Macron a Strasburgo. Parole dure verso i nazionalismi e la conferma dell’asse con Berlino

Il presidente francese interviene al Parlamento Ue rinnovando la fede europeista con la quale lo scorso anno aveva vinto le elezioni nel suo Paese. Un vocabolario che comprende democrazia, uguaglianza, verità. Poi il decalogo di proposte per rilanciare la "casa comune". Il nodo della crisi siriana

Non delude le attese degli europeisti convinti. Strizza l’occhio alla tradizionale “grandeur” avendo però il buon gusto di non citarla espressamente. Si scaglia contro i nazionalisti ma riceve qualche bacchettata su Siria, tandem Parigi-Berlino e nucleare. Certamente lascia il segno Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese, con il suo passaggio a Strasburgo. Invitato a dibattere con gli eurodeputati sul futuro dell’Europa, porta la sua idea di integrazione comunitaria, quella con cui ha fatto trionfare il movimento “En Marche” alle presidenziali e alle legislative dello scorso anno. Infine l’emiciclo gli riserva ampi consensi.

La minaccia nazionalista. Macron, oratore brillante, è l’unico politico che abbia trionfato, a casa propria, sul populismo imperante in Europa. E, indirettamente, lo rivendica parlando nella sede del Parlamento Ue. Attacca frontalmente i nazionalismi, accusandoli di essere portatori di “una guerra civile europea”, combattuta senza armi, per fortuna, ma in spregio alla verità. Gli “egoismi nazionali”, afferma convinto, “vogliono solo distruggere senza costruire nulla”. Sono la negazione della solidarietà, oggi necessaria per affrontare le “minacce geopolitiche” e le nuove sfide demografiche, economiche, politiche. “Non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli”, dichiara, che “dimentica il passato e non vede il presente. Voglio appartenere a una generazione che sta dalla parte della democrazia europea”, costruita con lungimiranza “da chi ci ha preceduto” al prezzo di enormi sacrifici. “Dobbiamo difendere la democrazia europea”, rilanciandola con un nuovo progetto, ed “edificare una sovranità europea”, “complementare e non alternativa” alle sovranità nazionali, per proteggere i cittadini e rispondere alle loro ansie e alle loro attese. “Dico no a una democrazia autoritaria e credo invece all’autorità della democrazia”, scandisce suscitando l’applauso. Sullo sfondo lascia alcuni bersagli politici, ma quando pone l’enfasi sulla “democrazia liberale” fa balenare la “democrazia illiberale” di cui si fa vanto il leader ungherese Viktor Orban.

Il decalogo. Democrazia, libertà, verità, uguaglianza: il vocabolario di Macron non è particolarmente innovativo, ma il giovane inquilino dell’Eliseo sa infondere alle parole una forza supplementare. Il suo progetto europeo viene dispiegato in una decina di punti prioritari che ha giusto il tempo di citare: migrazioni, cambiando le regole dell’asilo e introducendo una forma di risposta solidale; innovazione digitale; riforma dell’unione economica e monetaria; creazione dell’unione bancaria; cultura come collante delle diverse identità nazionali. Ancora: sicurezza e difesa, politica commerciale, energia e cambiamento climatico, sanità e “alimentazione di qualità”, pilastro sociale. Il tutto finalizzato a produrre quei risultati che i cittadini si aspettano dall’Ue. Anche perché le elezioni europee si avvicinano (maggio 2019), con tutte le incognite legate a un eventuale trionfo transnazionale dei populisti e degli euroscettici, in grado di travolgere i partiti e i governi che ancora vantano un barlume di Dna europeo.

Gli attacchi in Siria. Il passaggio in emiciclo riserva delle spine. Alcuni parlamentari imputano a Macron la corresponsabilità per l’azione militare in Siria accanto a Trump e al Regno Unito. “L’unica guerra che stiamo combattendo” in Medio Oriente “è quella contro il Daesh” e il terrorismo, ribatte il Presidente. “Ma non trascuriamo il fatto che Assad sta combattendo una guerra contro il suo stesso popolo”. E spiega gli “attacchi mirati ai soli siti con armi chimiche per evitare che fossero nuovamente usate” contro la popolazione inerme. Altri rimproveri dai banchi dei deputati arrivano a proposito delle “forzate” riforme economiche interne, del pugno di ferro verso lavoratori e manifestanti, per aver trascurato nel suo discorso il tema della parità uomo-donna, per la rinnovata vocazione nucleare della Francia… Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che certo non nasconde le sue simpatie per l’europeismo macroniano (“la sua elezione ha dato una nuova speranza all’Europa”), gli ricorda però che l’asse Francia-Germania non può arrogarsi il diritto di prendere il timone dell’Ue: “La storia di domani si costruisce oggi – gli sussurra con garbo Juncker –, vorrei che la scrivessimo insieme”. Macron sorride e poi ribadisce che l’Europa per andare avanti ha bisogno del motore franco-tedesco. “La Francia prima di tutto”, mormora sconsolato un eurodeputato dell’est al termine della seduta.

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