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Katholikentag, la voce dei cattolici tedeschi su religione e politica. Vesper, “i giovani motore della fede”

Appuntamento a Münster, dal 9 al 13 maggio, per il grande raduno annuale - il 101° - dei cattolici in Germania. Il tema sarà “Cerca la pace”. Il segretario generale del Zentralkomitee der deutschen Katholiken spiega al Sir gli argomenti principali che saranno affrontati in oltre mille eventi cui figurano già 45mila iscritti. Il ricordo del card. Lehmann, il grazie al card. Marx

Siamo alla vigilia di un nuovo Katholikentag, il grande incontro dei cattolici tedeschi. “Cerca la pace”, il tema di questa 101° edizione che si svolgerà a Münster, dal 9 al 13 maggio. Imponente l’organizzazione per i più di mille eventi in programma e 45mila persone iscritte per i 5 giorni. “Siamo dopo il 100° Katholikentag e la storia continua: siamo un movimento di laici orgogliosi del fatto che ogni due anni riusciamo a far incontrare tutte le associazioni, istituzioni, reti diocesane e strutture laicali”, spiega al Sir Stefan Vesper, segretario generale del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, lo Zdk (Zentralkomitee der deutschen Katholiken), organismo che ha la paternità dell’evento: “Per noi è la più importante possibilità di mostrare che i cattolici sono corresponsabili della vita sociale in Germania e come attivi cittadini del nostro Paese affermano ciò che pensano su temi e problemi specifici e come vogliono che la società si sviluppi”. A dialogare con loro ci saranno anche 10 dei 16 ministri del governo federale, tra cui Angela Merkel che si confronterà con il card. Peter Turkson sul tema della gestione dei conflitti e regimi aggressivi. Anche il presidente federale Frank-Walter Steinmeier sarà i primi due giorni al Katholikentag

Che novità ci sono quest’anno?
Saremo questa volta in una città fortemente segnata dal cattolicesimo. La novità è l’attenzione al tema della pace, in un anno particolare per la Germania e l’Europa: siamo a cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, a 400 anni dall’inizio della guerra dei trent’anni, a 50 anni dalla rivoluzione studentesca del 1968; torneremo a riflettere sul significato di questi eventi e poi, oltre all’aspetto politico del tema, che è di estrema attualità, vogliamo guardare alla pace sociale, la pace tra ricchi e poveri, tra le generazioni, con se stessi, la propria vita, le proprie paure fino alla dimensione spirituale. Perché la fede dona la pace.

Il fatto che sia stato invitato a parlare anche un rappresentante del partito populista Afd ha suscitato forti reazioni…
In Germania fino ad adesso eravamo stati risparmiati dai partiti populisti che da anni esistono in altri Paesi. Adesso dobbiamo fare i conti con il fatto che c’è un partito che agisce apertamente in modo populista e siede anche al Bundestag. Abbiamo organizzato un dibattito cui partecipano i responsabili dei rapporti religione-Stato delle diverse fazioni: si parlerà di libertà religiosa in uno Stato come il nostro che è neutrale sul piano religioso. Ci sono però domande aperte in questa relazione, come dimostra il dibattito sull’infelice decisione del governo bavarese, poco prima delle elezioni in Baviera, di appendere obbligatoriamente le croci in tutti gli edifici pubblici. E noi vogliamo un confronto tra tutti i partiti e quindi anche con l’Afd. Lo riteniamo giusto anche se siamo decisamente contro ogni forma di razzismo e xenofobia, che invece l’Afd porta avanti e non abbiamo nessuna simpatia verso di loro.

Parlerete a Münster anche dell’ammissione alla comunione nelle coppie interconfessionali, un tema molto caldo nella Chiesa tedesca in queste settimane?
L’ecumenismo sarà affrontato in tutta la sua ampiezza: in Germania ci sono tanti cattolici quanti evangelici e collaboriamo bene, in un Paese dove un terzo della popolazione non crede, ma dobbiamo fare ancora molto per l’ecumenismo. Il tema è attuale, anche se già da tanti anni è nella nostra agenda. Siamo contenti che la stragrande maggioranza dei vescovi abbia fatto la proposta che i coniugi evangelici sposati con cattolici, dopo adeguata verifica, caso per caso, quando la loro necessità pastorale è grande, possano partecipare all’eucarestia. Per noi questo è giusto e lo diremo anche a Münster.

