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Torna l’asse Berlino-Parigi, un nuovo inizio per l’Europa? Ma la parola chiave ora è “crescita”

Il programma politico del nuovo governo tedesco mostra una forte impronta europea. Rapporto privilegiato con la Francia di Macron, mentre l'austerità degli ultimi anni sembra passare in secondo piano a favore del rilancio economico e occupazionale. Perché progetti e accordi non bastano: le sfide poste da nazionalismi e populismi che attraversano il continente richiedono agli Stati membri - Germania in testa - e all'Ue risultati concreti a favore dei cittadini

Sei mesi dopo le elezioni del 24 settembre 2017, la Repubblica federale ha di nuovo un governo legittimato dal Parlamento. Il 14 marzo Angela Merkel è stata eletta cancelliere federale per la quarta volta e lo stesso giorno ha prestato giuramento insieme ai 15 ministri del suo gabinetto. In questi giorni rappresenta nuovamente la Germania al Consiglio europeo del 22-23 marzo a Bruxelles.
Il programma del nuovo governo è definito in un ampio Accordo di coalizione che annuncia numerosi progetti per le diverse aree politiche da attuare nei prossimi 4 anni. Il primo capitolo, intitolato “Una nuova partenza per l’Europa”, chiarisce che il governo federale vuole dare priorità alla politica europea.
La lunga assenza della Germania sul palcoscenico continentale a causa della campagna elettorale e del tempo impiegato per la formazione del governo ha portato a una certa “sospensione”. I partner hanno dovuto attendere la risposta del governo federale alle proposte avanzate dal presidente francese Emmanuel Macron per la dinamizzazione dell’integrazione europea e la riforma dell’Unione economica e monetaria. Macron ha ripetutamente sottolineato che il successo delle sue iniziative dipende dalla volontà dei tedeschi di agire insieme.
La disponibilità del nuovo governo federale c‘è. Il capitolo sull’Europa nell’accordo di coalizione ribadisce ciò che ha guidato la politica europea tedesca sin dall’inizio: i progressi nell’Unione possono avvenire solo se Germania e Francia vanno avanti insieme! In questo senso, la cancelliera si è recata a Parigi subito dopo aver ripreso le sue funzioni per concertare con il presidente Macron i passi successivi. Anche il nuovo vice-cancelliere e ministro delle finanze, Olaf Scholz, e il nuovo ministro degli esteri, Heiko Maas, sono stati a Parigi negli stessi giorni per incontrare i rispettivi colleghi.

La cooperazione franco-tedesca è da rafforzare nella prospettiva di un rinnovamento dell’Unione europea.

Il primo e più importante passo – come richiesto dai parlamenti di entrambi i Paesi – dovrebbe essere la definizione di un “nuovo trattato dell’Eliseo”. Il trattato dell’Eliseo del 1963, il cui 55° compleanno è stato celebrato in sessioni congiunte dell’Assemblea nazionale e del Bundestag a Berlino e a Parigi in gennaio, è la base dell’impegno reciproco alla consultazione e cooperazione.
La volontà di fondo di agire insieme alla Francia per stimolare l’Unione europea nel senso di una più stretta e più efficiente cooperazione e unità d’azione non significa però che da parte tedesca sul piano dei contenuti e dei dettagli ci sia già consonanza con le idee della parte francese e ci sia la disponibilità a soddisfare tutte le aspettative che Parigi ha in serbo.
L’importanza centrale della Germania nel sistema politico dell’Unione europea è tale per cui i partner manifestano le proprie attese nei confronti della politica europea tedesca, attese che sono tanto diverse quanto lo sono gli interessi e le speranze che legano gli Stati membri allo sviluppo e alle politiche dell’Unione europea. I partner del Nord si aspettano che la Germania continui a difendere l’atteggiamento rigoroso che l’Ue ha mantenuto nell’ultimo decennio per superare le crisi finanziarie, economiche e monetarie risanando il bilancio e frenando il debito pubblico. I partner del Sud sperano in una svolta politica tedesca che permetta di rendere più flessibili le regole per le politiche di bilancio e di spesa pubblica, al fine di facilitare il finanziamento degli investimenti e dei programmi necessari per rimediare ai deficit sociali nei loro Paesi.
Ci si può attendere che in futuro il governo federale risponda alle attese di un approccio più flessibile. Avverrà però con molta cautela e sarà vincolato al requisito che gli Stati membri facciano i loro “compiti”, cioè riducano i loro debiti e lavorino sulle cause del loro indebitamento. È un segnale in questa direzione il fatto che successore dell’ex-ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, eletto presidente del Bundestag, sia stato nominato un socialdemocratico, l’ex sindaco di Amburgo Olaf Scholz. Un tale cambiamento di politica è anche nella logica dell’iniziativa del presidente Macron, che il governo tedesco non può rifiutare.
“La stabilità e la crescita sono reciprocamente dipendenti e formano un’unità”, si legge nell’accordo di coalizione, che annuncia anche: “Vogliamo rafforzare finanziariamente l’Unione, in modo che possa svolgere meglio i propri compiti”. E poco oltre: “Raccomandiamo inoltre risorse di bilancio specifiche per la stabilizzazione economica e la convergenza sociale e per il sostegno a riforme strutturali nella zona euro, che potrebbero essere il punto di partenza per un futuro bilancio d’investimenti nella stessa zona euro. La Germania è pronta a contribuire in modo più consistente al bilancio dell’Ue”.

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