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Germania, un’economia per il domani. Nel nuovo modello “sociale” meno Pil e più sostenibilità

“Fuori dalla società della crescita? Un’analisi etico-sociale e una valutazione delle strategie di post-crescita”: si intitola così il documento di 94 pagine preparato da quindici esperti incaricati dalla Conferenza episcopale tedesca e presentato oggi a Monaco di Baviera. Cambio di parametri per un'economia sostenibile e una società più giusta

Un documento certamente denso e corposo quello presentato oggi in Germania, con l’intento di riprendere la riflessione su crescita economica e sviluppo sostenibile e tentare di delineare un nuovo profilo di sviluppo che sia “più sostenibile” di quanto previsto dalla dichiarazione di Rio del 1992 e presupposto della definizione degli Obiettivi di sviluppo del millennio. “Fuori dalla società della crescita? Un’analisi etico-sociale e una valutazione delle strategie di post-crescita” è il titolo assegnato alle 94 pagine preparate da quindici esperti incaricati dalla Conferenza episcopale tedesca e presenta oggi presso la Scuola superiore di studi filosofici di Monaco di Baviera.

Ambiti e criteri. Il testo riparte dall’analisi dei principi etici sottesi al modello sviluppo sostenibile (bene comune, diritti umani e giustizia) e del “paradigma della crescita” (come cresce l’economia, quali gli obiettivi e le varianti). Muovendo dalle argomentazioni di chi critica l’attuale modello di sviluppo che continua ad avere nel Pil e nel reddito pro-capite i parametri indiscussi di valutazione, lo studio definisce sfide, ambiti e criteri di una “modernizzazione socio-ecologica dell’economia e della società”. Il punto di partenza di tutta la riflessione sono, evidentemente, gli inviti offerti nella Laudato si’ a ripensare il modello economico attuale.

Un modello perfezionato. All’interno di questo percorso ben argomentato, gli studiosi tedeschi, coordinati da Johannes Wallacher, presidente della Scuola superiore di studi filosofici di Monaco di Baviera, propongono la “trasformazione eco-sociale” come un modello per così dire perfezionato di sviluppo sostenibile. In questo contesto indicano come prioritari tre requisiti. Il primo è la “responsabilità comune ma differenziata per lo sviluppo sostenibile” di cui parla la dichiarazione di Rio che però “non entra nel dettaglio di come gli obblighi connessi siano distribuiti”.

Nuovi protagonisti. Se il rimando solitamente è agli Stati nazionali, la solidarietà però è un principio che “impegna tutte le persone a difendere il bene comune e la giustizia”. Individui, attori e Stati con maggiori possibilità economiche, finanziarie, tecnologiche e politiche dovranno dare un contributo proporzionalmente maggiore allo sviluppo sostenibile. Un aspetto del contributo sarà “astenersi dal fare qualsiasi cosa che riduce il margine di manovra entro cui le popolazioni e i Paesi più poveri possono realizzare con le proprie forze passi di sviluppo” in senso sostenibile. Lo stesso ragionamento si applica alle aziende (multinazionali e non), alla società civile e agli individui. Quando chi sta economicamente peggio sperimenta che “l’intera società contribuisce con la propria quota al cambiamento richiesto, sarà disposto a collaborare”.

Misurare gli obiettivi. La trasformazione ha anche bisogno di “indicatori”. Il Pil “non è un indicatore sufficiente né della qualità della vita in generale, né della ricchezza economica in particolare”; ne occorrono altri che completino o sostituiscano il Pil nel misurare obiettivi sociali ed ecologici. Diversi sono i tentativi già compiuti per la definizione di nuovi indicatori: lo studio cita a titolo di esempio il percorso francese lanciato da Sarkozy nel 2008 con la “Commissione per misurare le prestazioni economiche e il progresso sociale”, o le proposte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico o ancora della Commissione europea con l’iniziativa “Beyond Gdp”, oltre il Pil, e infine l’indice di benessere (Nwi) sviluppato in Germania da Hans Diefenbacher e Roland Zieschank. Al netto dei limiti di questi opportuni tentativi, se però il discorso politico “continua a essere univocamente guidato dal Pil, qualsiasi indicatore alternativo”, completo o imperfetto che sia “non può svolgere la sua funzione orientativa”. Sviluppare e migliorare gli indicatori è importante ma occorre che diventino “parametri di riferimento vincolanti” e il Pil perda la sua prerogativa di parametro “dominante”.

Innovazione, formazione. Infine, perché il cambiamento di modello di sviluppo avvenga, c’è bisogno di sostenere l’innovazione. Innanzitutto tecnica e tecnologica, alla luce dei problemi ecologici globali, perché si “scorpori la crescita il più presto possibile dall’uso e dal consumo dell’ambiente”. Sostenere significa qui “un sistema di incentivi” per le aziende che pensano e applicano l’innovazione, e finanziamenti alle università e centri di ricerca indipendenti, misure e sistemi che è compito della politica progettare e mettere in atto. C’è però anche bisogno di “cambiamenti sociali e culturali” (forme alternative di consumo, organizzazione e produzione), che sono “il terreno e il punto di partenza per una riorganizzazione profonda della società nel suo complesso”. Anche qui è necessaria “l’azione lungimirante dello Stato” che le incentivi, le tuteli. C’è bisogno infine di sostenere l’innovazione nel settore della formazione. Puntualizzano gli studiosi: “Prepararsi per un lavoro futuro è importante, ma è solo un obiettivo educativo tra gli altri”. Una “formazione completa” permette “alle persone di trovare risposte creative alle sfide globali nel grande e nel piccolo, e di condurre una vita a giusta misura, che non soddisfa i propri bisogni a spese del benessere degli altri”.

Spiritualità e responsabilità. Come si diceva, il documento tedesco prende le mosse dall’invito di Papa Francesco nella Laudato si’ di “accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. Vengono quindi definite – ripercorrendo l’indice del testo – alcune “sfide della trasformazione socio-ecologica”, gli “ambiti d’azione” (clima, protezione della biodiversità, mobilità, consumi) e le implicazioni sociali di questa “modernizzazione ecologica”. Vengono poi offerte indicazioni sui temi della “responsabilità comune ma differenziata per lo sviluppo sostenibile”, degli “indicatori” per misurarlo e le “innovazioni tecniche e sociali” da sostenere. L’ultimo capitolo riguarda la “spiritualità e responsabilità delle comunità religiose” perché c’è bisogno di “motivazioni che non si limitino alle argomentazioni razionali-cognitive del tema, ma coinvolgano anche le dimensioni affettivo-emozionali e spirituali dell’azione umana”.Il documento completo è disponibile al seguente indirizzo web: https://www.dbk-shop.de/media/files_public/fcgyhsuhgiyc/DBK_1521.pdf

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