La Chiesa universale guarda al Sinodo sui giovani di ottobre: vale anche per voi?
I giovani sono una parte consistente, varia e molto attiva della nostra Chiesa. Occupano un grande spazio al Katholikentag: sono presenti sia con un grande “centro dei giovani” sia partecipando ai dibattiti. Per noi è chiaro: la società invecchia e per questo le generazioni più giovani devono poter dire nella Chiesa e nella società come immaginano il futuro. Nella società sono le vecchie generazioni a prendere decisioni che influenzeranno la vita dei giovani. Un caso è quello del Brexit che è stato determinato dai più anziani, perché i giovani non sono andati a votare. I giovani nella nostra Chiesa sono un motore importante perché la fede resti viva. Tra l’altro i giovani che sono andati al pre-Sinodo racconteranno al Katholikentag che cosa hanno vissuto.

Münster è stata teatro di un tragico evento il 7 aprile scorso: un furgone è stato lanciato sulla folla causando 3 vittime e numerosi feriti. Come questo influenzerà le vostre giornate?
Vogliamo riprendere quanto è successo, ricordare le vittime e i feriti nelle celebrazioni. Dal punto di vista della sicurezza tutto era già molto curato secondo un protocollo rigido e ben definito e solo alcune piccole cose saranno modificate. Da tematizzare invece è la questione di fondo: esiste la sicurezza, c’è una vita senza pericoli? In un incontro con persone che lavorano nelle emergenze (dai soccorsi ai sostegni psicologici) discuteremo di come possiamo vivere in una società dove il pericolo è diventato normale. Sarà anche il tema di un momento spirituale perché nel pericolo ritornano in primo piano le domande di fondo della vita. Vivere diventa in fondo una questione di fiducia, la fiducia che accordiamo a chiunque ci passa accanto, e di speranza. Il ruolo della Chiesa è grande, come è stato grande all’indomani del 7 aprile, quando duemila persone si sono raccolte nel duomo di Münster per pregare: le chiese sono i luoghi dove le persone si incontrano per darsi coraggio e trovare la speranza. Però poi bisogna tornare alla normalità.

Si parlerà di Europa al Katholikentag?
Nel programma ci sono 65 eventi che hanno come tema l’Europa e sabato 12 maggio celebreremo la “giornata dell’Europa”. Noi pensiamo che chi cerca la pace, trova l’Europa: i singoli Paesi da soli non possono più trovare soluzioni a tutte le nostre grandi preoccupazioni. Per questo affronteremo tanti temi (migrazioni, clima, stato sociale, pace, democrazia, Siria, populismo di destra, Africa) in una prospettiva europea. A rendere europeo il clima generale sarà anche la presenza di mille cattolici di altri Paesi.

La Chiesa tedesca ha perso da poco una grandissima figura: ricorderete il cardinale Karl Lehmann?
Il card. Lehmann è sempre stato come un padre per noi. Ha frequentato tutti i Katholikentag da quando era studente poi ha continuato a venire quando era professore, prete, vescovo e ancora di più quando è diventato presidente della Conferenza episcopale: per 20 anni ha presieduto la celebrazione di chiusura del Katholikentag ma era sempre presente dall’inizio alla fine, intervenendo in 10-15 eventi. Ci manca molto. Una novità nel programma 2018 sono momenti di “Chiesa narrante” in cui le persone raccontano esperienze di pace. Uno di questi momenti sarà dedicato al card. Lehmann e persone vicine a lui racconteranno esperienze e aneddoti, in modo che anche il Katholikentag possa accomiatarsi da lui con riconoscenza. Devo però aggiungere che siamo oggi molto grati per il grande impegno del card. Reinhard Marx che allo stesso modo oggi ci sostiene ed è presente, così come tanti sono i vescovi che vengono al Katholikentag e partecipano attivamente.

 

 

 

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