Russia al voto, possibile plebiscito per Putin. Mitrokhin (politologo), “siamo una dittatura elettorale”

Chiamata ai seggi il 18 marzo per le presidenziali. Putin, “uomo forte” di Mosca, non teme avversari (divisi tra loro e in qualche caso estromessi dalla competizione). L’esperto russo, in forza al Centro di ricerca per gli studi dell’Europa orientale dell’Università di Brema, si dice scettico sulla qualità della democrazia nel suo Paese. L’unica incognita il livello di astensione

Domenica 18 marzo i quasi 109 milioni di cittadini della Russia e gli 1,9 milioni di cittadini residenti all’estero saranno chiamati alle elezioni presidenziali e potranno scegliere tra otto candidati. In ordine alfabetico sono Sergey Baburin (Unione popolare russa), Pavel Grudinin (Partito comunista), Vladimir Zhirinovsky (Partito liberal-democratico), Vladimir Putin (candidato indipendente), Ksenia Sobchak (Iniziativa civile), Maxim Suraykin (Comunisti della Russia), Boris Titov (Partito della crescita), Grigory Yavlinsky (Partito Yabloko). Il più noto antagonista di Putin, Aleksei Navalny, sta aspettando che la Corte europea dei diritti umani emetta il suo verdetto, ma nel frattempo non ha partecipato alla campagna elettorale. Il sistema elettorale è su modello proporzionale e se nessun candidato arrivasse alla maggioranza assoluta, si terrebbe un turno di ballottaggio, ipotesi abbastanza remota a giudicare dai sondaggi che danno a Vladimir Putin tra il 69% e il 71% dei consensi. C’è però da dire, ad esempio, che l’istituto indipendente di analisi statistica Levada dal dicembre scorso non pubblica più sondaggi pre-elettorali. E non è un caso. Comunque sia, da settimane ormai tutti scrivono che sarà Putin a guidare la Russia per altri 6 anni. dovrebbe essere l’ultima volta, ma chissà… Alla vigilia del voto, il Sir ha intervistato Nikolay Mitrokhin, ricercatore russo attualmente presso il Centro di ricerca per gli studi dell’Europa orientale dell’Università di Brema.

Il risultato delle elezioni russe è dato per scontato: è d’accordo? Per quali motivi Putin è così ampiamente sostenuto, se è effettivamente così?
Il governo russo ha messo in campo una difesa su tanti livelli. Anche se Putin dovesse avere modesti esiti elettorali, il risultato sarà modificato. Per fare questo, ci sono regioni in cui la popolazione “vota” con una percentuale molto alta per Putin (come in Cecenia), poi c’è il Sistema statale automatico di registrazione del voto, il “Gas Elezioni”, il cui lavoro è impossibile da controllare dall’opposizione, e certamente ci sono ancora un sacco di altri “trucchi”. In realtà, non ci saranno elezioni in Russia, ma un referendum sulla legittimità di Putin agli occhi della popolazione o dei singoli gruppi. Comunque ci potranno essere sorprese. Per esempio, se Putin otterrà un sostegno ridotto a Mosca e San Pietroburgo, per lui sarà doloroso, moralmente parlando, ma anche molto pericoloso, perché sono le grandi città in Russia che decidono di porre la questione del cambio di potere. Basta addirittura la sola Mosca. E a giudicare dalle dichiarazioni che ho sentito io stesso nel mio recente soggiorno in città il livello di malcontento verso Putin è molto più di quanto comunemente si creda. I tassisti a Mosca dicono che non c’è nessun passeggero disposto a votare per Putin e anche loro sono critici nei suoi confronti.

Come è stata la campagna elettorale? Di quali temi si è discusso?
La campagna è stata pensata come una simulazione di una vera campagna elettorale. Tuttavia, come immaginavo, i principali candidati dell’opposizione a Putin, come Pavel Grudinin e Ksenia Sobchak, hanno iniziato improvvisamente a raccogliere consensi inaspettati.

Quindi è stato deciso di fermarli.

Si è cominciato a mettere a tacere e a screditare Grudinin, e a Sobchak hanno evidentemente raccomandato di essere più riservata nelle dichiarazioni. Cosa che lei ha fatto.

Perché è così difficile formare un’alternativa a Putin?
Perché in Russia non esiste praticamente nessuna politica pubblica sul modello europeo. Questo però non significa che non esista affatto un’alternativa. Tra l’élite politica ci sono sempre due o tre persone in grado di sostituirlo, ma finora l’élite politica non ha avuto particolare necessità di farlo.

Si potrebbe profilare un’elevata astensione, come rifiuto dell’attuale corso politico?
A giudicare dagli sforzi compiuti dalle autorità per fare campagna perché si vada alle urne, l’astensione potrebbe essere letta come un problema per chi governa, soprattutto a Mosca.

Qual è lo stato della democrazia in Russia?
La si può definire come una “dittatura elettorale”. La quantità di democrazia nel Paese sta diminuendo di anno in anno. Ciò è stato chiaramente dimostrato dalle elezioni comunali, in cui i candidati dei partiti democratici di Mosca hanno preso il controllo di un certo numero di distretti municipali. Del resto Putin è al potere da 15 anni anche perché le opposizioni democratiche ripetono slogan che erano attuali all’inizio degli anni ’90, ma non lo sono più con una società in rapida evoluzione.

Quali sviluppi immagina nelle relazioni Ue-Russia? Le sanzioni hanno portato solo danni economici a entrambe le parti e nessuna soluzione per l’Ucraina e la Crimea…
La vicenda prima o poi porterà a sanzioni reali. Vale a dire il divieto Ue di fornitura di attrezzature, di vendita di materie e di programmi che sono una garanzia per l’economia russa. Senza queste cose, l’economia si fermerà rapidamente e si fermeranno tutti quei programmi militari di cui Putin è orgoglioso.

Altri articoli in Europa

Europa