respinta con 116 contrari, 102 favorevoli e due astenuti; quella di Bloco de Esquerda (Be) con 117 contrari, 104 favorevoli e 8 astenuti; quella del Partito socialista (Ps) con 115 contrari, 110 favorevoli e 4 astenuti; la proposta del partito ecologista “Os Verdes” (Pev) con 117 contrari, 104 favorevoli e 8 astensioni.

“Una società inclusiva”. A esultare per questo esito, primo fra tutti, il fronte cattolico. In una nota, il segretario generale dei vescovi, padre Manuel Barbosa, ha parlato di “vittoria della vita” e di “vittoria per la democrazia e per tutti coloro che si sono impegnati a difendere la vita”, riferendosi al nutrito orizzonte che ha manifestato opposizione alle proposte di legge, dalle associazioni di ispirazione cristiana e non, alle comunità cristiane e che ha visto unirsi in questa opposizione tutte le confessioni religiose. Il cardinale di Lisbona, Manuel Clemente, in diverse interviste ha dichiarato che ora “è necessario andare avanti, formando una società veramente inclusiva dove nessuno è lasciato fuori, reso più fragile di quanto a volte già sia”. Cure palliative è la parola d’ordine che oggi attraversa il dibattito pubblico in Portogallo, per costruire, sempre nelle parole del cardinale, una “società palliativa, dove tutti si sentono protetti”. Anche l’editoriale sul sito di Radio Renascenza “ringrazia pubblicamente gli sforzi di tanti” che “hanno fatto tutto il possibile per dimostrare ai loro rappresentanti politici che l’eutanasia è una retrocessione della civiltà”, che “la vita umana è inviolabile”, che “le cure palliative non sono una semplice necessità, ma un diritto di tutti e per tutti”. Ben chiara la consapevolezza che “la questione dell’eutanasia sarà sempre nell’agenda politica di alcuni” e quindi che “la resilienza nella difesa della vita è un compito senza fine”.

Vittoria della medicina. A essere soddisfatto oggi anche il presidente dell’associazione dei medici cattolici, Pedro Afonso, che ha parlato di “vittoria della medicina e della vita” e attribuisce alla discussione avvenuta sul tema della morte assistita il merito di “attirare l’attenzione sull’importanza di ampliare l’accesso alle cure palliative” che in Portogallo “ha ancora bisogno di essere molto migliorata”. Sulla stessa linea il presidente dell’Ordine dei medici, Miguel Guimarães.

Discussione civile. Tra gli elementi non secondari che restano della giornata di ieri, soprattutto nei racconti dei giornali, è comunque il fatto che la legge sia stata respinta per soli 5 voti e il modo con cui il parlamento ha condotto la “discussione complessa”, sia per la materia, sia per lo scompaginamento partitico che ha generato: “Expresso”, ad esempio, riferisce di una discussione avvenuta in modo “civile”, tra “appelli emotivi” e “citazioni poetiche”, con “meno attacchi del solito”, al punto che “ha meritato il plauso del presidente dell’Assemblea, Ferro Rodrigues”.

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